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Juventus fuori dalla Champions, Sergio Porrini in esclusiva: “Como senza italiani. Spalletti il futuro. Vlahovic? Dipende”

Abbiamo analizzato con Sergio Porrini, ex bianconero rimasto legato alla Juventus, il delicato momento della squadra di Spalletti che, allo stato attuale, non giocherebbe la Champions League

4 min di lettura

Alessio Lento

Alessio Lento

Giornalista

Cresciuto a pane e calcio, dal 2008 vivo il giornalismo sportivo raccontando storie, emozioni e protagonisti. Specializzato nel calciomercato, seguo trattative e retroscena con passione. Amo le interviste che svelano il lato umano del gioco.

A tu per tu con Sergio Porrini per analizzare il delicato momento della Juventus che – dice la classifica – allo stato attuale, non avrebbe diritto a giocare la prossima Champions League. Il pareggio interno contro il Sassuolo di sabato sera continua a far discutere in casa bianconera.

Rigore di capitan Manuel Locatelli sbagliato a parte, i bianconeri non sono riusciti, ancora una volta, a concretizzare le tante occasioni avute. E, adesso, il quarto posto, occupato dal Como di Cesc Fabregas, è lontano tre punti, mentre la Roma di Gian Piero Gasperini ha raggiunto gli uomini di Spalletti a quota 54.

Numeri alla mano, ad oggi è la seconda peggior stagione della Juve degli ultimi 15 anni: bisogna tornare alla stagione 2010/2011, con Gigi Del Neri in panchina, per trovare la squadra piemontese con un risultato inferiore alla trentesima giornata di campionato: 45 punti.

Se sbagli gol e rigori non è colpa dell’allenatore

Insieme all’ex difensore Sergio Porrini, dal 1993 al 1997 in bianconero e vincitore dell’ultima Champions League nel lontano 1996, abbiamo analizzato la situazione attuale.

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“Dal punto di vista sportivo e psicologico non è un grandissimo momento. In Italia, ma non solo, il risultato è fondamentale, però non valutiamo il lavoro di Spalletti. La Juventus le partite le gioca alla pari delle migliori e dominando contro le più piccole. Se sbagli gol e rigori, come quelli col Sassuolo e col Lecce, e non vinci le partite, non è colpa dell’allenatore. La squadra ha un’identità e gioca un ottimo calcio. Sicuramente c’è sconforto, perché ad oggi è fuori dalla Champions League, però nelle ultime tre stagioni non ho mai visto una Juve così, nonostante gli anni scorsi abbia raggiunto la qualificazione alla massima competizione europea per club. Ha consapevolezza della propria forza, manca il cinismo sotto porta”.

A tratti la Juventus di Spalletti mi entusiasma

Gli arrivi estivi di Jonathan David e Lois Openda per rinforzare l’attacco non hanno dato i frutti sperati.

“Errori sul calciomercato ce ne sono stati tanti e a gennaio diventa difficile andare a prendere giocatori che cambiano le partite. A maggior ragione, vedo un gran lavoro da parte di Spalletti, a tratti la Juve mi entusiasma. Se badiamo solo alla vittoria di misura senza gioco, alla fine non si cresce e in Europa, come abbiamo visto, paghiamo dazio”.

“Faccio il tifo per la Juve”

Come detto, adesso sarà lotta serrata col Como per il quarto posto finale. Ma Porrini ha le idee chiare.

“I lariani stanno giocando un gran calcio, però potrebbe anche pesare la pressione su una squadra che aveva ambizioni diverse ad inizio anno. Io, comunque, faccio il tifo per la Juventus. Sinceramente, vedere una squadra che partecipa al campionato italiano senza neanche un giocatore del nostro paese in campo e leggere nelle interviste che la crescita è dovuta agli stranieri presenti in rosa, non mi fa piacere. Spero tanto che con i vari Locatelli, Perin, Cambiaso e Gatti possano raggiungere il quarto posto. E poi c’è bisogno di riflettere su questa cosa, se il nostro calcio non cresce, forse è anche dovuto a questo”.

Spalletti è il futuro. Vlahovic? Dipende

Buttando uno sguardo alla prossima stagione, con Porrini ci siamo soffermati sulle trattative per il prolungamento di contratto di Dusan Vlahovic e Luciano Spalletti, entrambi in scadenza nel giugno prossimo.

“In giro non è facile trovare centravanti forti che possano cambiare le partite, chi li ha se li tiene e li paga fior di quattrini. A questo punto, cercare di recuperare il serbo potrebbe diventare importante. Logicamente, non alle cifre folli che sono state spese in questi anni per il suo ingaggio. Di sicuro, invece, il nome da cui ripartire è Spalletti, senza ombra di dubbio. La Juve è cambiata nell’atteggiamento e nello stare in campo sotto la sua guida. Può vincere o perdere, ma si vede una mentalità diversa, la crescita di alcuni giocatori in campo. Questa era la rosa che ha iniziato la stagione con Tudor e non è tanto diversa da quella di Thiago Motta. Se valutiamo tutto, non ci sono dubbi che debba essere il primo punto fermo, presente e futuro”, ha concluso a Virgilio Sport.

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