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Montreal, Darderi nel fango ci sguazza: rimonta Borges e si regala il decimo quarto di finale stagionale

C'è ancora Italia nel Masters 1000 di Montreal: per la prima volta in carriera Darderi conquista un quarto di finale sul cemento in un Masters 1000, superando in rimonta l'ostico Borges

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Roberto Barbacci

Roberto Barbacci

Giornalista

Giornalista (pubblicista) sportivo a tutto campo, è il tuttologo di Virgilio Sport. Provate a chiedergli di boxe, di scherma, di volley o di curling: ve ne farà innamorare

C’è un tricolore che sventola nel cielo di Montreal. Tutto merito di Luciano Taddeo Darderi, che quando c’è da battagliare è l’ultimo a tirarsi indietro. E anche stavolta Nuno Borges deve soccombere alla verve e alla resilienza del 24enne di Villa Gesell, che dopo aver battuto il lusitano a Bastad (vendicando il ko patito poche settimane prima a Mallorca) ha pensato bene di mandare una replica sul cemento canadese, centrando per la prima volta i quarti di finale di un Masters 1000 giocato sul veloce. Con questo fanno 10 apparizioni ai quarti di finale in stagione su 20 tornei disputati: la media è sicuramente apprezzabile, le premesse per spingersi oltre i propri limiti (forse) ancora più allettanti.

Battaglia vera: Luciano ne vien fuori alla grande

Perché se Darderi voleva mandare un segnale a se stesso, oltre al mondo che sta là fuori, contro Borges l’ha mandato forte e chiaro. E così facendo ha intanto rimesso piede in top 20, ma con una prospettiva dolce come il miele quando uno ha il mal di gola: avanzando anche nel turno successivo (dove sfiderà il vincente della sfida tra Rinderknech e Nakashima), quindi guadagnandosi la card per le semifinali, avanzerebbe per la prima volta in top 15.

Un proposito al quale magari Luciano penserà nelle prossime ore, consapevole di aver tirato fuori tutta la garra che c’è in lui nella battaglia contro Borges. Che s’era illuso (forse) troppo presto di avere la partita in pugno. Vinto 6-4 il primo parziale, nel secondo il lusitano era stato bravo a impedire a Luli di andare a chiudere i conti quando era avanti di un break, costringendolo a replicare e anzi a cambiare marcia per evitare una fine già scritta.

A quel punto però le cose hanno preso tutta un’altra piega, con un Darderi chirurgico nel finale, quando le forze cominciavano a venir meno e la partita era ormai tutta una questione di testa e di nervi. D’acciaio, visto l’andazzo di giornata.

Borges dinamitardo al servizio, ma non basta

Borges ha avuto il merito di partire forte al servizio, arma con la quale ha spinto Luciano costantemente fuori dal campo e senza munizioni per replicare. In generale il 94% di punti raccolti con la prima testimoniano la prolificità di Nuno, che pure deve attendere il nono game per avere le prime due palle break a disposizione, con una risposta vincente sulla seconda che di fatto lo pone in carrozza per andare a chiudere sul 6-4.

La reazione di Darderi è però lodevole: colleziona palle break come se piovesse e alla quinta, nel quarto gioco, trova il modo per allungare, salendo poi sul 4-1 dopo un game nel quale salva due opportunità per il controbreak. Nonostante le percentuali bulgare di Borges al servizio (altri 6 ace nel set) sono i 16 gratuiti a condannarlo a cedere per 6-3, rimandando l’epilogo al terzo set. Luciano è un po’ falloso e non fa sempre la cosa giusta, ma il modo col quale è rientrato in partita è la riprova che nel fango lui ci sguazza da morire.

Darderi non trema quando c’è da chiudere i conti

Quando Borges sente l’odore della preda, per Luli sono sempre guai: deve annullare due palle break nel primo gioco sul suo servizio, poi però aumenta l’intensità dei colpi, obbligando il rivale a forzare la mano. È il settimo gioco quello che sembrerebbe chiudere le ostilità, con Darderi che ottiene un break che pare tramortire l’avversario (l’ultimo punto è un doppio fallo). E invece non cambia nulla nello spartito di una partita pazzerella, dove Borges riconsegna il torto subito trovando l’immediato contro break e salendo poi sul 5-4.

La pressione ora ce l’ha tutta Luciano, che pure tiene la battuta nonostante un pericolosissimo 30-30, andando poi a guadagnarsi il break decisivo nel gioco successivo, quando il lusitano la combina grossa sbagliando un comodo smash sulla palla break travestita da palla match. Perché quando Luli deve andare a sigillare il conto sul proprio servizio non concede che le briciole: il 7-5 finale consegna al figlio di Gino un quarto di finale tutto cuore e sregolatezza, due ore e 22’ dopo aver giocato il primo punto di giornata. Aggrappata a Darderi: l’Italia del tennis a Montreal, nel torneo più strambo della stagione, non poteva trovare una guida più sicura.

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