Virgilio Sport

Robert Lewandowski al Milan a fine carriera: oggi è l'usato garantito, ma c'è stato un tempo in cui venne considerato un errore da 900 sterline

Scartato, sottovalutato, ceduto a poco: gli anni in cui Robert Lewandowski ha iniziato a calcar i campi del calcio professionistico raccontano una storia di sacrificio, delusione e paura di non farcela

Pubblicato:

Auden Bavaro

Auden Bavaro

Giornalista

Lo sporco lavoro del coordinamento: qualcuno lo deve pur fare. Eppure, quando ha modo di pigiare le dita sulla tastiera, restituisce storie e racconti di sport che valgono il biglietto

Un errore degli addetti ai lavori, come ce ne sono stati a migliaia nella storia del calcio. Di più: un investimento di 900 sterline con il dubbio fortissimo di averle spese male, buttate via. C’è stato un tempo in cui Robert Lewandowsi non era Robert Lewandowski mentre a breve il fine carriera di Lewandowski al Milan potrebbe somigliare a quello di un altro fenomeno del calcio, Luka Modric.

Contatti avviati, interesse reciproco, apertura per sommi capi: ai rossoneri arriverebbe gratis, al netto della spesa per metterlo sotto contratto. Roba da pochi milioni di euro: parliamo di uno dei migliori marcatori della storia del pallone ma a 37 anni anche i crediti si svalutano.

Lewandowski al Milan, prime aperture

Non per denaro né per prospettive: lo sa il Milan, lo sa il polacco. Sarebbe l’ultima cartuccia prima di celebrare l’addio al calcio di Lewandowski: una stagione ancora per scrivere le ultime cose, spendere le gocce di sudore residue e mettere in statistica i gol che archiviano oltre trent’anni di calcio professionistico.

L’usato sicuro è un effetto domino che in casa rossonera ha avuto i suoi motivi, tanto sul campo quanto negli spogliatoi: quelli come Modric, appunto, che qualcosa di dire sul rettangolo di gioco ancora ce l’hanno e sono un valore aggiunto per incidere sulla crescita dei giovani.

Lewandowski per come lo conosciamo oggi è una delle figurine da collezione di maggiore pregio: emblema della Polonia e miglior marcatore della storia della nazione, chiuderà la carriera sfondando il muro delle millecento presenze (tra club, 933, e nazionale, 165, siamo a quota 1098) e proverà ad abbattere anche quello delle 800 reti realizzate (è a quota 749 sommando le 660 reti nei club e gli 89 gol con la Polonia, ma nel calcio moderno, in cui si gioca ogni tre giorni, la cifra è destinata a essere depennata nell’arco di qualche ora: il Barcellona gioca sabato 11 aprile la sfida di Liga contro l’Espanyol).

La carriera e il palmares di Lewandowski

Ha mancato la qualificazione ai mondiali del 2026 dopo lo spareggio perso in finale contro la Svezia: l’amarezza nel finale di partita ha coinvolto anche gli svedesi, applausi e rispetto per Lewa. Ha in canna la Liga, il Barca guida il campionato e per il polacco potrebbe essere la terza vittoria con i blaugrana. Si andrebbe ad aggiungere al campionato polacco vinto con il Lech Poznań nel 2009/10, alle dieci Bundesliga (due con il Borussia Dortmund e otto con il Bayern Monaco).

Con il Barcellona è ancora in corsa anche in Champions League: persa la gara di andata contro l’Atletico Madrid, manca il ritorno. Dare per spacciati i blaugrana, anche se sono sotto di due gol, è un peccato mortale che spesso si paga. Una Champions, Lewa, l’ha vinta con il Bayern Monaco: miglior giocatore dell’edizione, miglior marcatore con 15 reti, finale vinta contro il Psg di Neymar, Thiago Silva e Di Maria.

Lewandowski dalla media gol superiore a 0,70 a partita. Lewandowski che vanta una media di assist a stagione compresa tra gli otto e i dodici. Lewandowski che in una sola stagione di Bundesliga (al Bayern, 2020/21) ha infilato la porta avversaria 41 volte con 29 partite disputate. Lewandowski che a 37 anni – sono le cifre della stagione in corso – ha segnato 12 reti in 25 partite di Liga, 4 gol in 10 gare di Champions, 4 marcature in 7 gare con la Polonia. Parlarne al passato è ancora un’eresia.

Il giovane Lewandowski: un errore di valutazione

Eppure, quella che è diventata una delle carriere più straordinarie di sempre di un singolo calciatore era partita male. Malissimo. Al giovane Lewandowski non veniva dato credito. Un errore di valutazione.

Nasce a Varsavia nel 1988 e in famiglia respira sport: il padre è un judoka con trascorsi nel calcio dilettantistico, la madre è una pallavolista. Robert sceglie il calcio, ci gioca fin da piccolo: mangia pane e pallone come quasi tutti i ragazzi di quella generazione ma non impressiona. Fisicamente non convince: gracile, magro, fisico poco costruito. Sebbene riesca a entrare nel settore giovanile del Legia Warsaw (ha iniziato le giovanili nel Delta Varsaw), il club più importante della capitale, è quella piccola gioia a trasformarsi presto in amarezza fortissima.

Dal Delta al Legia, dal Legia al Pruszków

Il primo trasferimento fu un upgrade di quelli da gonfiarti di autostima: col Delta Lewandowski segnò il primo gol della carriera da professionista: 30 aprile 2005, contro il KS Łomianki. Come gli succedeva spesso, anche in quella circostanza subentrò dalla panchina: nel 4-1 finale c’è anche il suo zampino. Chi ha provato a ricostruire con testimonianze dirette, ricorda che fu un gol di piede da posizione favorevolissima dopo un fraseggio corale

Quel match ha per Lewandowski un’importanza capitale: era infatti presente lo scout del Legia, lo seguiva da un po’ ma quell’occasione fu decisiva affinché si convincesse del tutto. Nel giro di poche settimane arrivò il contratto con il club più importante del paese.

Le ricostruzioni successive – il The Guardian ha dedicato agli esordi di Lewandowski un articolo molto approfondito – parlano di quel giovane come un ragazzo sereno, sicuro, sorridente. Eppure, in campo, deludeva.

Lewandowski, preso per attaccare la profondità e sfruttare la velocità, non convinse: il fardello di un problema alla caviglia fu forse l’elemento decisivo affinché il club decidesse di farne a meno. Un anno, quattro gol e poche altre tracce lasciate sul terreno di gioco.

Un acquisto da 900 sterline

Si fece avanti lo Znicz Pruszków, club minore con sede a Pruszków, distretto di Pruszków, voivodato della Masovia. È una città di poco meno di 60mila abitanti e il club, fondato nel 1923, anche a quel tempo proseguiva una linea di investimenti molto chiara: puntava sui giovani scartati dalle altre società per recuperarli attraverso la valorizzazione del potenziale. In Lewandowsi videro qualcosa ma, più di tutti, a puntare su quel ragazzino non ancora maggiorenne fu il presidente, Sylwiusz Mucha-Orliński.

È il 2006: il club spende 900 sterline per assicurarsi il cartellino di Robert e lui comincia la preparazione con la nuova squadra, che avrebbe partecipato al campionato di terza divisione polacca.

A raccontare quei mesi è stato, successivamente, uno dei giovani calciatori, compagni di club di Lewandowski allo Znicz Pruszków.

Daniel Kokosiński, classe 1985, ex difensore e attualmente vicedirettore del Wisła Płock, ha sintetizzato a The Guardian: quasi nessuno si strappò i capelli per quel ragazzino che non impressionava.

Ma chi è questo attaccante che non segna?

Durante un’amichevole contro il Dolcan Ząbki, vedeva quel compagno sprecare un numero troppo alto di occasioni.

“Ero davvero arrabbiato. Sono andato dall’allenatore e gli ho chiesto chi fosse questo attaccante inefficace. Poi siamo andati in ritiro a Trzcianka. Robert non era in perfette condizioni; correva in modo molto strano. L’allenatore lo vedeva ed era dubbioso su di lui. Il nostro presidente, Sylwiusz Mucha-Orliński, disse che si accollava la responsabilità. Se Robert non è abbastanza bravo, disse, lo pagherò di tasca mia”.

Mucha-Orliński non tirò mai fuori una lira.

Era motivato e lavorava duro, gli ex compagni ricordano questo. Voleva dimostrare al Legia quanto quel giudizio fosse stato eccessivamente frettoloso e che si era trattato di un errore di valutazione. Nel calcio ce ne sono stati migliaia.

Come è esploso Lewandowski in Polonia

La fortuna gli venne in soccorso: cominciò a giocare con maggiore assiduità quando un altro attaccante del club, Daniel Wojtulewicz, si infortunò. È il treno che prima o poi passa: devi farti trovare in attesa, sulla banchina. Il giovane Robert divenne straripante e chiuse la stagione con 15 reti. Capocannoniere del campionato.

Al secondo anno, complice la partenza di Bartek Wiśniewski, attaccante più maturo e quotato, l’allenatore Jacek Grembocki trasformò Lewandowski nel perno attorno a cui ruotava il gioco. Unica punta, leader indiscusso, risolveva le partite da solo. 21 reti quell’anno, capocannoniere per la seconda stagione di fila.

Il Lech Poznań, Lewandowski sta diventando Lewandowski

Lewandowski stava diventando Lewandowski anno dopo anno e la misura del suo talento non poteva più essere la serie minore.

Il trasferimento al Lech Poznań arrivò nel 2008. Due stagioni: 58 partite per 32 reti. Migliorò nel gioco spalle alla porta, diventò più completo, anche tatticamente.

30 presenze e 14 gol nel primo anno, terzo cannoniere assoluto. 28 gare e 18 reti la stagione successiva: 2009/10, il Lech Poznań vinse l’Ekstraklasa e Lewandowski si aggiudicò la classifica dei marcatori.

Il dejavù. Lewandowski stava diventando Lewandowski anno dopo anno e la misura del suo talento non poteva più essere la Polonia.

L’incontro più importante è con Jurgen Klopp

Per l’Europa, quel giovane che stava incantando la Polonia, era poco più di una scommessa ma, come tutte le scommesse alle quali fatichi ad aggrapparti, aveva tra i pro un incredibile elemento di appeal: tutto sommato, si trattava di un investimento a un costo moderato. Ci pensò seriamente anche il Genoa di Enrico Preziosi, poi non se ne fece nulla e, nella vita professionale di Lewandowski, fece breccia un certo Jurgen Klopp.

Poco meno di cinque milioni per portarlo al Borussia Dortmund. È il tassello più importante di tutta la carriera, l’elemento decisivo per scrivere in un certo modo il corso successivo. Con Klopp deve adattarsi a un calcio più veloce e fisico, fatica a ritagliarsi un ruolo e spesso gioca fuori ruolo. Ma imparano a conoscersi: Klopp diventa indispensabile per la crescita tecnica e mentale di Lewandowski. Gli insegna quando rallentare e quando accelerare, lo rende letale in area di rigore, gli restituisce serenità e fiducia.

Dirà Lewandowski di Klopp: “Ha visto qualcosa in me che io non vedevo e liberato il mio istinto da attaccante”. Dirà Klopp di Lewandowski negli ultimi periodi della permanenza di entrambi al Dortmund: “La differenza tra il giocatore che abbiamo acquistato e quello che è diventato è incredibile”.

Lewandowski al Milan: non per denaro, non per prospettive

Da allora a oggi la bacheca di Robert Lewandowski è diventata una collezione di cimeli che, ai traguardi di squadra, ha visto aggiungere due volte il The Best FIFA (2020 e 2021) e due Scarpa d’Oro europee (2021 e 2022). A 37 anni, con la consacrazione trasversale che ne fa uno degli attaccanti più forti e prolifici che si siano visti nella storia del calcio, il futuro prossimo di Lewandowski è a un bivio: la corte del Milan è serrata, i contatti sono avviati, le aperture sono reciproche.

Non per denaro né per prospettive: lo sa il Milan, lo sa il polacco. Sarebbe l’ultima cartuccia prima di celebrare l’addio al calcio di Lewandowski: un paio di stagioni al massimo per scrivere le ultime cose, spendere le gocce di sudore residue e mettere in statistica i gol che archiviano oltre trent’anni di calcio professionistico.

Quel ragazzino ritenuto un errore di valutazione del calcio da 900 sterline e col dubbio di averle spese male, rischia di salutare tutti con quasi 900 gol all’attivo.

Leggi anche:

Studio Bonardo

ULTIME GALLERY

ULTIME NOTIZIE

SPORTS IN TV
E IN STREAMING

GUIDA TV:
Eventi sportivi in diretta tv oggi

 SPORT TREND

Caricamento contenuti...