Kyle Busch, due volte campione NASCAR, è morto a causa di una grave polmonite degenerata in sepsi, che ha provocato complicazioni rapidissime e devastanti tanto da causare il decesso in un uomo di 41 anni sano, sportivo e sottoposto a esami e controlli medici. Questo è quanto la stessa famiglia dello sfortunato pilota ha reso noto attraverso un comunicato ufficiale nella giornata di sabato, destando inevitabili domande su come sia stata possibile che la situazione clinica precipitasse a tal punto a così velocemente. Busch è morto giovedì 21 maggio all’età di 41 anni, un giorno dopo aver perso conoscenza durante una sessione al simulatore Chevrolet. Il pilota aveva accusato quelli che inizialmente sembravano sintomi da semplice sinusite o raffreddore durante il weekend di gara a Watkins Glen, il 10 maggio tant’è che via radio aveva chiesto al team, una volta conclusa la sua prestazione, “un’iniezione” da parte dei medici.
- Kyle Busch, l'annuncio e la richiesta della famiglia
- La ricostruzione dell'accaduto
- La chiamata al 911
- La carriera e i successi
Kyle Busch, l’annuncio e la richiesta della famiglia
“La famiglia chiede comprensione e rispetto della privacy in questo momento difficile”, ha aggiunto Dakota Hunter, vicepresidente della Kyle Busch Companies.
Secondo i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie statunitensi , la sepsi è la “risposta eccessiva e potenzialmente letale” dell’organismo a un’infezione che può portare a danni ai tessuti, insufficienza d’organo e morte. La sepsi può essere scatenata da qualsiasi tipo di infezione, anche lieve, e si verifica quando i germi entrano nel corpo di una persona e si moltiplicano, causando malattie e danni a organi e tessuti.
Le condizioni di Busch sono precipitate in un tempo brevissimo, circostanza che ha richiesto relativo approfondimento e che ha destato inevitabili domande da parte degli appassionati e dei lettori, soprattutto negli Stati Uniti.
La ricostruzione dell’accaduto
Secondo le informazioni raccolte dall’Associated Press, Busch stava effettuando dei test su un simulatore di guida mercoledì quando ha perso conoscenza ed è stato trasportato in un ospedale di Charlotte, nella Carolina del Nord, stando a diverse fonti rimaste anonime a conoscenza della situazione.
Mercoledì, mentre si preparava per la Coca-Cola 600 di domenica al Charlotte Motor Speedway, Busch ha tossito sangue e ha avuto difficoltà respiratorie da qui la decisione di procedere. Secondo una registrazione di una chiamata al 911 ottenuta dalla CNN in seguito a una richiesta di accesso alle registrazioni relative all’emergenza medica di Busch, un chiamante – il cui nome è stato oscurato nella registrazione – chiede che un’ambulanza si rechi presso un centro di allenamento a Concord, nella Carolina del Nord.
La chiamata al 911
Busch si trovava sdraiato, sul pavimento del bagno ma sveglio, fiato corto, molto caldo e sensazione di malessere. La chiamata al 911, effettuata mercoledì alle 17:30 (ora della costa orientale degli Stati Uniti), è arrivata quasi 24 ore prima che la NASCAR, la famiglia di Busch e la Richard Childress Racing annunciassero la morte di Busch.
La CNN non ha reso noto per privacy l’indirizzo e il nome della struttura a cui è stata chiamata l’ambulanza. Sabato, il team Richard Childress Racing ha scaricato la vettura di Busch. Inoltre, la squadra ha sospeso l’utilizzo della vettura numero 8 e utilizzerà la numero 33 fino a quando il figlio di Kyle, Brexton, non sarà pronto per iniziare a correre in NASCAR, ha annunciato venerdì il team.
La carriera e i successi
Soprannominato ‘Rowdy‘, aveva conquistato 234 vittorie complessive nelle tre serie nazionali Nascar (Cup Series, O’Reilly Series e Truck Series), record assoluto per un pilota. Busch lascia la moglie, Samantha, il figlio undicenne, Brexton, giovane e promettente pilota e la figlia di quattro anni, Lennix.
Nel 2015 aveva realizzato il suo capolavoro sportivo, centrando dopo incidente e diverse fratture una vittoria epica. Celebre il suo incontro alla presenza della scuderia con Barack Obama, ex presidente degli Stati Uniti alla Casa Bianca, nel 2015 quando gli consegnò il suo casco in segno di omaggio.
