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L'abbraccio di Jannik Sinner a Laila Hasanovic e alla sua famiglia a Wimbledon è vita vera, quella tenerezza lo rende unico

Un patto, un legame e l'affetto verso le persone che lo circondano e che ama: i genitori, il fratello, la fidanzata e lo staff che non hanno mai mancato nel suo percorso

4 min di lettura

Elisabetta D'Onofrio

Elisabetta D'Onofrio

Giornalista e content creator

Giornalista professionista dal 2007, scrive per curiosità personale e necessità: soprattutto di calcio, di sport e dei suoi protagonisti, concedendosi innocenti evasioni nell'ambito della creazione di format. Un tempo ala destra, oggi si sente a suo agio nel ruolo di libero. Cura una classifica riservata dei migliori 5 calciatori di sempre.

La tenerezza è una dimensione che comunica nei gesti, negli abbracci più che nelle espressioni che per quanto dense di emozioni, non riassumono il percorso tortuoso e denso di analisi e ricerca di una nuova consapevolezza che Jannik Sinner ha fatto, da Parigi a Wimbledon. La stretta, il sorriso rivolto a mamma Siglinde pur rimanendo concentrato in campo e il sorriso giocondesco di Laila Hasanovic si infilano nell’opera Wimbledon, secondo capolavoro del numero 1 della classifica mondiale. Nonostante il baratro, nonostante lo stop dettato da problemi di salute su cui è giusto mantenere la massima riservatezza, se ciò aiuta a gestire con serenità e gli strumenti adeguati. Perché Sinner è caduto, ma ha dimostrato, di nuovo, che ci si può rialzare e condividere il risultato con i suoi collaboratori, il suo staff e le persone più importanti per lui che, ad appena 13 anni, ha lasciato San Candido per affrontare un progetto che ha imposto dei sacrifici enormi. Tutti in quegli abbracci.

Sinner, Wimbledon per la seconda volta con la famiglia

L’unico dritto vincente, al match point decisivo, ha siglato la riuscita del patto con il suo staff che ha raggiunto in una corsa gioiosa per condividere il successo, il secondo, che il numero 1 del ranking ha firmato a Londra, all’All England Tennis Club, con i suoi coach Simone Vagnozzi e Darren Cahill (rimarrà?) e il suo manager Alex Vittur che segue Jannik da tempo. hanno sofferto nel box loro riservato con la medesima apprensione di sempre il fratello Mark, la sua compagna, Laila Hasanovic, la sua pr manager, ma anche il papà Hanspeter mentre la mamma era una fila più in alto, a soffrire e a vibrare ad ogni punto uscendo un paio di volte come ha detto Jannik.

Getty Images

L’abbraccio di Sinner ai familiari

L’incontro con Kate Middleton

Rispettati i riti necessari che rendono il prestigioso torneo, il più tradizionale quanto celebrato del Grande Slam tra cerimonia e incontro con la Principessa del Galles, Kate Middleton, come e più i suoi bambini George e Charlotte accanto al padre, il Principe William, Sinner non ha mancato in nessun dettaglio.

La presenza e il ruolo di Laila Hasanovic

Perché dopo il Roland Garros e Parigi, non era affatto scontato questo Wimbledon. Per via della necessità di risposte, per il bisogno di leggerezza che abbiamo compreso dai pochi scatti pubblicati della fuga in Sardegna di Sinner con Laila Hasanovic impegnata nei giorni scorsi a Milano per Giorgio Armani e la Fashion Week e, a seguire, in un altro contesto. Ma c’è stata anche stavolta, per Jannik. A dimostrazione che modula e misura la sua presenza rispettando la sua funzione, la necessità di ritrovarsi senza che ci sia interferenza. Al contrario, la massima ricerca di equilibrio, nel conciliare le reciproche agende.

La voglia di tenerezza

Esigenza che, a seguito del malore che lo ha costretto a uscire al secondo turno del RG, ha assunto una valenza importante, maggiore se confrontata con i primi tempi di questa relazione che incominciava a divenire oggetto di valutazione pubblica l’estate scorsa.

Una sorta di “patto” che ha permesso a Laila e Jannik di gestore le proprie immagini pubbliche senza eccessi, pur nella solidità e nella conferma di ricerca di affetto e vicinanza che la costante presenza anche dei suoi genitori e di suo fratello attesta. Quella voglia di tenerezza che lo rende umano, vicino e un modello di comunicazione e riferimento per la Gen Z.

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