Prima di Maradona la testa riccia del gol azzurro era quella sua: Beppe Savoldi, scomparso oggi a 79 anni dopo una lunga malattia, ha rappresentato la grande illusione di Napoli negli anni in cui vestì la maglia del Napoli: i tifosi sognavano lo scudetto col giocatore più pagato della storia ma rimasero delusi. Savoldi era stato acquistato l’anno dopo la grande beffa del secondo posto col gol scudetto di Altafini core ‘ngrato che fece vincere la Juve nello scontro diretto e l’equazione sembrava scontata: mettici il bomber capocannoniere e scudetto sarà ma non andò così.
- L'annuncio del figlio Gianluca
- I numeri di Savoldi
- La storia dell'acquisto di Savoldi
- I due dischi di Savoldi
- Savoldi e la Nazionale
L’annuncio del figlio Gianluca
A dare la notizia della scomparsa di Beppe Savoldi è stato il figlio Gianluca che su Instagram ha scritto: “Se ne è andato in altra dimensione il nostro grande Beppe. I suoi luoghi, la sua casa e i suoi affetti lo hanno accompagnato fino all’ultimo momento lasciandoci custodi dei valori e dell’amore che hanno sempre costituito la cifra del suo percorso terreno. Siamo molto fieri di tutto ciò, pur travolti dal dolore. Ringraziamo di cuore i medici e gli infermieri del Papà Giovanni XXIII e dell’Istituto Beato Palazzolo di Bergamo che hanno avuto cura di lui pur tra le sue amate mura domestiche. Eliana, Gianluca con Valentina, Guya, Gabriella, e i suoi adorati nipoti Lorenzo, Ludovico e Giorgio”.
I numeri di Savoldi
La sua carriera in cifre (in tutto 554 partite e 233 gol con le maglie di Atalanta, Bologna e Napoli) dice che Savoldi, bergamasco doc, ha esordito in A a 18 anni nell’Atalanta, prima di passare a Bologna dove esplose, chiudendo in doppia cifra dal ’71 al ’75. Ferlaino lo comprò dal Bologna confermando una vecchia strategia, quella di fare un (e uno solo) colpaccio di mercato per attirare gli abbonati. Lo pagò tantissimo al punto che Savoldi divenne mister 2 miliardi. Nella realtà il Napoli non pagò mai quella cifra.
La storia dell’acquisto di Savoldi
Fu Savoldi stesso a rivelare che era pronto per dire addio al Bologna: “Quell’estate del ’75 ero deciso a partire, per provare a vincere qualcosa di importante. Roma, Milano, Torino: mi stava bene tutto. Passai qualche giorno a Monghidoro, il paese di Morandi, gran tifoso del Bologna. La sera ci si trovava e si cantava. Lì mi telefonò Janich, d.s. del Napoli, mio ex compagno nel Bologna. Mi chiede: “Verresti a Napoli?” Non ho bisogno di mezzo minuto per dire si“. Ferlaino ha il sì del giocatore.
Torna da Zurigo, telefona dall’aeroporto al presidente del Bologna Conti e si accordano per trovarsi a cena la sera stessa in un albergo milanese. Conti il giorno dopo ci ripensa. La risposta è che in Lega è già stata depositata la bozza del contratto firmata dai due la sera prima su carta intestata dell’albergo. Conti prima s’infuria, poi si convince. All’1.22 della notte, l’affare è fatto: Savoldi al Napoli; al Bologna vanno 1.400 milioni, il cartellino di Clerici e la comproprietà di Rampanti: il tutto fa 2 miliardi.
Scoppia lo scandalo perché a Napoli ci sono i netturbini che chiedono un aumento e sono in sciopero da quattro giorni, gli alberghi sono chiusi per mancanza di turisti, un’epidemia di colera è ancora fresca alle spalle. Ferlaino però fa il botto di abbonamenti: 75000, record incredibile. Chi non è contento è l’allenatore Vinicio che mai avrebbe voluto separarsi da Rampanti e soprattutto da Clerici. Quel Napoli non decollerà mai nonostante Savoldi e Vinicio fu esonerato prima della fine della stagione.
I due dischi di Savoldi
A Napoli Savoldi i gol li fece ma non a sufficienza: celebri i suoi stacchi di testa, lui era 1,75 ma si alzava fino a 80 centrimetri da terra per colpire in acrobazia. Si divertì anche a incidere due dischi. Il primo fu un successone: “La favola del pallone” (“Albertosi era amico di Zoff, Antognoni Rivera incontrò e tutti insieme poi si misero a giocare con un palla di giornale. E poi Bettega Riva portò, Boninsegna con Rossi arrivò e in quel cortile senza prato noi facemmo un campionato e chi vinse ebbe una coppa di gelato”) cantato assieme al figlio Gianluca, allora bambino, che vendette 70mila copie e un altro più “serioso” dal titolo “Uè” (“se tu sei stanca di me con me non c’è niente da fare, amore ti devo dire uè, uè, pure io me sò scucciato ‘e te, ma che ti miso ‘ncapa pure io me sò scucciate te, io te lo dico adesso un altro non lo trovi che ccà nisciuno è fesso”).
Savoldi e la Nazionale
Tra Bologna e Napoli ha conquistato tre Coppe Italia, nel 1970 e 1974 con i rossoblù e nel 1976 con gli azzurri. L’azzurro dell’Italia invece lo ha indossato solo in quattro circostanze, tutte nel 1975 (era chiuso prima da Boninsegna e Riva e poi da Graziani, Bettega e Rossi) . Riuscì a segnare un gol nell’ultima apparizione, nell’amichevole vinta 3-2 contro la Grecia. Dopo una parentesi in panchina tra Serie C1 e C2, per anni è stato anche talent e seconda voce nelle telecronache di Sky Sport.
