Diego Armando Maradona abbandonato a se stesso mentre le sue condizioni peggioravano rapidamente: l’accusa è pesantissima ed è sulla tesi della negligenza medica che ha portato alla morte dell’argentino che a San Isidro, periferia di Buenos Aires, è iniziato un nuovo processo per accertare e chiarire cosa sia davvero accaduto negli ultimi giorni di vita del PibedeOro.
Si è appena riaperto il processo sulle cause che hanno portato alla morte di Maradona.
- Un processo azzerato e ripartito da zero
- L’annuncio della morte di Maradona
- Le parole che scuotono l’aula
- La difesa: nessun abbandono
- Un caso che divide e fa discutere
Un processo azzerato e ripartito da zero
Oltre cinque anni dopo la morte di Maradona, la giustizia argentina torna a esaminare uno dei casi più controversi e dibattuti: il processo si riapre dopo l’annullamento del primo a causa della partecipazione di una magistrata integrante della giuria a una docufiction sulla vicenda giudiziaria.
Si riparte da capo. Sul banco degli imputati ci sono sette operatori sanitari – tra medici, infermieri e specialisti – che lo avevano in cura quando è morto per un arresto cardiaco in una vila appena fuori Buenos Aires.
L’accusa è di omicidio con dolo eventuale, una figura giuridica che implica la consapevolezza del rischio di morte del paziente. Mauro Baudry, uno degli avvocati dell’accusa, ha ribadito a beneficio di telecamera che “tutti sanno che ci sono dei responsabili: i medici accusano gli infermieri e viceversa. Nessuno vuole assumersi la sua colpa”.
Il processo continua a tenere acceso il dibattito sulle cause che hanno portato alla morte di Maradona. L’ex compagna, Veronica Ojeda, continua a chiedere giustizia per la sua memoria:
“Ho sentito già nel primo giorno di udienze cose terribili, tutto ciò mi provoca molta tristezza”.
Di recente è tornato sul decesso di Maradona anche Gabriel Omar Batistuta che non ha risparmiato parole dure a nessuno, nemmeno a se stesso.
L’annuncio della morte di Maradona
25 novembre 2020: erano passate le 13 ora locale, poco dopo le 17 italiane. È la notizia di apertura del TG1, alla conduzione Emma D’Aquino.
“A stroncarlo un arresto cardiaco. La leggenda del calcio aveva 60 anni, un mese fa aveva subito un delicato intervento neuro chirurgico (il 4 novembre dello stesso anno, un intervento al cervello per rimuovere un ematoma, ndr). Lutto nazionale in Argentina; lutto cittadino a Napoli, la città che lo ha accolto e che lui ha reso grande”.
Un infarto ha ucciso Maradona in una casa di Tigre, centro residenziale a nord di Buenos Aires, affittata villa vicino alle figlie Djalma e Giannina: nove ambulanze accorse su posto fino alla constatazione del decesso.
Le parole che scuotono l’aula
Tra le figure chiave del processo c’è quella del procuratore argentino Patricio Ferrari, che ha pronunciato una delle frasi più forti dell’intero processo:
“Lo hanno abbandonato al suo destino.”
Nel 2025 aveva mostrato pubblicamente la foto del cadavere di Maradona e puntato il diro contro gli imputati:
“Chiunque tra loro affermi che non aveva compreso quello che stava succedendo a Diego sta chiaramente mentendo”.
Secondo l’accusa, ci sarebbero state numerose sollecitazioni sulle condizioni di Maradona che sarebbero state ignorate. Il quadro clinico dell’ex fuoriclasse, già fragile, avrebbe richiesto controlli e interventi più tempestivi.
La difesa: nessun abbandono
Gli avvocati degli imputati escludono responsabilità dei propri clienti e respingono completamente la ricostruzione dell’accusa.
Secondo la difesa, la morte di Maradona sarebbe stata la conseguenza di un quadro clinico complesso, segnato da problemi cardiaci, dipendenze e patologie pregresse. La versione sostenuta è che il trattamento fosse stato concordato anche con la famiglia di Maradona e che non vi sia stata alcuna intenzione né negligenza grave.
Uno degli avvocati della difesa, Francisco Oneto, ha ribadito che non esiste nessuna responsabilità penale:
“Maradona è stato un idolo per tutti noi ma è morto a causa delle sue condizioni di salute”.
Un caso che divide e fa discutere
Tra le parti civili e i familiari di Maradona, la convinzione è che il campione non sia stato assistito adeguatamente fino alla fine. Le accuse parlano di una catena di decisioni errate e omissioni che avrebbero potuto essere evitate.
Il processo durerà almeno nove mesi, con decine di testimoni attesi tra medici, periti e persone vicine all’ex calciatore. Il tribunale dovrà stabilire se si sia trattato di un destino inevitabile o di una tragedia che poteva essere evitata.
Mentre la giustizia cerca di ricostruire cosa accadde davvero nella villa di Tigre, una domanda continua a pesare su tutto il caso: quella morte poteva essere evitata?
