Sarà una sfida speciale per Gennaro Gattuso. Il tecnico biancoceleste si prepara ad affrontare da allenatore della Lazio quel Milan che ha rappresentato una parte fondamentale della sua storia da calciatore. Un incrocio da ex che arriva in un momento delicatissimo per la protesta del tifo biancoceleste, nonostante il primato in classifica.
- Dopo il Mantova, tutto il mondo Lazio contro
- "L'Olimpico pieno è il mio sogno"
- La Nazionale e Frattesi
Dopo il Mantova, tutto il mondo Lazio contro
L’eliminazione dalla Coppa Italia contro il Mantova ha lasciato il segno, ma non ha cambiato le convinzioni dell’allenatore. “Non è cambiato nulla dopo la sconfitta contro il Mantova, è un percorso”. Il ko, però, resta difficile da digerire: “È ovvio che fa male e brucia, soprattutto uscire al primo turno così”. Da quel momento la pressione sull’ambiente biancoceleste è aumentata e la squadra si è ritrovata a lavorare in un clima particolarmente complicato.
Gattuso guarda però oltre il risultato immediato e indica la strada per il suo progetto: “Non è importante dove arriveremo, ma la mentalità”. Un concetto che considera più importante anche del modulo: “Non è importante il modulo ma lo spirito e la mentalità, di come ti vuoi far riconoscere in campo”.
“L’Olimpico pieno è il mio sogno”
Il capitolo più delicato riguarda il rapporto con la tifoseria. Lo sciopero del tifo ha tolto voce e colore all’Olimpico e Gattuso non nasconde la propria tristezza: “Vedere l’Olimpico pieno è un mio sogno, è surreale entrare in campo, sembra di essere tornato in pieno Covid”. Un’immagine che l’allenatore conosce bene – quando allenava a Napoli – e che rende ancora più pesante l’assenza del pubblico: “Lo stadio è bellissimo, vederlo tutto vuoto… non è facile, questo è il mio sogno. Non solo al derby, ma di vederlo pieno”.
Gattuso, pur comprendendo la posizione dei tifosi, non vuole entrare nel merito della protesta biancoceleste: “Bisogna rispettare la decisione”. E poi il messaggio più diretto: “Il calcio senza tifosi non è calcio: spero che un giorno tutto questo finisca. Qui mi trovo a mio agio e dobbiamo continuare, c’è tanta gente che ama questo club, lo tocco con mano. Da subito avevo parlato di elmetto e tantissimo impegno, continuiamo su questa strada qua. È un orgoglio essere qui”.
La Nazionale e Frattesi
L’allenatore biancoceleste sa che il percorso sarà lungo. L’obiettivo è dare alla squadra un’identità precisa, costruendo una mentalità aggressiva e diversa rispetto al passato: “Abbiamo cambiato tanto, l’anno scorso c’era un maestro come Sarri che faceva determinate cose. In poco tempo abbiamo provato a smontare tutto non perché non andasse bene, ma perché la mia idea è quella di un calcio più aggressivo e fisico. Noi possiamo solo che lavorare, riuscire a fare più risultati possibili e sperare che tutto questo si possa sistemare”.
Dopo un passaggio sulla Nazionale (“La Nazionale per me è stata una grandissima esperienza, anche se non siamo andati al Mondiale per episodi che fanno parte del calcio..dopo la cocente eliminazione posso solo che ringraziare i giocatori che mi hanno dato tutto e le persone che mi sono state vicine. È normale che fa male, brucia e lo farà per il resto della mia vita”) Ringhio parla anche di Frattesi, totalmente rigenerato in biancoceleste: “Con Frattesi ci parlavo spesso, l’ho convocato anche quando non giocava con continuità. Ha una gamba frizzatina quando sta bene, arriva sempre a fari spenti, ha sempre fatto gol importanti. È un ragazzo per bene. L’anno scorso gli ho sempre fatto presente che all’età che ha si deve assumere delle responsabilità, e l’ho convinto portandolo con me. Ora è protagonista, lui stava nella sua comfort zone e gli è scattata la molla. È giusto che abbia fatto una scelta così. Io sono contento di allenarlo, è un ragazzo intelligente che ha voglia di imparare.”.
