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Morte Maradona: straziante testimonianza della figlia Giannina al processo, il medico accusa le due sorelle

La secondogenita del Pibe accusa i medici di aver manipolato lei e la sorella, per il dottore che aveva in cura il Pibe le donne lo hanno ostacolato

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Fabrizio Piccolo

Fabrizio Piccolo

Giornalista

Nella sua carriera ha seguito numerose manifestazioni sportive e collaborato con agenzie e testate. Esperienza, competenza, conoscenza e memoria storica. Si occupa prevalentemente di calcio

Forti tensioni alla ripresa del processo per la morte di Diego Armando Maradona nel tribunale di San Isidro, nella capitale argentina, contro i sette imputati accusati di omicidio per la morte del Pibe. All’inizio della terza udienza, l’avvocato difensore Rodríguez Jordan, che rappresenta la psichiatra Agustina Cosachov, ha sostenuto che gli eredi maggiorenni di Maradona fossero responsabili della sua salute e che pertanto non dovessero testimoniare sotto giuramento, in quanto avrebbero potuto autoincriminarsi. Ha parlato di abbandono di persona mentre la secondogenita di Diego, Giannina, ha rilasciato una testimonianza straziante.

La decisione dei giudici

I giudici, come si legge su Olè, hanno respinto la richiesta e Gianinna Maradona, ex moglie del Kun Aguero e madre di Banjamin, ha quindi iniziato a testimoniare. Dopo aver ascolato i mesaggi vocali dove si sente il neurochirurgo Leopoldo Luque, tra i principali imputati, che cerca di convincere la famiglia ad accettare la degenza domicilare, la donna è scoppiata in lacrime e, superato il momento di commozione, ha testimoniato contro Leopoldo Luque, il neurochirurgo, e Agustina Cosachov, la psichiatra. “Luque e Cosachov ci hanno manipolato”, ha dichiarato parlando delle cure domiciliari a cui Maradona era stato sottoposto negli ultimi giorni della sua vita.

La testionianza di Giannina

Con la voce rotta dal pianto la figlia di Maradona ha spiegato: «Una delle opzioni era farlo internare senza il suo consenso e intraprendere azioni legali, un’altra era ricoverarlo in una clinica con il suo consenso, e la terza era l’assistenza domiciliare. Dopo essere stato in un ospedale psichiatrico per la sua dipendenza da cocaina, sembrava l’opzione migliore. Non so se fosse perché lo trattavano come un paziente qualsiasi o se fosse consapevole di ciò che stava accadendo. O se, come ci ha detto in seguito, il nostro amore lo avesse aiutato. Luque ci disse che la cosa migliore era provare l’assistenza domiciliare. Ne parlammo. Non riuscivo a immaginare che ci fosse un secondo fine o che stesse tramando qualcosa. Credevamo davvero che l’opzione di Luque e Cosahov fosse quella giusta e la migliore per lui. Lo avremmo sostenuto perché volevamo che vivesse al meglio. Ci fidavamo di loro, ci hanno manipolato e noi abbiamo accettato. Ci dissero che si sarebbe trattato di un serio programma di assistenza domiciliare con attrezzature mediche.»

La difesa del medico

Leopoldo Luque, neurochirurgo e medico personale di Maradona, è tornato a testimoniare (dopo la prima sospensione del processo) per affrontare la controversia relativa ai suoi messaggi trapelati e ha provato a difendersi: “Ho iniziato a vederlo non stare bene, triste, beveva molto. Andavo a trovarlo ed ero preoccupato per lui”. E sugli audio incriminati ascoltati in aula ha minimizzato alcune delle frasi che erano diventate virali. Riguardo al commento in cui diceva che avrebbe “fatto impazzire” la famiglia, ha sostenuto che non intendeva letteralmente, aggiungendo. “La famiglia non voleva che lo toccassi. L’unica volta in cui avrei potuto intervenire come medico, usare le conoscenze che avevo acquisito con tanta fatica, non me l’hanno permesso”. Luque ha anche sottolineato che le figlie di Maradona si opponevano ad alcune opzioni più drastiche.

Morte Maradona: straziante testimonianza della figlia Giannina al processo, il medico accusa le due sorelle Ansa

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