Per qualcuno è già un segnale di declino: l’Italia del tennis s’è smarrita a New York, un po’ come il piccolo Kevin nel sequel di Mamma ho perso l’aereo, dove l’arrivo nella Grande Mela coincise con un’altra banale sparizione nel marasma dell’aeroporto locale. Ma su quell’aereo mancava il massimo esponente del tennis italico (cioè Jannik Sinner) almeno un altro paio di passeggeri (Musetti e Berrettini) sapevano di esserci saliti senza avere molte certezze. Per non dire di Cobolli, gravato da un tour de force che dalla scorsa primavera l’ha visto girare in lungo e in largo da un continente all’altro. Insomma, le attenuanti ci sono tutte. E forse, più che un segnale di declino, questo US Open è stato solo una fermata necessaria.
- US Open, lo slam delle sorprese: quanti vincitori inattesi
- Nel 2026 l'Italia viaggia come nei due anni precedenti
- Un anno dopo, noi siamo gli USA: nulla di eclatante
US Open, lo slam delle sorprese: quanti vincitori inattesi
Dopotutto Flushing Meadows spesso e volentieri ha riservato sorprese, come si conviene a uno slam che sfugge alle regole. Sfuggono ai controlli anche gli spettatori, se è vero che tanti atleti e atlete hanno lamentato il fatto che mentre loro giocano ci sta chi sugli spalti fuma marijuana come se fosse la cosa più normale del mondo. Un odore spiazzante, come l’albo d’oro che in alcune edizioni mostra nomi che ai più non stuzzicano certo chissà quali grandi epoche d’oro della racchetta.
Se Juan Martin Del Potro nel 2009 aveva comunque i suoi buoni motivi per diventare campione a New York (batté in finale Federer nel suo prime), certo Marin Cilic nel 2014 sfruttò una concatenazione di eventi unica e irripetibile, battendo in finale Kei Nishikori e potendo godere dell’assenza di Nadal e di un Federer ancora una volta un po’ sotto i suoi standard (lo batté in semifinale).
E se il 2020 fu l’anno del Covid, dunque di per sé tale da lasciare aperta più una porta alle sorprese (vinse Thiem, in finale su Zverev: anche allora i Big3 steccarono, con Federer e Nadal assenti e Djokovic addirittura squalificato agli ottavi per aver scagliato inavvertitamente una pallina verso un raccattapalle), non si può non ricordare la vittoria di Medvedev nel 2021, quando fermò la striscia di 27 vittorie consecutive di Djokovic nei tornei slam di quell’anno solare, impedendogli il grande slam all’ultima partita della serie.
Nel 2026 l’Italia viaggia come nei due anni precedenti
Insomma, New York non segue mai un filo e una narrazione logica, e questo già basterebbe a spiegare perché, dopo 11 slam consecutivi, nessun italiano abbia messo piede in semifinale (13 se si guarda ai quarti di finale). Le circostanze hanno prodotto un epilogo abbastanza prevedibile, ma parlare di declino o di aura tendente al grigio è semplicemente insensato.
Perché il 2026 del tennis italiano è assolutamente in linea con i due precedenti: nel 2024 i tornei vinti da italiani furono 13, nel 2025 in lieve calo a 11, quest’anno il conteggio s’è fermato a 8 con il trionfo di Sinner a Wimbledon.
Rispetto agli anni passati, a mancare sono stati i titoli sulla terra della breve stagione estiva (i due di Berrettini a Gstaad e Kitzbuhel nel 2024, i due di Darderi a Bastad e Umago del 2025), altrimenti il calcolo oggi sarebbe addirittura più accelerato rispetto all’ultima annata, senza dimenticare che degli 8 titoli conquistati quest’anno solo uno (quello di Darderi a Santiago del Cile) è del circuito 250, con Cobolli vittorioso nel 500 di Acapulco e Sinner che ha conquistato uno slam (Wimbledon) e 5 Masters 1000 (lo scorso anno, su 11 vittorie, 4 erano in tornei 250 e tre in tornei 500, l’anno precedente 5 nei 250 e due nei 500). Insomma, il peso dei successi 2026 è notevolmente maggiore, e questo è un dato di cui tenere debitamente conto.
Un anno dopo, noi siamo gli USA: nulla di eclatante
Flushing Meadows non ha affatto detto che il tennis italiano è in crisi, ma semplicemente l’ha trovato un attimo fuori posizione. Come successo un anno fa agli americani, che portarono il solo Fritz agli ottavi (avrebbe poi perso nei quarti da Djokovic) mentre quest’anno si godranno un derby di semifinale tra Shelton e Tiafoe dopo essersi presentati in cinque agli ottavi (subito out Fritz e Paul, avanti Michelsen, battuto da Tiafoe nei quarti).
Insomma, nessun allarmismo, solo un fisiologico calo che ha trovato tane pedine sulla stessa barca nel medesimo momento. Si può discutere sul fatto che manchi un po’ un ricambio in top 100 (passiamo dalla 43 di Berrettini all’89 di Sonego e alla 95 di Bellucci per poi saltare alla 145 di Pellegrino), ma magari è solo un momento di stasi. Anzi, è una stagione di tennis dove i big sono rimasti al palo (Sinner, Alcaraz e non solo), con due semifinali inattese nel torneo che pure storicamente offre il maggior numero di sorprese. Di che cosa dovremmo stupirci?
