Quando quelli dell’antidoping bussarono alla sua porta, a sorpresa come prescritto dai protocolli in vigore in materia, era in una particolare condizione di stress fisico e mentale che la indusse a non fidarsi. Era il mese di aprile del 2025 e Marketa Vondrousova cacciò in malo modo i funzionari incaricati di effettuare un controllo. Oggi, poco più di un anno dopo, è arrivata la decisione dell’ITIA, l’agenzia mondiale antidoping con competenza sulle faccende tennistiche. La stessa che pizzicò Sinner positivo al Clostebol nel corso del torneo di Miami di due anni fa. Il rifiuto a sottoporsi a quel test è costato carissimo alla vincitrice di Wimbledon del 2023.
- Rifiuto del test antidoping: squalificata Vondrousova
- La giustificazione di Marketa: "Ero stressata, avevo paura"
- Nessuna clemenza dall'ITIA: "Test a sorpresa sono essenziali"
- Tesserino e documenti: non c'erano dubbi sul test a Vondrousova
- Squalifica fino a giugno 2030 e divieto di allenarsi e assistere a partite
Rifiuto del test antidoping: squalificata Vondrousova
La tennista ceca è stata punita col massimo della pena prevista per aver rifiutato di sottoporsi a un controllo: quattro anni. Potrà tornare in campo solo a partire dal 21 giugno 2030, anche se ha l’opportunità di presentare appello alla Corte Arbitrale dello Sport di Losanna, in Svizzera. Il meccanismo è lo stesso di chi rifiuta di sottoporsi all’alcol test, tanto per intenderci: nei suoi confronti si applica il massimo della sanzione prevista, come se fosse stato “beccato” coi livelli massimi di alcol nel sangue. Non c’è presunzione d’innocenza, nello sport in questi casi vige il principio della presunzione di colpevolezza.
La giustificazione di Marketa: “Ero stressata, avevo paura”
Sulla vicenda era intevenuta più volte la stessa Vondrousova, che in un post su Instagram aveva spiegato di aver reagito in quel modo a causa delle sue condizioni psicofisiche non ottimali. “Avevo raggiunto un punto di rottura dopo mesi di stress fisico e mentale“, si giustificò sui social accennando anche allo spavento provato quando i controllori bussarono alla porta di casa, poco dopo le 20. Marketa si spaventò molto per via del suo stato d’animo e anche perché, sulla scorta di aggressioni subite da conoscenti, aveva creduto a una messinscena. Una giustificazione a cui però non hanno creduto quelli dell’ITIA, che non l’hanno data per buona.
Nessuna clemenza dall’ITIA: “Test a sorpresa sono essenziali”
In una nota l’agenzia antidoping ha chiarito che “il punto di partenza per una sanzione in caso di rifiuto di un test deve essere lo stesso di quello previsto in caso di positività. Questo per garantire che chiunque faccia uso di doping non possa scontare una squalifica più breve semplicemente rifiutandosi di sottoporsi al test“. La CEO dell’agenzia, Karen Moorhouse, ha aggiunto: “Comprendiamo che il processo dei test sia scomodo e riconosciamo che rappresenta un ulteriore onere per le giocatrici, il cui lavoro è già sottoposto a un alto livello di pressione e controllo. Ma è essenziale per tutelare la lealtà sportiva“.
Tesserino e documenti: non c’erano dubbi sul test a Vondrousova
Proprio come i veri tecnici del gas o della luce, non quelli che si spacciano come tali per praticare truffe e raggiri, i commissari antidoping sono dotati di tutti gli “attrezzi del mestiere”. “I nostri addetti sono ben addestrati, professionali e il loro genere corrisponde sempre a quello della giocatrice”, ha chiarito Moorhouse. “Sono sempre muniti di un documento e le giocatrici possono verificarne l’identità in altri modi in caso di dubbi. I test a sorpresa sono essenziali e il tribunale indipendente ha confermato tale principio. Questo caso è un importante promemoria del fatto che i giocatori possono essere sottoposti a controlli antidoping in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo e che il rifiuto comporta rischi significativi”.
Squalifica fino a giugno 2030 e divieto di allenarsi e assistere a partite
Ora per Vondrousova si profila un lunghissimo stop. Le speranze che la squalifica sia annullata o ridotta dal tribunale di Losanna sono piuttosto flebili. La giocatrice ceca, che in carriera ha raggiunto la sesta posizione nella classifica WTA, ha avuto nel trionfo a Wimbledon di tre anni fa il punto più alto della sua parabola sportiva. Proprio come accadde a Sinner nei tre mesi di sospensione concordata con la WADA, Marketa non potrà giocare, allenarsi e neppure assistere a eventi organizzati da WTA, ATP e ITF, dagli Slam o da singole federazioni nazionali. A gennaio, ad Adelaide, la sua ultima partita.
