La delusione di Jannik Sinner, composta senza eccessi, straripa in una conferenza stampa che non riesce a contenere la quantità di parole necessarie a descrivere il mood di chi, come lui, ha abbinato la propria ascesa tennistico agli Australian Open. Non ha solo mancato la terza finale consecutiva nel torneo che gli ha consegnato il primo trofeo del Grande Slam, ma ha subito da Nole Djokovic, l’ultimo dei big three. L’ultimo di una generazione irripetibile di talenti complementari e diversissimi tra loro che hanno segnato un’epoca. Un modello, ma anche un avversario. Un nemico che ha sempre battuto, che ha sempre subito il suo gioco. E che oggi lo ha messo a nudo, con la sua lucidità, il suo controllo.
- Sinner, la sconfitta in semifinale non perdona
- L'amarezza in conferenza stampa
- Lo scontro che ha cambiato tutto
- Impatto ranking
Sinner, la sconfitta in semifinale non perdona
Sinner non è solo un giocatore eccezionale. Sa usare la testa come pochi, vanta un lavoro sulle proprie qualità esemplare, pur vantando ancora margini di miglioramento sul servizio. Nell’altra semifinale, Carlos Alcaraz ha superato Sasha Zverev in un match estenuante, con polemiche a seguito, ma ha finalizzato la sua performance.
Jannik partiva da favorito, ha giocato un tennis superlativo ma meno d’impatto (il numero di palle break gettate via lo dimostrano) rispetto a Djokovic, che ha superato i limiti che aveva davanti a sé.
L’amarezza in conferenza stampa
Si è espresso al meglio, ma non può nascondere l’amarezza e quel senso di sconforto che diventa intellegibile in conferenza stampa: “Fa molto male, era uno Slam molto importante per me. È stata una buona partita da parte di entrambi. Ho avuto molte occasioni, non sono riuscito a sfruttarle e questo è il risultato”.
Jannik ha sprecato palle break e punti (come troppo spesso avviene quando supera il quarto set), occasioni importanti per chiudere e mettere Nole in difficoltà: “Il momento decisivo è stato nel quinto set. Lui ha tirato fuori dei colpi fantastici. Ho tentato un paio di cose diverse che però non hanno funzionato. Ma il tennis è così. È stato un po’ come sulle montagne russe“.
Djokovic saluta Sinner
Lo scontro che ha cambiato tutto
Nel loro head2head, Sinner partiva con 6 match vinti contro 4, gli ultimi cinque a partire dal 2023 e su superfici quali cemento e erba dalla Davis a Wimbledon, passando proprio per gli Australian Open. Insomma erano anni che negli scontri diretti, Nole subiva il tennista che aveva anche deciso il suo declino nell’era contemporanea dominata letteralmente dal suo talento, dal suo modo di porsi, dalla sua filosofia e dalla sua comunicazione. Stile opposto a quello di Jannik.
Invece è scattato qualcosa, dopo che ha rischiato di uscire contro Musetti, che stava giocando il suo miglior tennis di sempre: il senso di Sinner ha suscitato quel desiderio di rivalsa che lo ha armato del suo genio, quello in cima al ranking. La classifica live ha già palesato quanto sia stato straripante Nole in questa edizione degli AO, in finale contro Carlos Alcaraz, inossidabile numero 1.
Impatto ranking
Incassata una sconfitta che brucia, perché adesso e perché a Melbourne, Sinner si scopre più fragile pure in classifica in cui, a consultare il ranking, ha perso punti preziosi rispetto all’anno passato quando uscì vincente dagli AO 2025, lasciando che il divario da Alcaraz aumenti. Non certo quanto auspicavano Vagnozzi e Cahill a principio e prima, durante la preparazione.
Invece si scopre secondo (è a -1200 rispetto al 2025 nella classifica live e un divario di ben 3350 punti), ma più lontano da Carlitos e con Djokovic alle spalle che si riscopre capace di mettere in difficoltà i ragazzini della nuova generazione. D’altronde un terzo incomodo lo si attendeva. Nole vuole ancora fastidio.
