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Milan, Cardinale deluso: Furlani, Ibra, Allegri e Tare in bilico. Leao verso lo United e Leonardo invoca Maldini

La crisi rossonera rischia di portare a una vera e propria rivoluzione. Senza Champions League, il numero uno di RedBird potrebbe fare tabula rasa

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Lorenzo Marsili

Lorenzo Marsili

Sport Specialist

Giornalista pubblicista, redattore, divulgatore. E' una delle anime video del sito: racconta in immagini un evento e lo fa come pochi altri

Con la disastrosa notte di San Siro che complica i piani verso la qualificazione Champions si è raggiunto il colmo. Questo il pensiero di Gerry Cardinale, infuriato e pronto a far saltare più di una testa in caso in cui l’obiettivo stagionale dovesse realmente sfuggire di mano al suo Milan. Un’eventualità tanto tragicamente concreta, quanto difficilmente immaginabile appena un paio di mesi fa, quando i rossoneri vincevano il derby e riaprivano la corsa scudetto. Ma tant’è, la rivoluzione è davvero possibile.

Tutti sotto accusa

La squadra di Allegri appare oggi svuotata e timorosa. I soli 7 punti nelle ultime otto uscite e la veemente protesta dei tifosi sono lì a certificare la crisi. Cardinale osserva e prende atto. La situazione attuale non può assolutamente soddisfarlo e, così, il patron rossonero inizia a valutare una rivoluzione a tutti i livelli in Via Aldo Rossi. Sotto accusa ci finiscono praticamente tutti, dai massimi rappresentati societari ad Allegri.

La calma prima della tempesta

Come riportato da La Gazzetta dello Sport, il numero uno di RedBird vuole vincere e continuerà a investire nel Milan. Arrivare in Champions è fondamentale per il bilancio e le ambizioni. In caso di Europa League o, peggio, di Conference il Diavolo cambierà dalle fondamenta. Per ora, però, tutto tace. Ci sono due partite – con Genoa e Cagliari – da affrontare serrando i ranghi e, soprattutto, da vincere per centrare l’obiettivo.

Scelte rimandate a fine stagione

Una volta tratteggiato il destino del Milan sul piano calcistico, Cardinale avvierà le valutazioni e si comporterà di conseguenza. Nessuna distinzione e nessun trattamento di favore. Le posizioni di Furlani, Tare, Moncada e Ibrahimovic verranno soppesate anche alla luce del mercato e in vista di un non impossibile cambio in panchina, con anche Allegri in bilico.

Leao può partire

Il tutto senza tralasciare ovviamente la questione calciatori. Da un lato, per un mercato che dovrà azzerare gli ultimi clamorosi abbagli ed errori e, dall’altro, che dovrà fare i conti con le situazioni più delicate. Il nome più in vista, emblema designato del momento nerissimo della squadra di Allegri, è ovviamente quello di Rafael Leao, ricoperto ancora una volta di fischi al momento dell’uscita dal campo nella gara contro l’Atalanta e sempre più lontano da Milanello.

United pronto a piombare su Rafa

Proprio sul portoghese, infatti, SportMediaset aggiorna circa un interessamento concreto dello United. Gli emissari della metà rossa di Manchester sarebbero, infatti, stati avvistati anche ieri sera a San Siro per assistere a Milan-Atalanta e prendere appunti sul portoghese, che ha smesso di sorridere e che starebbe valutando l’addio al Diavolo rossonero per abbracciare i Red Devils.

D’altronde, il prossimo 10 giugno per Rafa saranno 27 candeline e, con ancora due anni di contratto, anche il Milan sembrerebbe – pur non senza rimpianti – pronto a separarsi dal proprio uomo simbolo. Le cifre sono quelle ventilate nelle passate settimane. A fronte di un’offerta da 45-50 milioni si può chiudere.

Leonardo incorona Maldini

Sul momento no del Diavolo è intervenuto in queste ore anche il grande ex calciatore e dirigente rossonero, Leonardo, che a Cronache di spogliatoio, ha concentrato la propria attenzione sulla separazione con Paolo Maldini: “Gli algoritmi devono appoggiare il lavoro dei dirigenti e non sostituirsi a loro. Non so proprio quale algoritmo consiglierebbe di licenziare Maldini”.

“Non vedere Paolo al Milan – ha proseguito il brasiliano – fa male a tutti. Con la sua esperienza, è una figura che deve essere nel mondo del calcio. Ha tanto da dare, magari anche al calcio italiano in generale, ma lì entrano in giocano anche questioni politiche. Paolo se la deve sentire. Oggi serve qualcosa che riesca trascinare il movimento e che gli fornisca un obiettivo in cui credere. E non è una cosa facile…”.

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