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Mondiali, Martinez dice addio al Portogallo: tra dimissioni ed esoneri quante panchine ribaltate. Ma Ancelotti resiste

Delusioni, flop, critiche e polemiche: quando un Mondiale finisce il primo a pagare è sempre l’allenatore. E anche questa edizione non fa differenza: Nagelsmann, Koeman, Aguirre e Martinez, tutti a casa…tranne Carletto

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Gerry Capasso

Gerry Capasso

Giornalista

Per lui gli sport americani non hanno segreti: basket, football, baseball e la capacità innata di trovare la notizia dove altri non vedono granché

La difficile vita dell’allenatore, vale per i club e vale ancora di più per le nazionali. Il Mondiale non è ancora finito ma già si è conclusa l’esperienza in panchina per molti commissari tecnici. A vincere la Coppa del Mondo c’è solo una squadra e solo un allenatore, a essere esonerato o “invitati” alle dimissioni sono in tanti. L’unico a resistere saldamente è Carlo Ancelotti, che continua il suo progetto con il Brasile.

Martinez è l’ultimo di una lunga lista di esoneri e dimissioni

L’ultimo della lista è Roberto Martinez per cui le competizioni internazionali continuano a rimanere un tabù. Dopo alcune delusioni sulla panchina del Belgio, il commissario tecnico non è riuscito a fare meglio neanche con il Portogallo. I lusitani arrivavano con ambizioni decisamente diverse ma forse hanno pagato anche il peso mediatico di un Cristiano Ronaldo sul viale del tramonto ma allo stesso tempo ancora elemento centrale della rosa, almeno secondo i media. Al suo posto dovrebbe arrivare Jorge Jesus.

In Germania ha fatto scalpore il caso di Julian Nagelsmann, il flop tedesco ai Mondiali è stato paragonato al caso Italia con la Federazione che lo ha caldamente invitato alle dimissioni e ha già provveduto alla successione con l’arrivo in panchina di una leggenda come Jurgen Klopp. Dimissioni forzate anche per Ronald Koeman in Olanda dopo l’emanazione ai caldi di rigore contro il Marocco. Via dal Messico Javier Aguirre con Rafa Marquez che prende il suo posto.

Ancelotti non paga il disastro

Ogni regola vuole la sua eccezione e in questo caso è italiana e si chiama Carlo Ancelotti. L’esperienza del Brasile ai Mondiali non è stato niente meno che disastrosa, quando la nazionale verdeoro scende in campo qualsiasi cosa meno di una semifinale (e neanche sempre) equivale a un flop. Stavolta l’eliminazione è arrivata agli ottavi di finale per mano della Norvegia. Ma il tecnico italiano resta al suo posto per un paio di motivi. Il primo è di natura economica, solo qualche mese fa è infatti il rinnovo su un ricchissimo contratto che lo lega alla nazionale verdeoro fino al 2030, il secondo è legato al suo palmares (tra gli allenatori più vincenti al mondo) ma anche alla consapevolezza che il gruppo dei giocatori non fosse all’altezza di quelli del passato. Si arriva alla fine di un ciclo con Carletto che avrà la responsabilità di aprirne un altro.

La prima ondata dopo i gironi

Alla fine del Mondiale saranno pochissime le panchine che saranno rimaste salde. Già dopo la fase a gironi erano cadute le prime teste a cominciare dal ct della Scozia, Steve Clarke che ha rassegnato le dimissioni dopo una prima fase molto deludente. Clamoroso il caso di Marcelo Bielsa, l’Uruguay è sembrato spettatore a questa edizione della Coppa del Mondo con il leggendario allenatore che avrebbe anche litigato con alcuni senatori della squadra e le tensioni all’interno dello spogliatoio. E’ stato addirittura costretto all’esilio l’allenatore della Corea del Sud, Hyong Myung-bo, che è finito addirittura al centro di un’indagine governativa e ha deciso di riparare negli Stati Uniti. Il record però appartiene alla Tunisia che ha dato il benservito a Sabri Lamouchi dopo la prima sfida persa contro la Svezia, al suo posto Herve Renard che però ha perso le altre due partite e ha finito per dimettersi.

Mondiali, Martinez dice addio al Portogallo: tra dimissioni ed esoneri quante panchine ribaltate. Ma Ancelotti resiste Ansa

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