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Juventus, Spalletti nel mirino. Michele Padovano in esclusiva: “Perché ha tolto Yildiz? Manca la dirigenza”

Il post Napoli-Juventus con un doppio ex: una stagione in azzurro nel 1991/1992 e due con la Juve, dal 1995 al 1997. E c'è anche un messaggio all'Italia e a Gattuso

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Redazione

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La sconfitta patita ieri sera contro il Napoli allo stadio ‘Diego Armando Maradona’ lascia, inevitabilmente, strascichi in casa Juventus. Il ritorno di Luciano Spalletti in Campania non è stato dei migliori, anzi. La prestazione dei bianconeri non ha convinto per niente e l’allenatore di Certaldo, dopo quasi quaranta giorni dal suo arrivo a Torino, è finito nel mirino della critica.

In particolare, le scelte di formazione iniziale e i cambi a partita in corso hanno lasciato qualche dubbio nei tifosi e addetti ai lavori. Ne abbiamo parlato con un doppio ex della partita come Michele Padovano, una stagione in azzurro nel 1991/1992 e due con la Juve, dal 1995 al 1997, coronate da tanti trofei, in primis la Champions League conquistata nel 1996 dalla squadra allora guidata da Marcello Lippi.

Le scelte di Spalletti: formazione e cambi

Il Napoli ha vinto meritamente, ha comandato la partita dall’inizio. La Juve ha avuto sprazzi di gioco per quindici minuti. Non ho capito certi cambi e la formazione iniziale di Spalletti. Il mister li allena tutta la settimana e ha qualche elemento in più, però obiettivamente non so perché abbia tolto Yildiz in un momento in cui dava l’impressione di poter essere l’unico giocatore in grado di mettere in crisi la difesa campana”.

Come detto, sul tavolo degli imputati è finito proprio Spalletti.

“Mi sarei aspettato qualcosa in più, soprattutto dopo le tre vittorie consecutive. Sembrava di vedere qualcosa di diverso in campo. Adesso, onestamente, sono stati fatti due passi indietro rispetto alle ultime prestazioni”.

Juventus, quarto posto obbligatorio

Il quarto posto, l’ultimo utile per la qualificazione alla prossima edizione della Champions League, è adesso distante 4 punti ed è diventato l’obiettivo principale della Juve.

“Devono mirare solo ed esclusivamente a quello. E per la storia della Juventus è abbastanza riduttivo”.

Nella mia Juve funzionava tutto

Nella prossima estate, molti chiedono una nuova rivoluzione, soprattutto nella composizione della rosa.

“Ormai siamo abituati alle rivoluzioni continue in casa Juventus. È il sesto allenatore in 5 anni, dirigenze cambiate in maniera repentina, nessuno è rimasto quei 2-3 anni necessari che servono per programmare. A questo punto, mi aspetto di tutto. Il club è la cosa più importante, se c’è quello viene tutto di conseguenza. Quando i risultati non arrivano, qualcosa evidentemente manca. Nella mia Juventus tutto funzionava, dietro avevamo un meccanismo perfetto: dalla proprietà alla dirigenza fino alla parte prettamente sportiva. Se questo non c’è, diventa tutto più complicato. Anche i giocatori di ottimo livello faticano ad esprimersi in una situazione del genere”.

Il Napoli è la squadra da battere

Nel frattempo, la corsa Scudetto s’infiamma con Napoli, Inter e Milan in bagarre. Chi è secondo lei la favorita?

“Il Napoli è sempre la squadra da battere, ha un valore aggiunto che si chiama Antonio Conte. L’Inter è forse la più forte, ma l’esperienza di Antonio alla fine la spunterà. Ieri, nonostante tutte le assenze, ha fatto una partita importantissima con un centrocampo rivoluzionato, sono stati intelligenti e non hanno subito mai gli avversari. Questo lavoro di Conte va sottolineato”.

Il tifo per l’Italia: uniti verso il Mondiale

Infine, a Padovano abbiamo chiesto un parere sulla Nazionale di Gennaro Gattuso, attesa a marzo dai playoff per accedere alla fase finale del Mondiale, dove manchiamo da due edizioni.

“Speriamo di andarci, facciamo tutti il tifo affinché questo succeda, sarebbe una catastrofe fallire ancora. Non sarà semplice, abbiamo già avuto problemi contro squadre nettamente inferiori. Bisognerà unirsi e cercare di spingere, tutti insieme, la Nazionale ai Mondiali”.

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