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"Maradona era un malato mentale", al Processo per la morte del Pibe la testimonianza dello psicologo

Carlos Diaz, specialista in dipendenze, rivela che l'ex fuoriclasse aveva tre patologie croniche tra cui il disturbo bipolare e quello narcisistico

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Fabrizio Piccolo

Fabrizio Piccolo

Giornalista

Nella sua carriera ha seguito numerose manifestazioni sportive e collaborato con agenzie e testate. Esperienza, competenza, conoscenza e memoria storica. Si occupa prevalentemente di calcio

Da due settimane, sette professionisti sanitari (medico, psichiatra, psicologo, infermieri) sono sotto processo per la loro possibile responsabilità nella morte di Diego Maradona, avvenuta nel 2020 e tuttora avvolta di mistero. Nell’ultima udienza è arrivata la testimonianza di uno specialista psicologo che ha scosso l’aula e ha rivelato nuove patologie dell’ex fuoriclasse del Napoli e dell’Argentina.

La testimonianza dello psicologo

Carlos Diaz, psicologo specialista in dipendenze, è stato ascoltato per la prima volta presso il tribunale di San Isidro (vicino a Buenos Aires), dove da due settimane è in corso il processo sui sanitari che hanno avuto in cura il Pibe per la loro possibile responsabilità nella morte dell’icona del calcio argentino. Gli imputati nel processo negano ogni responsabilità per la morte di Maradona, sostenendo che sia avvenuta per cause naturali. Secondo lo psicologo Diego aveva parecchi problemi mentali: “Nel caso di Maradona, oltre alla dipendenza da alcol e psicofarmaci, abbiamo dovuto curare il disturbo bipolare e il disturbo narcisistico di personalità. Tre patologie croniche che durano tutta la vita”. Diaz ha aggiunto di aver accompagnato Maradona verso l’astinenza nell’ultimo mese della sua vita. Questa è la prima volta che uno specialista menziona pubblicamente una diagnosi di malattia mentale in Maradona, sebbene le sue dipendenze, in particolare da cocaina e alcol, fossero già note. “Mi è stato detto che il suo abuso di sostanze era strettamente legato ai suoi successi sportivi e che, di fronte alla frustrazione, non sapeva come affrontarla”, ha spiegato Carlos Diaz.

Il cambiamento di Maradona

Maradona è morto all’età di 60 anni il 25 novembre 2020, a causa di una crisi cardiorespiratoria associata a edema polmonare, da solo nel suo letto in una residenza affittata per il ricovero domiciliare, dove si stava riprendendo da un intervento di neurochirurgia senza complicazioni. Diaz, uno specialista in dipendenze di 34 anni, ha affermato di aver conosciuto Maradona appena un mese prima della sua morte e di aver percepito in lui “un reale desiderio di cambiamento” riguardo alle sue dipendenze. Il suo unico ruolo nell’entourage della star, sosteneva, era quello di accompagnarlo in un programma volto a raggiungere l’astinenza, che a suo dire aveva funzionato. “Maradona faceva uso di droghe ogni giorno, e dopo 23 giorni è risultato pulito senza assumere alcuna sostanza. Il referto tossicologico lo ha dimostrato.”

Nel primo processo relativo alla morte di Maradona, annullato nel maggio 2025 a seguito della ricusazione di un giudice, un medico legale certificò che le analisi tossicologiche non avevano rilevato alcuna traccia di droghe o alcol nel sangue di Maradona al momento del decesso. «Tutti noi volevamo il meglio per Maradona», ha affermato Carlos Diaz, dichiarando di non aver «chiesto un solo peso» per il suo sostegno all’idolo, la cui morte non gli ha portato alcun beneficio, anzi, «solo perdite». Perdite «economiche, emotive, soprattutto per la mia famiglia. Solo perdite, perché ciò che mi fa sentire più impotente è che ero completamente convinto che il malato volesse disintossicarsi, che volesse rimanere sobrio».

Lo sfogo dell’ex compagna di Diego

L’ultima udienza ha visto anche Veronica Ojeda, ex compagna di Maradona e madre del tredicenne Dieguito, dare in escandescenza tra lacrime e insulti durante la sua testimonianza. “Questi assassini, questi figli di p..a”, ha sbottato, rivolgendosi a Carlos Diaz, proprio mentre in aula veniva riprodotto un messaggio audio della convalescenza di Maradona, in cui lo psicologo sembrava denigrarla. «Ora capisco la manipolazione che stavano esercitando su tutta la famiglia : dicevano una cosa a me e un’altra alle figlie di Maradona, in modo che non fossimo unite». Il processo, con due udienze a settimana, potrebbe protrarsi fino a luglio.

"Maradona era un malato mentale", al Processo per la morte del Pibe la testimonianza dello psicologo Ansa

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