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Juventus, Paratici si prende la sua rivincita: la frecciata a Elkann e Marotta. E svela il futuro della Fiorentina

Il direttore sportivo Paratici si racconta tra Fiorentina, Juventus, CR7, Marotta e caso plusvalenze: retroscena, mercato viola e il Milan sfumato all’ultimo.

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Dario Santoro

Dario Santoro

Giornalista

Scrive, commenta, racconta lo sport in tutte le sfaccettature. Tocca l'apice quando ha modo di concentrarsi sulle interviste ai grandi protagonisti

Da gennaio è tornato ad essere nella stanza dei bottoni, chiamato in extremis dalla Fiorentina per salvare una stagione che sembrava già compromessa con il rischio Serie B sempre più imminente. Ma per Fabio Paratici il progetto viola non è ancora completato del tutto: salvezza, rifondazione e squadra da riformare sul calciomercato. Oltre al tema Fiorentina, intervistato dal Corriere della Sera, il ds ha svelato anche un retroscena sulla Juventus, sull’ex collega Marotta e su CR7.

Fiorentina, presente e prospettive: “Quest’anno bisogna soffrire”

Si parte guardando al presente con Fabio Paratici concentrato sulla missione di rilanciare la Fiorentina in una stagione complicata. Il direttore sportivo viola ha sottolineato l’importanza di affrontare il campionato con spirito di sacrificio: “Ho detto ai giocatori che in campionato, per come si sono messe le cose quest’anno, è necessario soffrire”. L’ex dirigente bianconero si è poi soffermato sul livello raggiunto dal club anche fuori dal campo, esaltando la struttura del centro sportivo: “Al Viola Park sembra di stare al Real Madrid, il centro sportivo è meraviglioso”.

Sul fronte mercato, Paratici ha ribadito la volontà di trattenere i talenti migliori. In cima alla lista c’è Moise Kean, ma spende parole importanti soprattutto per Fagioli: “Speriamo di trattenere Kean. Ha una clausola d’uscita importante ma in Europa ne conoscono il valore. E aggiungo il nome di Fagioli, un centrocampista da Barcellona che gioca in Italia”.

Il ricordo della Juventus: “Eravamo vent’anni avanti”

Inevitabile il passaggio sulla lunga esperienza alla Juventus, anni che Paratici ricorda con orgoglio e consapevolezza della forza di quel progetto. Paratici ha elogiato l’ex presidente Agnelli e lanciato una stoccata ad Elkann: “Eravamo vent’anni avanti tutti gli altri. Un presidente visionario, un direttore sapiente, il talento che mi riconosco nel vedere i calciatori, gli allenatori più preparati, i giocatori più seri. E le difficoltà delle milanesi nel gestire il declino delle grandi famiglie proprietarie, questo va detto”.

Ronaldo e il cambio allenatore: la “shakerata”

Tra i ricordi più forti c’è naturalmente anche l’arrivo di Cristiano Ronaldo, operazione simbolo della sua gestione juventina. Paratici ha spiegato come il rendimento straordinario del portoghese abbia avuto effetti inattesi sul gruppo: “Ronaldo? Il problema fu che segnando un gol a partita rese troppo facile la vita ai compagni, che peraltro avevano già vinto tanto. Per questo cambiammo allenatore, per provare una ‘shakerata’”.

Molto intenso anche il passaggio dedicato alla vicenda giudiziaria che lo ha coinvolto. Paratici ha ribadito con fermezza la propria posizione, parlando del peso umano della lunga indagine. “Non mi sento colpevole di nulla, se è questo che vuole sapere. Premesso ciò, è stata un’esperienza molto pesante perché l’indagine penale è durata cinque anni e mezzo, e per sostenerla è stato necessario essere forti.”

E infine aggiunge Paratici: “Sono stato condannato per una strategia tecnico-finanziaria che ha riguardato molti nazionali, le cito Rovella, Orsolini, Spinazzola. È stato applicato un principio contabile mai visto prima e che sto aspettando di rivedere: negli atti si parla di questo e non di plusvalenze gonfiate, come invece si racconta in giro. Nel processo sportivo non ti difendi, c’è poco da fare. Quello penale ho voluto chiuderlo per ricominciare a vivere”.

Milan sfumato e il rapporto con Marotta

Infine, il dirigente viola ha svelato il retroscena sul mancato approdo al Milan, affare che sembrava ormai definito: “Non in trattativa. Avevamo chiuso. Due volte nel giro di quindici giorni, mancava solo la firma. Poi mi hanno detto che non se ne faceva più niente.

Sulle voci relative a un possibile intervento di Marotta, Paratici non alimenta polemiche: “Non so, non credo, lui ha smentito. E di certo non l’ho chiamato, cosa potevo dirgli? Sei stato tu? E lui cosa poteva rispondermi? “Ma no, figurati…” Acqua passata, la mia storia è Firenze”.

Anzi, il ricordo dell’attuale dirigente nerazzurro resta legato soprattutto alla stima personale e professionale: “Io non ho problemi, anzi, ho imparato talmente tanto da lui…Vuole un esempio? A vestirmi. Mi prese alla Sampdoria come capo degli osservatori il giorno dopo che avevo smesso di giocare, e io continuavo ad andare in giro come un calciatore, felpa, sneakers e via così. Finché Beppe mi disse che in ufficio si va in giacca e cravatta, e a trattare i giocatori pure”.

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