Fine di un metodo. Fine del metodo Corvino. A 76 anni il più grande scopritore di talenti del calcio italiano ha deciso di fermarsi. Lascia il Lecce dopo sei stagioni e dopo aver conquistato la quarta salvezza di fila, con una certezza che accompagna il suo addio: un altro Pantaleo, in Italia, non esiste. E adesso il dubbio è inevitabile: chi potrà davvero raccoglierne l’eredità? Pur non avendo mai avuto l’occasione di lavorare in un top club, di scudetti, il dirigente di Vernole ne ha collezionati tantissimi. Uno sul campo con la formazione Primavera giallorossa, gli altri attraverso il mercato. Perché Corvino è stato il maestro delle plusvalenze, anzi il re: da Bojinov fino all’ultimo gioiello regalato ai salentini, Tiago Gabriel, passando per una lunga serie di talenti scovati quando erano ancora sconosciuti e rivenduti poi a peso d’oro, come Vucinic, Hjulmand, Krstovic e Dorgu. Vi portiamo nel mondo di un uomo che ha scelto il calcio sopra ogni cosa. Un esempio di tenacia, coraggio e, soprattutto, competenza.
- Pantaleo Corvino, il calcio a tutti i costi
- Il metodo Corvino: plusvalenze record in Serie A
- Gli scudetti di Corvino: i capolavori Vlahovic e Dorgu
- Lecce, come si fa senza Corvino? L'erede che non esiste
Pantaleo Corvino, il calcio a tutti i costi
Di recente Corvino si è raccontato in una lunga intervista ai microfoni di DAZN. Un’occasione preziosa per scoprire l’uomo dietro il dirigente. Pur di lavorare nel mondo del calcio, Pantaleo lasciò un posto sicuro nell’Aeronautica, andando anche contro il volere dei suoi genitori.
Il tempo, però, gli ha dato ragione: basti pensare a quanti talenti la Serie A non avrebbe mai conosciuto se non avesse inseguito i propri sogni. Tenacia e coraggio, appunto. Le qualità che lo hanno accompagnato per tutta la vita e che, in quasi quarant’anni trascorsi a scovare potenziali campioni in ogni angolo del mondo, lo hanno portato ai vertici del calcio italiano.
Il metodo Corvino: plusvalenze record in Serie A
Lecce è sempre stata casa sua, tanto da diventarne cittadino onorario. Due lunghi capitoli nei quali ha scritto pagine indelebili della storia del club salentino. Poi la Champions League vissuta a Firenze. Sempre al passo coi tempi, Corvino. Il calcio è cambiato in fretta e lui è cambiato con esso: dalle telefonate fatte da casa o a colpi di gettoni fino alla nuova era di Wyscout e degli algoritmi. Una rivoluzione che, in alcuni casi – vedi la Juventus – ha prodotto risultati disastrosi. Pantaleo, invece, ha continuato a seguire la propria strada. Perché va bene Wyscout, ma i calciatori bisogna guardarli dal vivo, seguirli da vicino. È lì che si annusa il talento, che lo si percepisce davvero. E proprio per i suoi continui viaggi si è guadagnato il soprannome di “Ferroviere”.
Il dirigente pugliese è stato abilissimo anche nel costruire una fitta rete di contatti che gli ha garantito un canale privilegiato con Serbia e Montenegro, terre nelle quali ha piazzato alcuni dei colpi più sorprendenti della sua carriera. La fama di re delle plusvalenze, del resto, non nasce certo dal sensazionalismo giornalistico. Si fonda su numeri e cifre. Due operazioni su tutte, perché sono quelle che hanno dato vita al mito di Corvino: Mirko Vucinic, acquistato a 16 anni dal Sutjeska Niksic per 800 milioni di lire e rivenduto alla Roma nel 2006 per 19 milioni di euro; e Valeri Bojinov, arrivato a Lecce a soli 14 anni per meno di 15mila euro e ceduto poi alla Fiorentina per 15 milioni.
Gli scudetti di Corvino: i capolavori Vlahovic e Dorgu
A Lecce, a Bologna, a Firenze: ovunque sia passato ha lasciato plusvalenze da capogiro. Il suo capolavoro assoluto resta Vlahovic, ai tempi della Fiorentina: lo prelevò dal Partizan per appena 2,5 milioni di euro, prima di venderlo alla Juventus per 83,5 milioni. A Bologna, invece, portò un giovanissimo Amadou Diawara per 500mila euro, rivendendolo poi al Napoli per 15 milioni. E ancora Dorgu, per cui il Manchester United ha staccato un assegno da 35 milioni dopo che il Lecce lo aveva acquistato per appena 200mila euro.
Ma la lista è lunghissima. Ci sono Jovetic, ceduto al Manchester City per 29 milioni di euro; Nastasic, approdato anche lui all’Etihad in cambio di 15 milioni più Savic; Felipe Melo, venduto alla Juventus per 26 milioni; Hjulmand, preso per 140mila euro e passato allo Sporting Lisbona per 20 milioni; e Krstovic, ceduto la scorsa estate all’Atalanta per 25 milioni. Uno scudetto, però, Corvino lo ha vinto anche sul campo. Nella stagione 2022/23, infatti, la Primavera del Lecce – composta interamente da undici stranieri in finale – ha conquistato il titolo nazionale 19 anni dopo l’ultima volta.
Lecce, come si fa senza Corvino? L’erede che non esiste
Una promozione, quattro salvezze consecutive e un ultimo regalo al Lecce: Tiago Gabriel. Il 21enne difensore portoghese, pagato 2 milioni di euro, si candida a essere uno dei protagonisti del mercato estivo, essendo finito nel mirino di diverse big di Serie A.
Ciò che preoccupa maggiormente i tifosi, però, è chi prenderà il suo posto. Saverio Sticchi Damiani valuta l’idea di promuovere Stefano Trinchera, che nell’ultimo quinquennio è stato il braccio destro di Pantaleo. Un’altra pista porta a Matteo Lovisa, 30 anni, attuale direttore sportivo della Juve Stabia. Non una scelta semplice, però. Perché un altro Corvino non esiste.
