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Juventus anche Spalletti rischia? I 5 motivi per tenerlo e i 5 motivi per cambiarlo

Il fallimento non è ancora aritmetico ma il tempo dei processi in casa bianconera è già aperto ma quante sono le colpe dell'allenatore?

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Alessio Raicaldo

Alessio Raicaldo

Sport Specialist

Un figlio che si chiama Diego e la tesi di laurea sugli stadi di proprietà in Italia. Il calcio quale filo conduttore irrinunciabile tra passione e professione. Per Virgilio Sport indaga, approfondisce e scandaglia l'universo mondo dello sport per antonomasia

Luciano Spalletti e la Juventus si sono scelti e piaciuti dal primo momento. Ad accomunarli un obiettivo comune: per l’allenatore riscattarsi dopo la deludente parentesi in Nazionale; per il club rimettersi in carreggiata dopo l’avvio stentato sotto la guida di Igor Tudor. Se il termine fallimento non piace al tecnico di Certaldo, diventa però quello più efficace per descrivere l’epilogo (non ancora scritto) della stagione bianconera. La Vecchia Signora si prepara a una nuova rivoluzione: ma sarebbe giusto mettere in discussione anche la panchina?

Luciano Spalletti va confermato: i 5 motivi

1) Il nuovo che avanza a Torino ha già fallito. Sarà che per certi club, fare scommesse è più complicato che altrove. Se è accaduto al Real Madrid con Xabi Alonso, ci sta anche a Torino la scelta di Thiago Motta non abbia portato i benefici sperati. Se Igor Tudor era il ripiego sul quale rifugiarsi come scelta di cuore, Luciano Spalletti è l’allenatore navigato in grado di riportare ordine a un ambiente che si è andato via via sgretolando. Dunque, il principale motivo per trattenere il vate di Certaldo è la sua lunga carriera, che lo rende un personaggio credibile.

2) La Juventus con Luciano Spalletti ha avuto una fisionomia precisa, che forse mancava da anni. Uomini, modulo e stile di gioco: tutto ha avuto perfettamente senso, al netto di qualche scelta talvolta cervellotica che talvolta è apparsa azzardata. Per settimane, se non mesi, abbiamo raccontato di una squadra cresciuta rispetto al passato. Qualche risultato negativo non può cancellare il buono che è stato detto e che per buona parte aveva convinto anche la tifoseria. La Juve con Spalletti ha avuto un’idea di calcio ed è diventata riconoscibile.

3) Luciano Spalletti ha ereditato una squadra non sua. Costruita (male) per Tudor. Accettando di allenarla, il tecnico toscano si è di conseguenza assunto anche la responsabilità dei risultati che sarebbero arrivati. Ma non si può ignorare il suo grido d’allarme, più volte invocato, di una punta centrale fisica che gli consentisse di poter proporre il suo calcio. Non Harry Kane, non Haaland, forse neanche Kolo Muani ma almeno un lungagnone bello alto e possente da poter mettere lì davanti potevano regalarglielo. Il recupero di Vlahovic ha fatto comprendere come siano stati persi mesi con David e Openda, le cui caratteristiche non sono compatibili con la gestione tecnica attuale.

4) Luciano Spalletti non ha avuto un portiere. Brutto dirla così, in maniera un po’ cruda ma Di Gregorio si è involuto sotto la Mole, divorato da una responsabilità che non ha saputo gestire. Il ruolo del numero 1 è diverso in un club dalle dimensioni della Juventus, dove devi essere pronto anche se ti arrivano 1-2 tiri a partita. E l’ex Monza, invece, ha sempre preso gol, spesso anche con responsabilità dirette, complicando così i piani dell’intera squadra costretta poi a rimontare. L’ultimo esempio è stato Firenze: se fai fatica a segnare e al contrario prendi gol al primo tiro poi la situazione diventa davvero complicata per chiunque.

5) Allegri, Thiago Motta, Tudor e mettiamoci dentro anche Montero e Brambilla. Ma sicuri che cambiare continuamente possa giovare a questa squadra, già alle prese con rimpasti societari continui e un senso di confusione che traspare nitidamente anche all’esterno. Spalletti è arrivato a Torino a fine ottobre, subentrando come raramente gli è capitato nella sua lunga carriera. Oggi che la Juve ha trovato un allenatore serio su cui ripartire sarebbe un peccato rinunciare a priori, senza mai dargli una reale possibilità fin dal ritiro estivo.

Luciano Spalletti va sostituito: i 5 motivi

1) La Juventus ha sempre ragionato in modo semplice: ottieni il risultato e puoi rimanere, fallisci l’obiettivo e te ne vai a casa. Vero è che i tempi sono cambiati ma la missione affidata a Spalletti non sembrava impossibile. Il quarto posto è stato centrato sempre come traguardo minimo da quando esiste l’Allianz Stadium. Ciò significa che ce l’hanno fatta anche Allegri, con una società che gli remava contro, e l’accoppiata Thiago Motta-Tudor. Il rinnovo frettoloso è stato un segnale probabilmente negativo, di un gruppo dirigenziale in evidente difficoltà tale da doversi aggrappare a un allenatore con maggiore esperienza pur di non rivivere un’altra estate di incertezze.

2) La Juventus ha costruito male la sua rosa. Questo alibi valeva per Tudor e a maggior ragione vale ancora di più per Spalletti, che questo gruppo giocatori se lo è ritrovato. Ma sono stati fatti dei veri tentativi per valorizzare tutto il materiale a disposizione? Spalletti ha puntato su pochi giocatori, epurandone degli altri. Gatti, Kostic, Miretti, Adzic, Cabal, Openda si sono visti davvero raramente: non avrebbero potuto dare nessun supporto alla causa? La sensazione è che si è partiti con un’idea e che non si è tentato in alcun modo di cambiarla. Ma la via più semplice non è stata la più redditizia.

3) Alcuni problemi non sono stati risolti. La Juventus era fragile e fragile è rimasta, con un centrocampo incapace di proteggere la difesa così come di proporre soluzioni offensive di livello. Ma soprattutto è mancata mentalità in campo, quella di aggredire l’avversario per andarsi a prendere partite abbordabili che avrebbero potuto portare al quarto posto. Sassuolo, Lecce, Verona, Fiorentina, solo per citare le ultime, potevano portare la Champions e dare un senso a questa stagione. Tutte gare che hanno avuto un copione simile, con approccio sbagliato e incapacità di raddrizzare le proprie sorti in corso d’opera. E la mentalità chi deve darla, se non l’allenatore?

4) Voler insistere su determinati calciatori è stato quasi un accanimento terapeutico. In momenti di difficoltà, occorre affidarsi agli elementi più in forma. Koopmeiners ancora titolare in partite decisive è stato un azzardo, che la squadra non poteva permettersi. Inizialmente schierato difensore centrale, ha offerto prestazioni dignitose salvo poi sciogliersi come neve al sole contro avversari di maggiore livello (andata col Napoli l’esempio più lampante). Riportato a centrocampo, è tornato il fantasma già visto (o meglio, non visto) a Torino. Così come Cambiaso, proposto e riproposto terzino sinistro titolare nonostante i soliti errori salvo poi correre ai ripari in corso d’opera. Boga ha dato una bella scossa dal suo arrivo, nonostante ciò è finito in panchina: come mai? Le alternative non erano numerose, però non si può commettere ripetutamente lo stesso errore. E questo discorso si ricollega alla titolarità di Di Gregorio, preferito a un non eccelso ma comunque più affidabile Perin.

5) L’ultimo motivo per cambiare non è imputabile a Spalletti. C’è Antonio Conte che potrebbe liberarsi da Napoli e quando si parla di Juve l’accostamento diventa automatico. La vecchia bandiera non è mai stata realmente ammainata, più volte si sono inseguiti senza trovarsi. Stavolta le condizioni appaiono ideali: squadra da ricostruire, l’Europa più importante che non c’è, vuoto di potere dirigenziale che può essere colmato dalla strabordante personalità del condottiero leccese. L’unico neo: bisognerebbe sconfessare una scelta netta, fatta forse frettolosamente solo qualche mese. Il rinnovo di Spalletti è il freno più grande a un ritorno che tutto sarebbe fuorché clamoroso.

Juventus anche Spalletti rischia? I 5 motivi per tenerlo e i 5 motivi per cambiarlo Ansa

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