Dà fastidio perché lo vedi quasi sempre ridere e scherzare (tranne quando viene sostituito o quando Pulisic non gli passa la palla), perché sembra sempre indolente e senza cattiveria, come se in campo volesse solo pensare a divertirsi come quand’era ragazzino e giocava nelle strade di Almada, il distretto di Setubal dov’è nato, perchè modaiolo, perchè canta (rap) e perché è troppo alterno, perchè a volte scompare in campo, a dispetto del suo nome (che in portoghese vuol dire “cuore di leone”). Ma Leao è davvero il vero e unico problema del Milan?
- Leao, un Calimero anticonformista
- L'infanzia difficile
- Il popolo rossonero scarica Leao
- Il modulo e il ruolo
Leao, un Calimero anticonformista
Ieri idolo, oggi capro espiatorio. Rafael Leao paga anche il suo modo di essere, non solo i gol sbagliati o un atteggiamento che può risultare irritante. Fino a qualche anno fa era il simbolo del Milan, il fuoriclasse da tenersi stretto al punto da inserire una clausola rescissoria da 175 milioni. Oggi il suo cartellino vale meno, molto meno di un terzo di quella cifra e nonostante un contratto fino al 2028 i rossoneri lo hanno di fatto già messo sul mercato. Per 40-50 milioni i rossoneri sono pronti a cederlo questa estate anche se i pretendenti – che erano tanti con il Chelsea in prima fila – non sembrano molti.
L’infanzia difficile
Leao oggi è ricco e famoso (anche se la sua popolarità sta andando a picco) ma come capita spesso ai campioni ha avuto un’infanzia difficile: “Non sapevamo come pagare i biglietti del treno per farmi arrivare al campo d’allenamento – scrive nel suo libro (dal titolo “Smile” che è tutto un programma) – ogni sera mio padre cercava un modo per portare soldi e cibo a casa. Il calcio era il mio sogno e, nonostante tutto, la mia famiglia è riuscita a darmi gli strumenti per realizzarlo. Per questo ora voglio dare a chi ha condiviso con me quei momenti la possibilità di vivere serenamente, senza preoccupazioni, e per questo tengo i piedi saldi a terra, perché so bene che la fama e il successo sono passeggeri nel calcio. Attraverso quello che faccio oggi voglio mostrare a tutti i bambini del mio quartiere e dei quartieri simili che possono farcela, indipendentemente dalle loro origini, a patto di non dimenticarsi mai da dove si viene”.
Il popolo rossonero scarica Leao
San Siro gli sta voltando la faccia da tempo e i fischi – partiti già nel primo tempo – al momento della sostituzione con l’Udinese sono stati l’ultimo segnale di un disamore crescente. Eppure in una stagione difficile come questa, tra infortuni e sballottamenti tattici, ha comunque segnato 9 gol in 1492 minuti giocati. Dopo l’infortunio all’adduttore destro del 9 dicembre, è subentrata la pubalgia che di fatto non lo ha mai abbandonato, nel nuovo anno Rafa ha giocato 14 gare su 16, 11 da titolare e solo tre per 90 minuti. A Napoli, nella partita più importante, Allegri l’ha messo solo negli ultimi minuti, per dire.
Il modulo e il ruolo
E’ innegabile che nel 3-5-2, che è stato il modulo base di Allegri, Leao soffre. Il tecnico livornese aveva impostato la sua scommessa: farlo giocare falso nueve e inizialmente si erano visti anche i risultati ma dopo tanti mesi si può riconoscere che l’esperimento è fallito, sia nel 3-5-2 che nel 4-3-3 dove anzichè largo sulla fascia ha giocato al centro. C’entrano anche i problemi fisici, chiaro: per come sta ora fa fatica a mettere in mostra le sue falcate da felino nella giungla, le sue fughe in ripartenza, i suoi scatti brucianti.
Pochi giorni fa Rafael Leao aveva postato sul suo profilo Instagram tre foto scattate durante un allenamento e aveva scritto: «Resetta, imposta, riparti!». Una maniera per auto-spronarsi a dispetto delle critiche, dei veleni e delle accuse che gli arrivano da destra (Di Canio, Cassano, Capello) e da sinistra (tifosi, qualche compagno). Leao irrita a prescindere, perchè fa musica rap, si veste in modo stravagante, ama la moda, frequenta le sfilate, ama le chat e i social (ora molto meno) ma l’impressione è che sia soprattutto diventato un parafulmine in un Milan dove la campagna acquisti è stata un mezzo disastro (e se ne parla poco), Ibrahimovic è scomparso dai radar, la proprietà è lontana, Tare ha perso l’appeal di quando era arrivato e il pubblico si stava abituando troppo bene a una classifica che non raccontava tutta la verità sull’effettivo valore di questa squadra.
