Le prove del Mondiale in America – per ora – sono già un disastro totale. La serata di festa per la riapertura dello Stadio Azteca è stata segnata da un grave incidente: poco prima del fischio d’inizio dell’amichevole tra Messico e Portogallo, un tifoso di 27 anni ha perso la vita dopo essere precipitato dal secondo al primo livello dell’impianto. A rendere l’atmosfera ancora più infuocata sono state le proteste al presidente americano Donald Trump.
- Tragedia prima della gara
- Proteste contro Donald Trump
- La riapertura dello stadio
- Un Portogallo dominante
- Messico in difficoltà
- Cori omofobi e tensione sugli spalti
Tragedia prima della gara
Parte con il piede sbagliato l’accoglienza pre-Mondiale in Messico. Una tragedia, poco prima dell’amichevole internazione, scatena il panico. Secondo quanto comunicato dalle autorità locali, l’uomo morto era in stato di ebbrezza e avrebbe tentato di scendere saltando dalla parte esterna della struttura. Soccorso immediatamente dal personale medico, non è stato possibile salvarlo.
In una nota ufficiale, la Segreteria della Sicurezza cittadina ha spiegato: “Nella zona dei palchi dello Stadio di Città del Messico, un tifoso in stato di ebbrezza ha tentato di scendere dal secondo al primo livello saltando dalla parte esterna, cadendo però fino al piano terra. È stato soccorso dal personale medico, ma ha perso la vita.”
Proteste contro Donald Trump
Nel pomeriggio, ore prima della gara, la città è stata teatro anche di una manifestazione politica. Un gruppo di dimostranti ha bloccato una delle principali arterie vicino allo stadio, improvvisando una partita di calcio con un pallone raffigurante il volto di Donald Trump.
L’iniziativa è stata organizzata per contestare i preparativi del Mondiale 2026, che vedrà il Messico tra i paesi ospitanti insieme a Stati Uniti e Canada.
La riapertura dello stadio
Dopo 22 mesi di lavori, lo storico impianto – inaugurato nel 1966 – ha riaperto con importanti interventi: aumento della capienza fino a 87.500 posti, nuovi seggiolini, impianti audio-video modernizzati e un campo ibrido.
L’obiettivo dichiarato dalla dirigenza è stato quello di migliorare l’esperienza complessiva dei tifosi, intervenendo anche su accessi, servizi e connettività.
Un Portogallo dominante
In campo, il Portogallo ha preso presto il controllo del gioco dopo una fase iniziale più prudente. La squadra guidata da Roberto Martínez ha costruito trame fluide e organizzate, con Vitinha grande protagonista a centrocampo.
Il palleggio lusitano, orchestrato anche da Bruno Fernandes e Rúben Neves, ha creato diverse occasioni, ma è mancata la precisione negli ultimi metri. Tra i più pericolosi João Félix, autore di conclusioni insidiose.
Messico in difficoltà
Il Messico ha faticato a contenere il possesso avversario, affidandosi a ripartenze sporadiche. Alcuni tentativi dalla distanza e azioni isolate non sono bastati per impensierire con continuità la difesa portoghese.
Nella ripresa, i cambi hanno dato un po’ di energia alla squadra, ma senza ribaltare l’inerzia del match. Nel secondo tempo il ritmo è cambiato con numerose sostituzioni. Il Portogallo ha continuato a imporre il proprio gioco, mentre il Messico ha provato a reagire con maggiore aggressività offensiva. Le occasioni più nitide sono arrivate da entrambe le parti, ma errori sotto porta e buoni interventi dei portieri hanno mantenuto il risultato sullo 0-0 fino al termine.
Cori omofobi e tensione sugli spalti
Nel finale, la serata è stata ulteriormente macchiata da episodi di intolleranza: sugli spalti sono risuonati cori omofobi, indirizzati anche verso il portiere messicano Rangel. Un clima teso che ha costretto gli organizzatori a intervenire con messaggi dagli altoparlanti per calmare i tifosi.
