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Juventus, Gigi Buffon fa una confessione sul suo futuro

Il portiere della Juventus Buffon parla del futuro e fa un appello sull'emergenza Coronavirus.

18-03-2020 17:08

Juventus, Gigi Buffon fa una confessione sul suo futuro Fonte: 123RF

Gianluigi Buffon, in quarantena come tutta la Juventus dopo la positività di Daniele Rugani e Blaise Matuidi, ai microfoni di J Tv ha raccontato le sue giornate a casa con moglie e figli: “In questo momento non sto male, l’essere umano si abitua facilmente alle situazioni nuove. Dopo i primi giorni con moglie e figli ho trovato i miei spazi e ci sto bene”.

Il portierone bianconero è tornato poi a parlare del suo futuro, assicurando che “non penso al ritiro. L’altro giorno facevo una riflessione con una persona: io non smetto perché prima di tutto mi sento bene, ma anche per aver rispetto dei sogni di Gigi bimbo. Io quando avevo 6-7 anni e qualcuno mi avesse detto che sarei diventato il portiere di una squadra anche solo di Serie C avrei pianto. Devo avere rispetto di quel bimbo perché a quell’età si fanno i pensieri più puliti e io devo avere rispetto di quel bimbo”.

Buffon ha poi rivelato di aver tifato per l’Inter da piccolo: “Vi dico che da bimbo il mio excursus da tifoso è stato particolare: da 4-5-6 anni ero super juventino e mi ero innamorato di Trapattoni perché fischiava. Tifavo la Juve ma vedevo in Trapattoni il mio idolo. Quando lui è andato all’Inter ho tentennato simpatizzando anche un po’ per l’Inter. Poi da lì sono ritornato e ho cominciato a tifare le squadre di provincia: Pescara, Como, Avellino. Poi a 12 anni il Genoa mi ha trascinato in questa vita da tifoso interessato. Poi tutto questo alla fine ti fa capire quanto da bambino siano importanti le figure, il mio idolo era Trapattoni”.

L’estremo difensore di Carrara è poi tornato di nuovo a parlare dell’emergenza Coronavirus: “Rispetto ad altri son facilitato, anche per la situazione economica. Se non lavoro, vado avanti in maniera agiata. Poi ho una casa con un giardino, tutto fa sì che a casa non si stia così male. Chi vive in città, in un appartamento si fa più complicato. Ma lo scopo e il rispetto nei confronti degli altri è talmente grande che bisogna seguire tutte le direttive che arrivano. Da questa situazione, da quelle più complicate, arrivano delle chiavi di lettura molto belle. Ci sta unendo come popolo, questo”

“Ho aperto la finestra e anche a Torino ho respirato un’aria bellissima, finalmente. È bello vivere in una dimensione diversa, siamo abituati a non pensare e a bruciare tempo dietro a lavoro, interessi. Avere tanto tempo non è qualcosa a cui siamo abituati, se ci si suddivide bene la giornata ne esce cresciuto”.

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