Letizia Toni non è il volto che prova a occupare la scena a tutti i costi. È piuttosto quello che, scena dopo scena, trova il modo di restarti addosso. Il suo percorso, cominciato dalla porta principale con il film Sei nell’anima in cui interpreta Gianna Nannini, racconta un’attrice che lavora di precisione, sensibilità e misura, lontana dagli effetti speciali della personalità urlata. Perché ci sono interpreti che arrivano con il volume alto, e altri che scelgono qualcosa di più difficile: farsi ricordare.
Qual è il primo Mondiale di cui hai memoria?
“Il primo Mondiale che ricordo è quello del 2006. Io sono del ’93, avevo tredici anni, e non è che mi ricordi benissimo tutte le partite o i dettagli tecnici, però mi ricordo perfettamente l’atmosfera. L’Italia che vince, la gente impazzita di gioia, io con i miei genitori e mio fratello in giro per Pistoia a festeggiare. C’erano tutti per strada, le macchine, le bandiere, i clacson, sconosciuti che si abbracciavano”.
Vivi le partite in modo appassionato o distaccato?
“Io sono quella che vive tutto quello che c’è intorno, però non in modo distratto. Una partita diventa una specie di rito collettivo, con le sue regole, le sue superstizioni. Anche se non seguo tantissimo il calcio, mi piaceva e mi piace quando mi ritrovo in queste serate in gruppo dove c’è la partita in tv, seguirla e seguire l’entusiasmo che si crea intorno”.
C’è un giocatore dei Mondiali che ti è rimasto addosso anche se non tifavi per lui?
“Zinedine Zidane. Anche se nel 2006 era ‘l’avversario’, è una figura che mi è rimasta impressa. Non tanto perché io sapessi davvero analizzare come giocava, ma perché aveva un carisma fortissimo… e poi tutta la vicenda della testata, i vari commenti”.
Quest’anno l’Italia non c’è. Da chi vuoi essere adottata?
“Quest’anno mi farei adottare dalla Spagna. Non solo per una simpatia mediterranea, che comunque c’è, ma perché mi sembra una squadra con una generazione di giocatori molto bella da seguire”.
Qual è la cosa più irrazionale che fai durante un Mondiale?
“La superstizione e l’entusiasmo che fanno esultare in maniera davvero eccessiva”.
Se potessi vivere dal vivo un solo momento della storia dei Mondiali, quale sceglieresti?
“Sceglierei i Mondiali di Italia ’90, quelli della canzone Notti Magiche di Gianna Nannini e Bennato. È un Mondiale che non ho vissuto perché non ero ancora nata, però avendo interpretato Gianna Nannini nel biopic sulla sua vita, quella canzone non è solo un brano famoso, ma un pezzo di immaginario che ho dovuto attraversare da vicino. Mi sarebbe piaciuto essere lì, dentro quell’Italia d’estate, negli stadi, nelle piazze, in quel momento in cui musica e calcio si sono fusi in una memoria collettiva e la voce di Gianna che diventa parte della storia del Paese”.
