Se Pep Guardiola lasciasse il Manchester City, magari per diventare il c.t. dell’Italia, il club dello sceicco Mansour punterebbe su Enzo Maresca, un allenatore di prima fascia per la Premier League, mentre in Italia sembra quasi dimenticato.
- Manchester City, Maresca per il dopo Guardiola
- La stima di Guardiola
- L’eredità di Pep
- Guardiola-Maresca: le origini dell’amicizia
- Le difficoltà col turnover
- Perché la serie A ignora Maresca
Manchester City, Maresca per il dopo Guardiola
Pep Guardiola ha ancora un anno di contratto col Manchester City, ma non è detto che abbia intenzione di onorarlo: secondo la stampa britannica, anzi, il catalano sarebbe fortemente tentato dall’idea di mollare anzitempo i Citizens, anche se non è ben chiaro per vivere un anno sabbatico o accettare una sfida del tutto inedita per la sua carriera come quella di c.t. dell’Italia. Di un’altra cosa è sicura la stampa inglese: se Guardiola andasse via, il City punterebbe su Enzo Maresca.
La stima di Guardiola
Una successione che sarebbe stata suggerita dallo stesso Guardiola, profondo estimatore del 46enne tecnico italiano. “Il Chelsea perde un allenatore incredibile e una persona incredibile”, disse Pep di Maresca nello scorso gennaio, dopo l’addio ai Blues, ultimo atto di una guerra intestina tra l’italiano e il club di proprietà di Todd Boehly. Una separazione motivata anche da alcune indiscrezioni legate a presunti contatti tra Maresca e il City, proprio in vista di un addio di Guardiola a fine stagione.
L’eredità di Pep
Le ragioni per cui Maresca è considerato l’erede perfetto di Guardiola affondano nella storia del legame tra i due, nel lavoro svolto insieme al City e anche nella condivisione di alcuni principi tattici: se il catalano è il profeta del gioco di posizione, Maresca è il discepolo che ha applicato gli insegnamenti del maestro addirittura in maniera più radicale. Ma come Guardiola, Maresca sa arricchire il suo gioco con trovate estemporanee: l’ultimo esempio nell’1-1 di novembre con l’Arsenal, quando lasciando avanzate frecce come Joao Pedro, Neto ed Estevao mandò in crisi i letali meccanismi sui calci piazzati della squadra di Mikel Arteta. Altro punto in comune, infine, è l’enorme personalità: senza, nella scorsa stagione Maresca non avrebbe potuto governare l’organico fuori scala da 50 giocatori del Chelsea.
Guardiola-Maresca: le origini dell’amicizia
Guardiola e Maresca si conobbero quando erano ancora calciatori e Guardiola giocava al Brescia, poi si sono ritrovati nella Liga, uno da allenatore del Barcellona e l’altro da calciatore del Malaga: la fascinazione di Maresca per il gioco dei blaugrana avviò un rapporto che portò poi l’italiano a lavorare al City, prima come tecnico dell’U23 che vinse il campionato riserve e poi come collaboratore della prima squadra. Da lì la chiamata al Leicester, con cui Maresca vinse la Championship al primo colpo (2023/24) e poi il passaggio al Chelsea, ricondotto prima in Champions League e poi al doppio successo internazionale, con le vittorie in Conference League e al Mondiale per club: un trofeo, quest’ultimo, alzato dominando il Psg di un altro erede del guardiolismo come Luis Enrique.
Le difficoltà col turnover
Nella seconda stagione al Chelsea, terminata con l’addio a gennaio, Maresca ha avuto maggiori difficoltà a gestire il turnover: nella scorsa il tecnico divise di fatto il Chelsea in squadra A per le competizioni in patria e squadra B per la Conference, una strategia non più applicabile in Champions, torneo molto più complicato che ha spinto il tecnico a utilizzare quasi sembre lo stesso blocco di giocatori, indispettendo la proprietà dei Blues.
Perché la serie A ignora Maresca
Più che i dubbi sulla capacità di gestione dell’organico o l’infelice parentesi in serie B col Parma del 2021 – fu esonerato per aver ottenuto solo 4 vittorie in 13 giornate – a rendere Maresca non particolarmente attraente per i club italiani sono probabilmente altri fattori. Su tutti l’attaccamento al gioco di posizione, ormai fuori moda in serie A dove il “gasperinismo” impera con le sue marcature a uomo. Ma anche un carattere poco incline alla diplomazia e l’abitudine di denunciare pubblicamente i problemi con i dirigenti: “Molte persone non hanno sostenuto né me né la squadra”, si sfogò lo scorso dicembre dopo il 2-0 del suo Chelsea all’Everton, poco prima di salutare i Blues proprio per i rapporti tesi con la dirigenza.
Dopo il suo addio, il Chelsea è crollato dal 5° all’8° posto e ormai fuori dalla prossima Champions League. A dimostrazione di come, carattere difficile o meno, Maresca sia un tecnico in grado di centrare gli obiettivi imposti dal club. E magari anche superarli, come s’è visto al Mondiale per club.
