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Lazio, Sarri ci risiamo, durissima polemica con la Lega: perché a Milano non succede?

Tra coerenza e costante polemica, il tecnico biancoceleste prosegue la sua battaglia contro la Lega Calcio: il derby di Roma si avvicina e non va giù la scelta dell'orario

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Pietro De Conciliis

Pietro De Conciliis

Giornalista

Giornalista pubblicista e speaker radiofonico, per Virgilio Sport si occupa di calcio con uno sguardo attento e competente sui campionati di Serie B e Serie C

Ancora una polemica di marca “sarriana”. Condivisibile o meno, è evidente come la sfuriata di Maurizio Sarri dopo Cremonese-Lazio abbia riacceso il dibattito relativo agli orari delle partite e, in particolare, al calendario previsto per i big match della Serie A. Tra questi, nel momento decisivo della stagione, c’è senza dubbio l’attesissimo derby di Roma. Non è la prima volta, però, che l’ex allenatore del Napoli si scatena su questo tipo di argomento, diventando una sorta di riferimento per le proteste di natura popolare.

Sarri, polemiche in vista del derby di Roma: pronta una protesta se si gioca alle 12:30

Maurizio Sarri e la Lega Calcio, la battaglia continua. Il motivo? L’orario del fischio d’inizio di Roma-Lazio, già giocato ad alte temperature all’andata e ora “spinto” verso le 12:30 di domenica, 17 maggio. L’incrocio con la finale degli Internazionali di Roma risulta essere tanto pericoloso quanto impegnativo, sotto il profilo della gestione dell’ordine pubblico e dell’impiego di risorse utili a garantirlo.

Ma la falla nel sistema resta: perché nessuno ci ha pensato prima? E Sarri, a Dazn, ne ha per tutti: “Non so chi possa aver pensato una cosa del genere, ma chi lo ha fatto dovrebbe dare le dimissioni. Non è possibile giocare una partita a 35 gradi in questo momento della stagione. Vorrei capire perché il derby di Milano non viene mai giocato a quell’ora… ma la risposta la immagino, quindi evito di dirla”.

Pronta, tra l’altro, una protesta formale nel caso in cui venisse confermata l’idea già avanzata dal numero uno della Lega Calcio, Ezio Simonelli, in vista della stracittadina capitolina: “Se dovesse essere confermato questo orario, non verrò in conferenza stampa per protesta, parola di Sarri.

Un insulto alla città di Roma

“È un insulto alla città di Roma e alle due squadre romane”, ha sottolineato con forza Sarri, piuttosto amareggiato dopo Cremonese-Lazio, nonostante la vittoria in rimonta firmata Isaksen-Noslin. Già abbiamo dovuto giocare la stracittadina di andata alle 12.30 a settembre con 37 gradi e adesso di nuovo hanno deciso di farla alla stessa ora…”, ha detto il tecnico biancoceleste, ricordando anche la gara d’andata.

Una contemporaneità che va a farsi benedire, così come uno spettacolo che avrebbe avuto tutto un altro effetto dalle ore 18 in avanti. Peraltro, in un derby in cui già mancherà il tifo organizzato laziale, per la protesta che ha caratterizzato questa stagione contro la proprietà Lotito: “Che quel giorno ci fosse la finale degli Internazionali di tennis lo si sapeva da due anni. Per protesta diserterò le interviste pre e post gara e, dopo essermi accomodato in panchina, me ne andrò subito negli spogliatoi, ha promesso Sarri.

Sarri, le dichiarazioni del passato: tra coerenza e (costante) polemica

“Le parole sono come proiettili”, diceva Camilleri. E Maurizio Sarri, pur restando tra calcio e sociale, le ha sempre pesate con cura, ma senza aggiungere alcun filtro ai suoi discorsi. Lo ha fatto dopo Cremonese-Lazio, ma lo aveva già fatto nella prima parentesi biancoceleste e ai tempi del Napoli. Precisamente nel 2017, quando si cominciava ad introdurre il lunch match nel weekend di Serie A, non con l’appoggio di un integralista come Sarri: “Abbiamo giocato in un orario in cui nessun vuole giocare. Tutti lo pensano, ma la differenza è che io lo dico: a me fa schifo giocare alle 12.30. E giocare a quest’ora comporta una serie di problemi in più”, dichiarò all’epoca Sarri dopo la trasferta vincente di Empoli.

E poi l’esempio Lazio, tra campionato (Bologna) ed Europa League (Lokomotiv Mosca): “La Lega ci ha messo una partita di campionato (domenica a Bologna alle 12.30) a 61 ore dalla fine della partita europea. Mi sembra qualcosa di fuori dal mondo, ma hanno deciso così e dobbiamo adeguarci”, disse un Sarri molto arrabbiato nel 2021.

Solo alcuni dei tanti esempi utili a spiegare la versione di Maurizio Sarri, sempre contenuta dalla Lega Serie A, che ritenne opportuno esporsi anche con una nota ufficiale per difendere la propria posizione: “Sorprende che un allenatore vincente in Italia e in Europa non ricordi che il Regolamento delle competizioni internazionali richiede almeno 48 ore di intervallo tra due partite, distanza ampiamente rispettata nello specifico”.

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