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La maledizione di Alberto Rimedio: il primato negativo del telecronista degli Azzurri e la verità detta in tv

Voce della Nazionale sulla Rai dal 2014, non ha mai ha avuto la soddisfazione di raccontare una partita degli Azzurri ai Mondiali. E in finale a Euro 2020 era assente.

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Rino Dazzo

Rino Dazzo

Giornalista

Se mai ci fosse modo di traslare il glossario del calcio in una nicchia di esperti, lui ne farebbe parte. Non si perde una svista arbitrale né gli umori social del mondo delle curve

È diventato la voce ufficiale degli Azzurri all’indomani del flop mondiale del 2014, quando l’eliminazione dell’Italia di Prandelli, Balotelli e Cassano nella fase a gironi del torneo in Brasile era stata raccontata da Bruno Gentili. Da allora Alberto Rimedio è voce fissa della Nazionale sulla Rai. Romano, classe 1972, attende ancora con trepidazione di commentare una partita della selezione tricolore in un Mondiale. Per tre edizioni di fila, infatti, l’Italia non s’è qualificata. Dodici anni di fila senza Mondiali. Che diventeranno almeno sedici, visto che la prossima edizione è in programma nel 2030.

Alberto Rimedio come Bruno Pizzul: quella finale saltata

Un destino senza dubbio beffardo quello di Rimedio. Che s’è “consolato” almeno coi tre Europei raccontati sul Servizio Pubblico. Uno l’Italia l’ha pure vinto, nell’edizione itinerante del 2021 con finale a Wembley e apoteosi ai rigori ai danni dell’Inghilterra. Quella finale che Rimedio non ha potuto commentare, però, bloccato in una stanzetta d’albergo dal Covid e sostituito insieme al commentatore Antonio Di Gennaro dalla coppia formata da Stefano Bizzotto e Katia Serra. Ironia della sorte, dunque, Alberto – che è un telecronista bravo e preparato – non ha mai potuto urlare al cielo la soddisfazione per l’Italia campione. Proprio come un suo illustre, apprezzatissimo e compianto predecessore: Bruno Pizzul.

L’analisi del telecronista Rai dopo la disfatta in Bosnia-Italia

Almeno una soddisfazione, Rimedio se l’è tolta. Nell’amarissimo post partita di Bosnia-Italia, mentre alle spalle sue e di Lele Adani scorrevano le immagini dei festeggiamenti dei tifosi di casa, il telecronista s’è reso protagonista di un’analisi che ha raccolto molti consensi: “Dal 2017, dopo l’eliminazione con la Svezia, facciamo sempre gli stessi discorsi, che restano, però, lettera morta. Nonostante tre eliminazioni di fila dal mondiale prima di andarci, nel calcio italiano non è mai cambiato niente. Non è cambiato niente al livello di idea, di struttura, di progettazione, di valorizzazione dei giovani. E di conseguenza è difficile che stavolta possano essere stravolte determinate situazioni“.

L’accusa alle squadre italiane: “Ognuno pensa al proprio orticello”

Manca unità d’intenti, manca una visione d’insieme del sistema calcio di cui la Nazionale sia l’espressione finale: “Non dico che bisognava rinviare una giornata di campionato, ma non è stato neanche organizzato uno stage della Nazionale, affinché dopo tre mesi Gattuso potesse rivedere i propri calciatori. Quindi possiamo pensare che le squadre di calcio italiane abbiano a cuore la propria Nazionale? Si muovono per rilanciare il calcio italiano con una valorizzazione dei giovani? Ognuno pensa al proprio orticello, cioè fare soldi nel tentativo di ottenere anche risultati sportivi. Quindi se i giovani italiani possono crescere magari è meglio puntare su uno straniero. Ci si aspetta sempre che cambi qualcosa, io sinceramente non me l’aspetto”.

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