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Mondiali Volley, debutto sul velluto per l'Italia: la Slovacchia dura un set, Egonu mette giù 15 palloni, bene Nervini

Esordio senza patemi per l'Italia nel mondiale thailandese: comodo 3-0 alla Slovacchia con Nervini che si mette subito in ritmo. Domenica c'è Cuba

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Roberto Barbacci

Roberto Barbacci

Giornalista

Giornalista (pubblicista) sportivo a tutto campo, è il tuttologo di Virgilio Sport. Provate a chiedergli di boxe, di scherma, di volley o di curling: ve ne farà innamorare

Più fastidioso della Slovacchia c’è certamente il tifo a squarciagola degli asiatici sugli spalti. Che si accende anche quando non c’è bisogno di alzare i decibel, ma che non distrae troppo l’Italia di Julio Velasco nel giorno del debutto nella rassegna iridata thailandese. Dove puntuale arriva la vittoria consecutiva numero 30 della nazionale azzurra: poco ha potuto la Slovacchia per arginare lo strapotere tecnico di Egonu e compagne, che hanno impiegato tre quarti di primo set per scrollarsi di dosso un po’ di ruggine prima di accelerare e lasciare senza armi per rispondere le malcapitate slovacche.

Nervini titolare convince subito, Fahr domina a muro

Serviranno test più probanti per capire come stanno davvero le ragazze di Velasco, ma la prima recita ha lasciato in dote solo buone sensazioni. Con Stella Nervini schierata titolare in banda accanto a Myriam Sylla, di fatto l’unica sostanzialmente novità rispetto a quanto visto nelle precedenti campagne di VNL (manca Alice Degradi, a casa perché infortunata proprio come l’era capitato di fare un anno fa ai giochi olimpici di Parigi).

Per il resto giocano tutte le titolari: Orro al palleggio ed Egonu in posto 2, Danesi e Fahr sottorete, De Gennaro libero. La Slovacchia nelle prime battute riesce a tenere botta perché l’Italia è un po’ ingolfata, quasi come se dovesse togliersi un po’ di polvere dalle spalle. Il primo mini break arriva sul 7-6: errore in attacco di Sepelova, muro di Orro ed ace di Nervini per il +4 che diventa già una sentenza.

Anche se un mini parziale di 3-0 delle slovacche consente loro di ricucire fino al 17-15, dando l’illusione di poter assistere a un finale di set vibrante. Tesi rafforzata dall’ace di Sunderlikova che vale il 20-19, ma è davvero l’ultimo bagliore di luce prima dell’ondata azzurra che vale il 25-20 finale, complici ben 4 errori offensivi della Slovacchia (in mezzo anche un muro di Fahr, giusto per dire che ci siamo anche noi).

Parziali come se piovesse: anche la panchina si esalta

La partita di fatto finisce lì. Perché il secondo set si apre con un parziale di 8-0 (che diventa 11-1) e mostra una differenza tecnica quasi imbarazzante. Nervini si esalta due volte a muro e spinge anche in attacco, Egonu comincia ad andare in ufficio e per la difesa slovacca è una via crucis infinita.

Qualche errore di troppo al servizio accorcia un po’ la forbice, ma Velasco ne approfitta soprattutto per variare le interpreti, con Antropova che si mette subito in ritmo in avanti e Giovannini che entra per incidere al servizio (arriva direttamente dai 9 metri il suo primo punto nel torneo). Orro e Cambi si divertono a innescare tutte le bocche da fuoco azzurre e il 25-14 finale rende l’idea di quanto le cose si siano fatte subito semplificate.

In avvio di terzo set ci pensa nuovamente Nervini a trainare le compagne, con le avversarie che provano timidamente a restare a contatto approfittando anche di qualche sbavatura commessa nel campo italiano. Un 5-0 di parziale griffato Egonu (attacco da seconda linea e ace) e con in mezzo tre errori un po’ banalotti delle slovacche aiuta a semplificare ulteriormente le cose, con Sylla che si esalta nel finale tanto in attacco quanto in difesa e Omoruyi che sfrutta lo scampolo di partita che Velasco gli offre (25-15).

Velasco coglie tanti aspetti positivi: “E che bella la festa finale”

Per una volta Julio Velasco non risparmia complimenti alle sue ragazze, partendo dal finale. “Mi è piaciuto moltissimo vedere quanta festa sia stata fatta dopo che era caduto l’ultimo pallone. Bisogna sempre rispettare le avversarie: la Slovacchia non era al nostro livello, ma la felicità che ho visto sui volti e nei comportamenti delle ragazze è sintomo che ci tenevano tanto a partire bene.

Sapevamo che non sarebbe stato tutto in discesa, specie all’inizio: tutte vogliono batterci e anche le altre squadre favorite del torneo hanno avuto difficoltà soprattutto nel primo set, magari poi uscendo alla distanza come capitato anche a noi. Il mantra resta lo stesso di Parigi: qui e ora, senza guardare più in là. Soprattutto è importante ripartire dopo ogni errore commesso, e questa cosa l’ho vista”.

Elogio per Nervini, di fatto al debutto da titolare su un palcoscenico tanto importante: “Ha fatto bene, s’è fatta aiutare anche dalle compagne dopo ogni errore, ma ha subito resettato ed è ripartita. Di solito in queste partite se commetti errori poi ti innervosisci, e invece tutte sono state molto tranquille e consapevoli dei propri mezzi. Con Cuba sarà un altro tipo di partita, ma è l’inizio che volevamo”.

La “cazzimma” di Fahr, il gatto disturbatore durante l’inno…

A caldo anche Sarah Fahr e Myriam Sylla hanno commentato il debutto nel mondiale thailandese. “È andata un po’ come ci immaginavamo che sarebbe andata”, ha esordito Fahr. “All’inizio eravamo un po’ contratte, poi ci siamo sciolte e credo che abbiamo fatto vedere buone cose. Alti e bassi in una gara d’esordio ci possono stare, ma siamo state brave a reagire ad ogni momento di difficoltà. Ci sentiamo bene, lavoriamo con grande impegno e con la giusta “cazzimma”, quella che ci vuole per andare lontano”.

Sylla è sulla stessa lunghezza d’onda: Tutte vogliono batterci, ma questa non è una novità. Ci siamo tolte subito un po’ di tensione, ma era importante cominciare col piede giusto. Ogni giorno cerchiamo di fare il nostro nel migliore dei modi, divertendoci e provando a migliorare”. Curioso siparietto durante l’inno con l’ingresso di un gatto: “Momento molto divertente, anche se mi dispiaceva vederlo così spaventato. In squadra avevamo qualcuno che sapevamo aveva paura e temevo che sarebbe scappata via, ma non è successo…”.

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