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Mancini torna ct dell’Italia: dalle dimissioni del 2023 alle scuse, così prova a riconquistare gli azzurri

Roberto Mancini torna alla guida della Nazionale dopo l’addio del 2023 e le polemiche legate alla scelta dell’Arabia Saudita. Il percorso per ricostruire il rapporto con FIGC e tifosi passa dalle scuse, dai risultati e dalle scelte

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Auden Bavaro

Auden Bavaro

Giornalista

Lo sporco lavoro del coordinamento: qualcuno lo deve pur fare. Eppure, quando ha modo di pigiare le dita sulla tastiera, restituisce storie e racconti di sport che valgono il biglietto

Le scuse, da sole, sono solo un passo verso la riconciliazione. E la consapevolezza di aver commesso un errore, Roberto Mancini l’ha manifestata da un po’: una pubblica ammenda andata in onda su Raiuno nel 2024.

Giovanni Malagò ha riconsegnato la panchina della Nazionale a Mancini nonostante il malumore mai sopito di tanti addetti ai lavori – le parole pronunciate da Fabio Capello in una intervista pubblicata dalla Gazzetta dello Sport lo riassumono: “Ha fatto una cosa grave, non meritava di tornare” -, sfidando i mal di pancia di una platea consistente, il popolo azzurro.

La presentazione di Mancini mercoledì 29 luglio

Il tempo lenisce, i risultati aiutano la guarigione, le vittorie fanno dimenticare tutto. La conferenza stampa di presentazione di Mancini e del nuovo DT Claudio Ranieri è in programma mercoledì 29 luglio alle 18.20 presso la sede FIGC.

Il nuovo corso federale e Mancini non hanno la seconda via: ripartire subito e vincere in fretta.

Ripartire solo dopo aver ricucito lo strappo dell’estate 2023, quando Mancini lasciò gli Azzurri per il contratto milionario del calcio arabo (100 milioni di euro spalmati su quattro anni): le parole sono state l’ago, i gesti dovranno essere il filo per tenere insieme un tessuto ancora fragile. La ricostruzione avrà bisogno dei suoi mattoni: risultati, scelte e comportamenti.

Roberto Mancini lascia l’Al Saad

Ci sono almeno tre circostanze che raccontano il percorso avviato da Mancini per tornare a Coverciano.

La prima: ripercorrere a ritroso la strada che tre anni fa lo aveva allontanato dall’azzurro. Con la conclusione dell’esperienza all’Al Sadd di Doha, Mancini ha archiviato il capitolo del calcio mediorientale che tre anni prima lo aveva spinto a lasciare la Nazionale dopo la mancata qualificazione al Mondiale, in un momento di crescente distanza con la FIGC guidata da Gabriele Gravina.

Senza un CT, senza un presidente federale, senza un orizzonte definito: il momento di transizione della Federazione ha aperto una finestra, e Mancini ha allungato per primo la mano.

I no di Mancini a Premier League, Turchia e Portogallo

La seconda è stata saper aspettare. Mentre il suo nome veniva accostato a Benfica, Besiktas, Fulham e Nottingham Forest, il tecnico ha preferito non ripartire, rinunciando a quattro panchine prestigiose pur di restare libero. Una scelta che, col senno di poi, racconta una convinzione mai venuta meno: la storia con l’azzurro era solo interrotta.

Quanto guadagna Mancini da CT dell’Italia

La terza è arrivata al momento della firma. Dopo il contratto multimilionario che aveva alimentato le polemiche del 2023, Mancini ha accettato un accordo da otto milioni di euro complessivi in quattro anni. Un ingaggio lontanissimo dagli standard dei grandi allenatori europei e, soprattutto, dalle cifre che avevano accompagnato il suo addio alla Nazionale.

Le parole di Mancini al Tg1

In mezzo, ci sono state le parole. A meno di due mesi dalla conclusione dell’avventura in Arabia Saudita, intervistato dal Tg1, Mancini aveva già iniziato a ricomporre la frattura, ammettendo pubblicamente il rimpianto per una scelta che non avrebbe ripetuto:

Non la rifarei, per motivi tecnici e calcistici. Allenare la Nazionale credo sia la cosa più bella.

Mancini aveva indicato anche un’altra strada possibile, quella del dialogo mancato con il presidente federale di allora, Gabriele Gravina: “Se in un momento di difficoltà io e Gravina ci fossimo parlati un po’ di più, magari sarebbe andata in modo diverso”. E a chi continuava a leggere quella scelta come dettata dal denaro, aveva risposto con la frase più netta: “La mia storia parla per me”.

“L’Europeo del 2021: il top della carriera da allenatore”

Lo scorso giugno, a Parma, durante il Festival della Serie A, Mancini non ha parlato di ritorno, ma ha lasciato emergere il legame mai reciso con l’azzurro: “Mi manca qualcosa nella carriera di allenatore”.

È il senso di un discorso rimasto aperto. Perché, nonostante i successi con i club, l’Europeo del 2021 resta il vertice della sua carriera: “Per me è il top. Vincere non è mai semplice, ogni successo è importante. Ma con l’Italia ho vissuto anni incredibili”. E poi la frase più vicina al riconoscimento del passato: “Nella vita dovrei chiedere scusa a tante persone, capita a tutti”.

Guarire una frattura. E ripartire

Non è un caso che, ufficializzando il suo ritorno, Malagò abbia richiamato proprio quel percorso di riavvicinamento. “Le scuse fatte da Roberto sono state importanti. Sono il presupposto della conferenza di domani”.

Le reazioni a caldo del popolo azzurro sono contrastanti ma la visione predominante si porta dietro scetticismo e perplessità. Se fino all’annuncio di Mancini il tema era ripartire con un progetto, ora la priorità sembra essere guarire una frattura. Mancini tornerà a parlare mercoledì 29 luglio dalle 18.20, nel corso della conferenza di presentazione. Lo ascolteranno in tanti.

Mancini torna ct dell’Italia: dalle dimissioni del 2023 alle scuse, così prova a riconquistare gli azzurri Getty

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