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Morto Lucescu, ex allenatore di Inter, Pisa e Brescia: solo Ferguson e Guardiola hanno vinto più di lui

Il tecnico rumeno non si è più ripreso dopo il doppio infarto della scorsa settimana: nei playoff mondiali con la Romania era diventato il c.t. più anziano di sempre 

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Fabrizio Napoli

Fabrizio Napoli

Giornalista

Giornalista professionista, per Virgilio Sport segue anche il calcio ma è con la pallanuoto che esalta competenze e passioni. Cura la comunicazione di HaBaWaBa, il più grande festival di waterpolo per bambini al mondo

Mircea Lucescu non ce l’ha fatta a riprendersi dal doppio infarto che l’ha colpito venerdì scorso: l’80enne tecnico rumeno è morto oggi in ospedale a Bucarest. In Italia aveva allenato Pisa, Brescia, Inter e Reggiana: con lui se ne va un allenatore rivoluzionario, il più vincente in assoluto dopo Alex Feguson e Pep Guardiola.

Morto Lucescu, solo Feguson e Guardiola più vincenti di lui

Chi lo conosceva bene era convinto che Mircea Lucescu ce l’avrebbe fatta anche questa volta, che sarebbe uscito dall’ospedale sulle sue gambe, nonostante il doppio infarto che l’aveva colpito venerdì scorso, mentre stava abbandonando la struttura che l’aveva tenuto in cura a Bucarest per un malore dei giorni precedenti. E invece stavolta il guru del calcio rumeno non ce l’ha fatta: è così morto a 80 anni un allenatore iconico, il più vincente nella storia del calcio dopo due leggende assolute come Alex Ferguson (49 titoli) e Pep Guardiola (38).

Lucescu è arrivato a 36 titoli, conquistati con 8 squadre diverse tra Romania, Turchia, Russia e Ucraina. Gemme di una carriera ultraquarantennale, iniziata nell’82 con il piccolo Corvinul Hunedoara – il club della Transilvania in cui aveva chiuso la carriera da calciatore – e di cui aveva scritto l’ultimo capitolo pochi giorni fa, da c.t. della Romania, nella gara persa contro la Turchia e valida per le semifinali dei playoff mondiali.

Il record di anzianità con la Romania

Quel k.o. era costato la panchina della Tricolorii a Lucescu, che però grazie alla gara degli spareggi mondiali è divenuto anche l’allenatore più anziano a rivestire il ruolo di c.t.: aveva 80 e 240 giorni. Un primato che assume l’aspetto di una semplice curiosità, se si paragona all’importanza che Lucescu ha avuto per l’evoluzione del calcio non solo rumeno. Il tecnico nato a Bucarest nel luglio del ’45 era un personaggio controcorrente, che iniziò ad affermarsi rendendo la Dinamo Bucarest l’antagonista della Steaua, allora la squadra del figlio del dittatore Ceausescu: loro avevano blasone e potere, Lucescu puntava su giovani scommesse e un calcio offensivo.

La rivoluzione brasiliana dello Shakhtar

E rivoluzionario fu anche il suo approccio quando arrivò in Ucraina per guidare lo Shakhtar: basta calcio fisico e marcature a uomo – la ricetta dettata dal colonnello Lobanovskyi ai rivali della Dinamo Kiev – , avanti col 4-3-3, la zona e la tecnica dei brasiliani, importati, educati al calcio europeo e poi rivenduti ai top club dalla società di Donetsk, guidata fino alla storica vittoria della Coppa Uefa nel 2009. Anche se l’impresa più prestigiosa della carriera di Lucescu è di qualche anno prima: la Supercoppa Europea strappata al Real Madrid col Galatasaray, nel 2000, in una finale segnata dal golden gol di un altro brasiliano, il bomber Mario Jardel.

Lucescu in Italia

Lucescu ha lasciato il segno anche in Italia, dove ha allenato Pisa, Brescia, Inter e Reggiana. I toscani lo esonerarono a marzo della stagione ’90/91, ma fece in tempo a predire un grande futuro da allenatore a Diego Simeone, allora giovane centrocampista dei nerazzurri. A Brescia la sua esperienza più importante, grazie alla fiducia che riponeva in lui il patron Gino Corioni: due promozioni in A e due retrocessioni in B tra il ’91 e il ’95, poi la stagione 95-’96 nel campionato cadetto, interrotta dall’esonero. Ma a Brescia Lucescu portò un calcio nuovo, oltre al talento di Gheorghe Hagi, ironia della sorte oggi il grande favorito per prendere il suo posto alla guida della Romania.

La sua filosofia affascinò anche l’Inter, ma non attecchì tra i giocatori: arrivato a dicembre ’98 dopo l’esonero di Gigi Simoni, si dimise a marzo. Anni dopo, però, ricompensò indirettamente i nerazzurri, contribuendo alla formazione di Henrik Mkhitaryan (con lui allo Shakhtar) e di Hakan Calhanoglu (da c.t. della Turchia), due giocatori chiave per le recenti fortune nerazzurre.

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