Il suo sorriso stride con il freddo del ghiaccio su cui ama giocare. Cresciuta proprio a Cortina, Marta Lo Deserto ha saputo trasformare una passione in una missione: portare l’Italia tra le potenze di uno sport che chiede tutto, ma restituisce emozioni uniche. In Italia il curling è poco praticato, le azzurre come lei sono costrette a gareggiare quasi sempre in tornei all’estero e le Olimpiadi in casa sono un’occasione irripetibile per fare pubblicità a questo sport. E in vista di Milano-Cortina 2026 non ha paura di accelerare. Intervistata in esclusiva da Virgilio sport l’azzurra del curling si confessa. La portacolori delle Fiamme Gialle è pronta a guidare la squadra azzurra forte anche degli insegnamenti raccolti agli ultimi Mondiali dove l’Italia non è riuscita a centrare l’accesso ai play-off.
Marta manca ancora un po’ ai Giochi, è un pensiero che già la prende o è concentrata solo sull’attività di questo periodo?
“No, no. Ci sto pensando molto, l’attesa è forte, la sento molto e un po’ di ansia c’è perchè aspettiamo ancora la convocazione ufficiale, che potrebbe arrivare tra fine dicembre e gennaio. E’ innegabile che ci sia un po’ di pressione”
Cosa rappresenta per lei la possibilità di vivere un’Olimpiade “in casa”?
“Una grande emozione, non giochiamo mai in Italia, i tornei anche quelli minori – sono sempre all’estero. Io poi sono proprio di Cortina, sarà bellissimo giocare davanti ad amici e familiari. Mi spiace però che la sede delle gare non sia Milano, sarebbe stata l’occasione per far conoscere il curling in un posto nuovo e dare una spinta al movimento, confidiamo nell’onda mediatica”
Il curling è uno sport di tecnica e precisione ma poco noto. Cosa l’ha spinta a sceglierlo?
“Da piccola mi ci portò una mia compagna, mi vide il dt Mariani e disse che me la cavavo. Da quel giorno non ho più smesso, amo questa disciplina, è uno sport di squadra, si gira il mondo, serve precisione ma anche testa”.
A cosa pensa nei secondi prima del tiro, quando tutto si concentra in un istante?
“A capire dove si può sbagliare”
C’è una scaramanzia cui è legata?
“Non gioco se non c’è l’ elastico sulla mia scopa, l’ho sempre avuto, ovviamente cambiandolo, e non può mai mancare”.
Come vi caricate prima di una gara?
“C’è chi sente musica, chi chiacchiera ma 10’ prima ci raggruppiamo tutte insieme e studiamo come comportarci, la tattica, l’approccio…Le chance della spedizione azzurra sono molto alte, non andiamo solo per partecipare, abbiamo potenzialità da medaglia ma dovremo dare il 100%”.
L’affascina l’esperienza del villaggio olimpico?
“Ho visto che hanno costruito tante casette raggruppate, spero lo rendano carino, ma l’esperienza olimpica è bellissima anche per questo, hai modo di conoscere atleti di tutto il mondo. Però avrei preferito il villaggio di Milano , avrei potuto conoscere il mio idolo, l’hockeysta Mike David…Spero di incontrarlo alla cerimonia d’apertura”.
