L’Italia e quel maledetto difetto cronico di non avere pazienza. È successo a Roma con Luis Enrique, oggi allenatore del Paris Saint-Germain che continua a collezionare trofei. Ed è successo a Parma con Enzo Maresca, ora alter ego di Pep Guardiola al Manchester City. Non bastano le buone intuizioni, bisogna anche crederci. Ma – si sa – nel Belpaese anche il più affascinante dei progetti si dissolve di colpo se i risultati non arrivano subito. Se l’asturiano è durato un anno nella Capitale, peggio è andata all’allenatore di Pontecagnano, la cui avventura in Serie B alla guida dei ducali è durata solo 100 giorni, nonostante avesse sottoscritto un contratto triennale.
- Maresca al Manchester City: al Parma durò 14 partite
- Maresca come Luis Enrique: simbolo del fallimento italiano
- La chiamata di Guardiola e i trionfi col Chelsea
- Nel segno di Pep: Maresca e la sfida Manchester City
Maresca al Manchester City: al Parma durò 14 partite
Calciatore prima e tecnico poi, giramondo per vocazione con esperienze in Spagna e in Grecia, fino all’approdo in Inghilterra. Appese le scarpette al chiodo, ha iniziato a formarsi all’Ascoli, a seguire la collaborazione con Montella al Siviglia e con Pellegrini al West Ham, sempre da vice. Nel 2020 la grande occasione al timone dell’Under 23 del Manchester City: esame superato a pieni voti, perché vince il campionato di Premier League 2.
Il Parma, ferito dalla retrocessione in B, lo chiama. Maresca è la scommessa di Kyle Krause, che punta su un giovane emergente e affamato per un progetto a lungo termine. Tre anni di contratto e l’ambizione di tornare in Serie A. Ma i risultati non arrivano: dopo 100 giorni e un totale di 14 gare, Coppa Italia compresa, cala il sipario dopo l’1-1 col Cosenza. Game over. Il bilancio in campionato è di quattro vittorie, cinque sconfitte e quattro pareggi: rendimento ritenuto insufficiente per andare avanti. Insomma, il divorzio subito dopo il sì.
Maresca come Luis Enrique: simbolo del fallimento italiano
A Roma Luis Enrique fu ribattezzato ‘Zichici’ dal capitano Francesco Totti. Rivoluzionario come il celebre scienziato, troppo per il calcio italiano. Che non ha saputo aspettarlo né apprezzarne le idee. Un anno e via. Poi sappiamo tutti come è andata.
A Parma Maresca ha sicuramente commesso errori dettati dall’inesperienza, come ammesso anche in alcune interviste, ma il suo, in una rosa che poteva contare su giovanissimi di talento come Bernabé, Bonny, Mihaila, sarebbe dovuto essere un progetto a lungo termine, e non di 100 giorni. Coincidenza: dopo la parentesi al Tardini, la sua carriera ha spiccato il volo.
La chiamata di Guardiola e i trionfi col Chelsea
Nel 2022 Guardiola lo richiama al City per sostituire Juanmo Lillo: diventa il suo braccio e conquista uno storico triplete. La stagione successiva passa al Leicester e stravince la Championship.
Quindi, il Chelsea: in 18 mesi vince la Conference League, riporta i blues in Champions League e si aggiudica la prima edizione del Mondiale per club negli States, battendo in finale – guarda un po’ – i campioni d’Europa del PSG guidati da Luis Enrique. L’Italia aveva tra le mani un diamante grezzo e non ha saputo valorizzarlo.
Nel segno di Pep: Maresca e la sfida Manchester City
Il rapporto con il Chelsea si è incrinato, perché Maresca aveva ammesso pubblicamente di aver avuto contatti col Manchester City. Così il primo gennaio lascia Londra per aspettare la chiamata della vita. Dal maestro all’allievo: Guardiola saluta l’Etihad dopo dieci anni e venti trofei. E consegna la sua creatura al suo erede designato, promesso sposo degli Sky Blues fin da quando ha messo piede a Manchester la prima volta.
Contratto di tre anni e la responsabilità di continuare nel solco del catalano. Enzo da Pontecagnano è pronto. Lo sappiamo. Ne siamo sicuri. Lo dice la sua storia recente e quella di chi ha avuto la fortuna di essere forgiato da Guardiola. L’Arsenal ha creduto in Arteta, il Bayern Monaco in Kompany, ma il Parma – squadra di Serie B – non ha fatto altrettanto con Maresca. E poi ci chiediamo perché il calcio italiano è indietro anni luce rispetto agli altri tornei top del Vecchio Continente.
