Il Milan nelle mani di Zlatan Ibrahimovic, unico superstite del repulisti di Gerry Cardinale. Una rivoluzione di questa portata si era vista raramente nel mondo del calcio: con una sola mossa, via Massimiliano Allegri, Giorgio Furlani, Igli Tare e Geoffrey Moncada. Il Diavolo viene di fatto azzerato da RedBird dopo il “fallimento inequivocabile” rappresentato dalla sconfitta casalinga col Cagliari, costata l’accesso alla Champions League. La decisione della proprietà di conferire maggiori poteri al senior advisor ha però scatenato la rivolta dei tifosi, sempre più sul piede di guerra e protagonisti, anche oggi, di nuove contestazioni.
- Milan, via tutti tranne Ibrahimovic: la scommessa di Cardinale
- Più poteri a Calvelli e Ibra, che però non ha tempo
- Il ritorno di Galliani e il retroscena con Furlani
- Tifosi in rivolta: proteste in città e sui social
Milan, via tutti tranne Ibrahimovic: la scommessa di Cardinale
Tanto tuonò che piovve. Il popolo rossonero chiedeva da tempo le dimissioni dell’ad Furlani, ma Cardinale ha deciso di andare oltre, mandando via anche Allegri, Tare e Moncada. Il numero uno di RedBird prende in mano il club restituendo centralità a Ibrahimovic, rimasto apparentemente ai margibra box
ini nell’ultima stagione anche a causa dei contrasti con Allegri.
Lo svedese torna così in modalità “boss”, come già accaduto durante la tormentata annata vissuta con Fonseca e Conceicao. E nella “profonda riorganizzazione” annunciata da RedBird Capital Partners avrà un ruolo centrale anche Massimo Calvelli, ex Chief Executive Officer dell’Atp che dal luglio 2025 ricopre gli incarichi di ceo International di RedBird Development Group e Operating Partner di RedBird Capital Partners. Diventato in poco tempo una figura chiave e di riferimento per Cardinale, sarà proprio Calvelli a guidare insieme a Ibra la rivoluzione rossonera.
Più poteri a Calvelli e Ibra, che però non ha tempo
Se toccherà a Calvelli individuare il nuovo amministratore delegato, Zlatan avrà invece il compito di scegliere allenatore e direttore sportivo. Del resto, il Milan si è svuotato e qualcuno dovrà necessariamente prendere le decisioni operative.
C’è però un problema: lo svedese non ha molto tempo a disposizione. Presto volerà infatti negli Stati Uniti per commentare i Mondiali per Fox Sports. Tradotto: il margine per completare il nuovo mosaico rossonero è ridottissimo. Chi prenderà il posto di Allegri? I nomi emersi nelle ultime ore sono quelli di Iraola e Xavi, ma attenzione anche alla pista Italiano. Per il ruolo di direttore sportivo, invece, calano le quotazioni di D’Amico mentre prende quota l’ipotesi estera.
Il ritorno di Galliani e il retroscena con Furlani
Con una dirigenza tutta da ricostruire prende corpo anche l’atteso ritorno di Adriano Galliani, storico amministratore delegato del Milan di Silvio Berlusconi con cui ha vinto tutto, in Italia e in Europa.
In realtà il “Condor” era già stato vicino al rientro in società la scorsa estate, ma – come rivelato da Matteo Moretto – sarebbe stato proprio Furlani a opporsi. Ora, però, i tempi sembrano maturi. E non è finita qui: torna infatti con forza anche il nome di Giovanni Carnevali, amministratore delegato del Sassuolo. Nei prossimi giorni se ne saprà di più.
Tifosi in rivolta: proteste in città e sui social
La tensione continua a salire nella Milano rossonera. I tifosi hanno esposto striscioni sia all’esterno dell’hotel in cui soggiorna Cardinale sia davanti a Casa Milan. Su Instagram la Curva Sud attacca duramente: “Invece di rinchiuderti come un topo negli hotel di lusso, sparisci insieme a tutto il circo che hai messo in piedi da quattro anni a questa parte”. Nel mirino dei social finisce anche il senior advisor. “Cardinale e Ibrahimovic purtroppo sono sempre lì. E sono perfettamente in grado di fare danni peggiori” scrive Mario su X. “Benissimo il repulisti. Ma doveva essere epurato anche (e soprattutto) Ibrahimovic. L’augurio che Cardinale venda la società è valido da tempo” commenta MM.
Alberto invece ammette tutta la sua preoccupazione: “Ho molta, molta paura di Ibrahimovic”. Kristian chiude così la questione: “Il Milan ha esonerato tutti. Tutti tranne Ibrahimovic. E questa, più che una rivoluzione, sembra l’ennesima contraddizione di una stagione gestita malissimo. Profondo rosso”.
