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Allegri al Milan: stampa e i tifosi gridano al disastro, ma è l'ennesimo capitolo di una campagna denigratoria che non guarda i numeri

I rossoneri sono ancora terzi nonostante il crollo nel ritorno ma tolti Modric e Rabiot la squadra è debole: Atalanta, Como e Roma sono più forti

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Fabrizio Piccolo

Fabrizio Piccolo

Giornalista

Nella sua carriera ha seguito numerose manifestazioni sportive e collaborato con agenzie e testate. Esperienza, competenza, conoscenza e memoria storica. Si occupa prevalentemente di calcio

La caccia all’untore era partita presto, già alla prima giornata dopo la clamorosa sconfitta a San Siro contro la Cremonese e, nonostante un cammino prepotente nel girone d’andata, era proseguita a ogni starnuto: che Max Allegri sia un allenatore divisivo è cosa nota e non da oggi ma la campagna denigratoria nei suoi confronti negli ultimi anni alla Juve e in questa stagione in rossonero è diventata sempre più abrasiva. Allegri come l’AntiCristo calcistico, il vate del non gioco, l’emblema iconica della crisi del calcio italiano ma le cose stanno davvero cosi?

Cosa ha fatto Allegri alla Juve

Nell’ultima avventura alla Juventus Allegri non ha ripetuto le imprese del primo quinquennio (5 scudetti di fila) ma occorre ricordare la situazione che ha trovato. Un primo anno di assestamento con una squadra da svecchiare e reduce dai veleni con Sarri. Il terremoto societario con tutta la dirigenza decapitata dal caso plusvalenze al secondo anno e le dimissioni del CdA con il presidente Agnelli, Nedved e tutti gli altri membri. Lui solo come parafulmine per la squadra. L’anno dopo arriva Giuntoli con il compito principale di tagliare le spese: vanno via tanti big e tanti senatori, unico acquisto Thuram, non propriamente un top-player. Con il ds non c’è mai feeeling e finisce come finisce, con la lite pubblica dopo il successo in coppa Italia.

I meriti di Allegri al Milan

E veniamo al Milan. Nessuno gli chiede lo scudetto dopo i disastri del duo portoghese Fonseca-Conceicao e lui stesso invita alla cautela, ricordando che l’unico obiettivo è il quarto posto. Gli si può dar torto? No. La campagna acquisti è stata disastrosa, si salvano solo Modric e Rabiot ma gli altri sono comprimari che non giocherebbero in nessuna delle prime 8-9 squadre del campionat. Da Gimenez, preso l’anno prima, a Fullkrug e Nkunku non arriva niente o quasi ed ecco che Allegri è costretto a inventarsi Leao falso nueve. Una bestemmia per molti, una scelta forzata per il tecnico che sa anche che le condizioni fisiche dell’attaccante portoghese non gli consentirebbero più le folate sulla fascia lanciato in velocità, suo punto di forza da sempre.

Il guaio è che non solo i nuovi acquisti (compresi i vari Estupinan, Jashari, Ricci, De Winter ecc) non portano nè qualità nè quantità, il vero problema è soprattutto un altro. A “tradire” Allegri sono stati i due giocatori più forti della rosa, ovvero Leao e Pulisic. Erano stati loro due l’anno passato a salvare (fino a un certo punto) il Milan ma quest’anno hanno deluso fortemente. Ora con una squadra così mal messa davvero Allegri poteva fare di più? E’ terzo e la Champions è più che probabile. Non ha dato spettacolo? Può essere ma per lo spettacolo servono anche i giocatori adatti.

Senza Allegri il Milan è da settimo posto

La verità è che, nonostante il vantaggio di non giocare le coppe, questo Milan per come è stato costruito, è inferiore non solo a Inter e Napoli. E non solo alla Juve che lo tallona. E’ inferiore anche a Como, Atalanta (che sarebbe molto più in alto se fosse arrivato subito Palladino e non Juric al posto di Gasp) e Roma. E’ al livello del Sassuolo. E centrare la Champions sarà un mezzo miracolo, che ti chiami Milan o no. E sarà molto merito di Allegri (che pure viene sempre bombardato da critiche) che da settembre a marzo ha fatto le nozze coi fichi secchi, illudendo forse qualcuno che la squadra avesse valori assoluti.

Allegri al Milan: stampa e i tifosi gridano al disastro, ma è l'ennesimo capitolo di una campagna denigratoria che non guarda i numeri Ansa

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