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Milan, non è un club per italiani: Longoni al PSG come Donnarumma. Amorim deciderà su Camarda e i suoi fratelli

Da Donnarumma a Longoni, passando per Camarda e gli altri talenti del vivaio: il Milan continua a interrogarsi sul proprio rapporto con i giovani italiani.

4 min di lettura

Alessio Raicaldo

Alessio Raicaldo

Web editor

Un figlio che si chiama Diego e la tesi di laurea sugli stadi di proprietà in Italia. Il calcio quale filo conduttore irrinunciabile tra passione e professione. Per Virgilio Sport indaga, approfondisce e scandaglia l'universo mondo dello sport per antonomasia

Perdere un talento fa parte del calcio. Perderne due, entrambi portieri, entrambi italiani e diretti a Parigi, inizia a sembrare una tendenza. Alessandro Longoni è l’ultimo gioiello del settore giovanile rossonero a salutare Milanello per trasferirsi al Paris Saint-Germain, una storia che inevitabilmente richiama alla memoria quella di Gianluigi Donnarumma. Nel frattempo, il nuovo corso targato Ruben Amorim dovrà decidere il futuro di un’altra generazione di ragazzi cresciuti in casa, a partire da Francesco Camarda. Il Milan cambia pelle, ma il rapporto con i suoi talenti italiani resta un tema aperto.

Longoni al PSG, un’altra fuga verso Parigi

L’ultimo addio che fa discutere è quello di Alessandro Longoni. Il portiere classe 2008, campione d’Europa Under 17 con l’Italia nel 2024, si trasferirà al Paris Saint-Germain a parametro zero e verrà subito aggregato alla prima squadra di Luis Enrique come terzo portiere.

La separazione è maturata negli ultimi mesi per ragioni sia tecniche sia economiche. Longoni non era stato inserito stabilmente nel gruppo della prima squadra e, al momento di discutere il rinnovo, le parti non hanno trovato un’intesa. A incidere, però, sarebbe stato anche il lungo periodo di incertezza societaria e il conseguente rallentamento delle decisioni strategiche sul settore giovanile. Un ritardo che il PSG ha sfruttato con tempismo.

Il precedente Donnarumma e un paragone inevitabile

Quando un portiere italiano lascia il Milan per approdare al Paris Saint-Germain, il pensiero corre inevitabilmente a Gianluigi Donnarumma. Anche l’attuale numero uno della Nazionale salutò il club rossonero a parametro zero per trasferirsi sotto la Torre Eiffel, tra polemiche e rimpianti.

Le situazioni sono diverse per peso specifico e curriculum, ma il filo conduttore rimane lo stesso: un talento cresciuto in casa che il Milan non riesce a trattenere. Longoni non ha ancora esordito tra i professionisti, ma viene considerato uno dei prospetti più interessanti del panorama italiano e il suo addio riapre il dibattito sulla capacità del club di valorizzare e blindare i migliori prodotti del vivaio.

Camarda e gli altri: adesso decide Amorim

Se Longoni è già una pagina chiusa, il futuro di Francesco Camarda e degli altri giovani rossoneri è ancora tutto da scrivere. Come riportato dalla Gazzetta dello Sport, Ruben Amorim valuterà personalmente diversi ragazzi del vivaio durante il ritiro estivo.

Oltre a Camarda, il tecnico portoghese osserverà da vicino Torriani, Comotto, Zeroli, Odogu, Cissé e Scotti. Il primo allenamento del 13 luglio rappresenterà una sorta di esame di maturità per una generazione che sogna di ritagliarsi uno spazio nel nuovo Milan. Alcuni potrebbero restare in prima squadra, altri partire nuovamente in prestito per proseguire il proprio percorso di crescita.

Il paradosso di un Milan sempre meno italiano

Negli ultimi anni il Milan ha investito molto sul proprio settore giovanile e ha prodotto diversi talenti di livello. Eppure, il paradosso è evidente: sempre più spesso i migliori prospetti italiani faticano a trovare continuità in rossonero o addirittura lasciano il club prima di sbocciare definitivamente.

Da Donnarumma a Longoni, passando per i dubbi sul futuro di Camarda, emerge una domanda inevitabile: il Milan è ancora un ambiente ideale per la crescita dei giovani italiani? Le prossime settimane e le scelte di Ruben Amorim daranno una prima risposta. Perché il nuovo corso rossonero passa anche dalla capacità di non perdere altri talenti cresciuti in casa.

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