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Lazio, lo sfogo di Gattuso: “Meglio andare in giro con i cani che allo stadio così”

Il tecnico biancoceleste dopo il 2-2 torna sulla protesta dell’Olimpico: la squadra è stata accompagnata da Formello allo stadio, ma la Curva ha confermato lo sciopero

4 min di lettura

Dario Santoro

Dario Santoro

Giornalista

Scrive, commenta, racconta lo sport in tutte le sfaccettature. Tocca l'apice quando ha modo di concentrarsi sulle interviste ai grandi protagonisti

Due Lazio nella stessa serata. Quella in campo, capace di mettere alle corde il Milan per un tempo e di portarsi sul doppio vantaggio, e quella fuori dal rettangolo verde, ancora alle prese con uno strappo profondo tra la tifoseria e la società. All’Olimpico il popolo biancoceleste ha proseguito la protesta contro la gestione Lotito, lasciando ancora una volta ampi spazi vuoti sugli spalti. Ma prima della partita il sostegno alla squadra non è mancato: i tifosi hanno raggiunto Formello e accompagnato il pullman fino allo stadio. In conferenza stampa, però, Rino Gattuso ci è andato giù pesante sulla questione tifosi.

Il grido di Gattuso

Ed è proprio questo contrasto ad aver colpito Gattuso. Il tecnico, già nei giorni precedenti, aveva sottolineato quanto pesasse l’assenza del pubblico all’Olimpico. Dopo il pareggio contro il Milan, la sua riflessione è diventata ancora più diretta: “Gli brucia anche a loro non venire allo stadio. A tutti brucia non venire qui. Vedi bambini di 6-7 anni che hanno il veleno, guai se gli tocchi la loro squadra. Tutti vorrebbero venire all’Olimpico e fare 50 mila.”

Rino ha apprezzato il gesto dei tifosi che hanno accompagnato la squadra, ma non ha nascosto la tristezza per uno stadio ancora vuoto e lontano dall’atmosfera che dovrebbe avere una partita di questo livello: “Credo che i tifosi siano venuti anche per quello che stanno trasmettendo i giocatori, per il fatto che non mollano mai, che portano la maglia con orgoglio. Mi sono emozionato oggi, ti dico al verità: vedere le persone che sono venute. Per me il calcio senza tifosi fa cag…”.

Squadra e tifosi, la protesta continua

La protesta, dunque, continua ma non sembra aver spezzato il legame tra la squadra e il suo popolo. Infatti, il sostegno non è venuto meno nelle trasferte e prima della sfida con il Milan il messaggio era stato chiarissimo: accompagnare Gattuso e i giocatori fino allo stadio, poi tornare a casa o seguire la partita altrove. La contestazione, nelle intenzioni della tifoseria organizzata, resta separata dal rapporto con la squadra.

E Gattuso sa bene che la situazione non può essere risolta dal campo. Il suo compito è continuare a lavorare, provando a tenere la squadra concentrata dopo un avvio di campionato sorprendente: “Noi possiamo fare poco, il fatto che sono venuti a prenderci a Formello e ci hanno seguito fino allo stadio è merito dei ragazzi. Noi dobbiamo continuare su questa strada fatta di lavoro e serietà. Dobbiamo lavorare e poi vedremo cosa succederà. Per me vedere uno stadio senza tifosi non è calcio. Per me il calcio senza tifosi fa ca…. È meglio stare a casa e andare in giro coi cani”.

La pressione dell’Europa

Il tecnico ha poi preso le distanze dall’obiettivo Europa indicato dal direttore sportivo Fabiani. Nessuna polemica con il dirigente, ma la richiesta di evitare ulteriori pressioni su una squadra che sta lavorando in un contesto tutt’altro che semplice: “Non dico se sono d’accordo o non d’accordo. Già abbiamo abbastanza pressioni addosso. Giocare nelle condizioni in cui stiamo giocando non è facile. Non è giusto che il direttore dica che l’obiettivo minimo è l’Europa. Non voglio scappare dalle responsabilità. L’obiettivo nostro è pensare partita dopo partita, poi tireremo le somme. Non sono d’accordo quando diciamo che l’obiettivo minimo è l’Europa, non è una polemica. È una pressione che in questo momento non ci possiamo permettere”.

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