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La relazione (complicata) con i media di Jannik Sinner a Indian Wells, l'oscuramento di Laila Hasanovic

Il campione non ama conferenze stampa, certe domande e le risposte: ammissione di una storia difficile, mentre Laila Hasanovic risulta sempre meno presente

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Elisabetta D'Onofrio

Elisabetta D'Onofrio

Giornalista e content creator

Giornalista professionista dal 2007, scrive per curiosità personale e necessità: soprattutto di calcio, di sport e dei suoi protagonisti, concedendosi innocenti evasioni nell'ambito della creazione di format. Un tempo ala destra, oggi si sente a suo agio nel ruolo di libero. Cura una classifica riservata dei migliori 5 calciatori di sempre.

L’ammissione, sottovalutata, di Jannik Sinner a ridosso di quanto suonerebbe altrove come una sorta di pubblico riconoscimento, aveva destato innumerevoli interrogativi sul suo stile di comunicazione. Quel “piccolo down” aveva aperto un varco, consentito di osservare altro che non fosse stato protetto? Sinner predilige esprimersi sul campo, evitare certi passaggi obbligati che, per quanto inevitabili, sanciscono ancora una modalità condivisa. Non una scelta, certo. Come la sala stampa dopo la vittoria su Denis Shapovalov, in cui il campione azzurro ha ammesso, ai giornalisti presenti e a chi ascoltava, quel che meno gli pare giusto, in questa stessa fase. Ormai la presenza velata di Laila Hasanovic impone il recupero di ricordi risalenti a una dimensione precedente.

La conferenza stampa e il peso dei media per Sinner

Forse, in una conferenza, non era ancora capitato a Jannik di essere così diretto, esplicito in merito alla questione. A ciò che è scelta e ciò che costituisce un onere.

“Cosa non mi piace? Le conferenze stampa, rispondere sempre alle stesse domande. Non è che non mi piaccia davvero, fa semplicemente parte del lavoro. A me piace scendere in campo, giocare e poi vivere la mia vita. Credo comunque che abbiamo una vita bellissima. Vediamo tantissimi posti fantastici. Ovviamente, facendo sempre lo stesso tour ogni anno, torni negli stessi luoghi e ormai sai già quali ti piacciono di più e quali un po’ meno. Penso che abbiamo una vita molto bella, anche molto sicura in un certo senso, perché siamo circondati da grandi persone. Io poi sono in una posizione molto fortunata: posso viaggiare con tante persone. Qui, per esempio, ho anche un paio di amici e questo mi aiuta tantissimo. Quindi non c’è davvero qualcosa che non mi piace. Piuttosto, è tutto ciò che gira attorno a questo lavoro. Fare i media, per esempio: non sono il tipo di persona a cui piace molto. Non sento il bisogno di mostrarmi”.

Insomma, l’appuntamento fisso con i media non lo sento come un passaggio ormai di routine. L’andamento sarebbe altalenante non a caso, d’altronde, tra quel che ammette e dice e ciò che rimane nella sua testa, nel ristretto circolo dei suoi.

Il programma recupero a Indian Wells

Sinner gioca, il suo lavoro è il tennis. Attività a cui è aggrappato, come i suoi coach, il suo staff e tutta la macchina che si muove attorno a Jannik. Vagnozzi (che si è concesso una parentesi), Cahill, ma anche il suo manager Alex Vittur, la sua famiglia e le attività che sono collegate anche indirettamente al numero 2 del tennis mondiale.

Come più volte ribadito, a Indian Wells Sinner ha solo da guadagnarci in termini di punti e di recupero sul rivale di sempre, Carlos Alcaraz che qui ha moltissimo da difendere a differenza di Jannik, il quale di questi tempi era fermo per via della squalifica.

La centralità di Indian Wells per Alcaraz

Negli Stati Uniti, il nostro sarebbe concentrato e focalizzato su questo obiettivo che, da qui in avanti e fino a Roma, gli consentirebbe con le giuste condizioni di ribadire la sua qualità, il programma di aggancio che potrebbe verificarsi in un futuro possibile e che ridurrebbe la distanza dalla vetta. Di questi tempi, Sinner era costretto a rimanere inattivo dall’imposizione di una squalifica che lo ha condizionato per mesi.

Quest’anno quelle stesse settimane, quei tornei saltati possono tradursi in punti. Con la concentrazione e la continuità giusti, mentre Alcaraz è chiamato a difendere quei risultati targati 2025. Tutto chiaro, dunque.

Laila Hasanovic, cuoricini e mistero

Laila Hasanovic rimane nel suo universo-mondo. La moda, gli impegni in qualità di testimonial e influencer l’hanno tenuta distante da Sinner. In effetti, la sua presenza è stata prepotente quando si è trattato della fase precedente all’avvio della stagione, addirittura preminente dalle ATP Finals di Torino fino a Dubai, dove ha preparato la stagione Jannik. Poi il silenzio. E una distanza ribadita, voluta dagli incroci pubblici che non coincidono con evidenze.

ANSA

Laila Hasanovic e Sinner alle ATP Finals

Sui social, che la vedono attiva, Jannik lascia dei teneri cuoricini a sigillare il patto che sopravvive al resto che lo stesso campione tiene ai margini della sua vita. La modella, danese di origine bosniaca, non cela la propria dedizione e rispetta gli impegni professionali senza aggiungere altro, su possibili partenze e ricongiungimenti. E’ il prezzo del recupero, il prezzo sul cartellino. Una piccola cessione di sé che non vuol significare svendere quel campo privato in cui arroccarsi.

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