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Juve, i numeri per ora non inchiodano Andrea Pirlo

Abbiamo comparato la partenza del bresciano con quella dei suoi predecessori sulla panchina bianconera.

Sette partite non bastano di certo per giudicare un allenatore, a maggiore ragione se è alla sua prima esperienza, ma ancora di più se inizia il suo lavoro sedendosi sulla panchina dei una squadra reduce da sette scudetti consecutivi.

Abbiamo però voluto raffrontare il debutto di Andrea Pirlo al timone bianconero con quello dei suoi predecessori.

Antonio Conte, nelle prime sette partite alla guida della Juventus, ha vinto tre volte, pareggiato quattro e non ha perso. Va detto che si trattò di gare di serie A del campionato 2011-12: settima l’anno precedente la Vecchia Signora era rimasta fuori dalle coppe europee. 11 i gol fatti (di cui 4 al Parma, alla prima), 5 subiti. Ha chiuso con tre scudetti.

Massimiliano Allegri, reclutato in fretta e furia dopo il divorzio dal leccese, è partito forte. Sei vittorie, compresa quella casalinga di Champions con il Malmoe, senza subire gol. Alla settima gara, sempre in Champions, ha perso di misura a Madrid con l’Atletico. Una spagnola come il Barcellona. Se ne è andato dopo avere messo in bacheca cinque scudetti.

Quella di Maurizio Sarri è storia recente. Per l’ex Chelsea cinque successi (compreso il rocambolesco 4-3 al Napoli) e due pareggi, a Firenze (0-0) e Madrid, 2-2 con l’Atletico. 13 gol realizzati e uno, di media, subito a partita: 7 in totale. L’addio dopo un solo scudetto.

Pirlo, infine, ed è storia recentissima. Tre vittorie, tre pareggi e la sconfitta di martedì in casa con il Barcellona, nella seconda di Champions dopo il colpaccio di Kiev con la Dinamo. 12 gol fatti (di cui tre a tavolino), 6 subiti, di fatto in 6 gare, alla luce della mancata sfida con il Napoli, omologata con il punteggio di 3-0.

OMNISPORT | 30-10-2020 10:59

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