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La MotoGP dà ragione a Bagnaia ma si prepara a una svolta epocale: cosa cambia senza la seconda moto

Dopo i gravi incidenti a Barcellona la MotoGP ha avviato un confronto interno sulla sicurezza le cui criticità erano state segnalate da Pecco Bagnaia. Intanto ci sarebbe la proposta di eliminare la seconda moto

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Luca Fusco

Luca Fusco

Giornalista

Giornalista multimediale. Quando si accendono i motori, lui sgasa, impenna, derapa. E spesso e volentieri finisce sul podio

  • Dopo i gravi incidenti a Barcellona la MotoGP avvia un confronto sulla sicurezza le cui criticità erano state segnalate da Pecco Bagnaia.
  • I piloti chiedono compattezza nella Safety Commission e valutano responsabilità collettive dopo cadute che hanno messo in allarme il paddock.
  • Intanto c'è una proposta epocale al vaglio della MotoGP: dalla prossima stagione ogni pilota potrebbe correre con una sola moto, con impatto su strategie e regole.

Galeotto fu Barcellona e quel doppio incidente che ancora riecheggia per paura e sgomento. Alex Marquez e Johann Zarco ne sono usciti tutto sommato bene, soprattutto ne sono usciti vivi. Ma come spesso accade in Spagna è suonato un campanello d’allarme sul fronte della sicurezza che Pecco Bagnaia aveva in un certo modo previsto in tempi non sospetti. Ecco che allora la MotoGP si muove sul fronte della sicurezza. Cambiamenti all’orizzonte, sulle procedure e non solo. Sembra infatti che in futuro la classe regina possa imitare la F1 e vietare l’uso della seconda moto.

L’allarme ignorato di Bagnaia

Il volo di Alex Marquez, la carcassa della sua Ducati Gresini che colpisce e fa cadere Di Giannantonio, la caduta a tre di Bagnaia, Marini e Zarco con la gamba di quest’ultimo che resta incastrata nella Desmosedici di Pecco. E ancora Martin caduto per la quinta volta in 4 giorni nel test di lunedì. E’ successo tutto in una gara, nel giro di poche tornate al Gran Premio di Catalogna. Ed è bastato, anzi più che sufficiente per far scattare l’allarme sul tema della sicurezza in MotoGP.

Un monito che guarda caso lo stesso Bagnaia aveva predetto nei giorni precedenti rilevando la scarsa presenza e unione di intenti dei piloti in Safety Commission. Pecco lo diceva da anni. Senza drammi, senza trasformarlo in una faida pubblica, e sempre con correttezza politica. Si limitava a presentarsi e, all’occorrenza, a far sentire la sua voce.

“Non siamo noi a prendere le decisioni, ma siamo noi che possiamo influenzarle. Questo fine settimana ci sono state diverse decisioni discutibili e spero che ne emergeranno altre nella prossima riunione”.

Piloti pronti a fare gruppo per la sicurezza

Quanto successo al Montmelò, due bandiere rosse e tre ripartenze, con due piloti all’ospedale e altrettanti incerottati (dallo stesso Pecco al vincitore Diggia) è servito da monito ricordando che la sicurezza non è una preoccupazione solo dopo che qualcosa è successo. Joan Mir è uno di quei piloti che ha riconosciuto una propria responsabilità, anche di gruppo: “Abbiamo fallito tutti”.

Pecco, insieme a Luca Marini e Jack Miller, è sempre stato uno dei soli tre presenti a queste riunioni, che Pedro Acosta aveva spesso ritenuto superflue: “Bisogna capire che, anche se potrebbe non sembrare, siamo piuttosto egocentrici; si cerca sempre la propria opportunità”. Il paddock ha lasciato la Spagna in direzione Mugello con una riflessione condivisa: la necessità di riacquistare influenza all’interno della Commissione Sicurezza e analizzare fino a che punto le attuali moto della MotoGP abbiano spinto al limite determinate situazioni.

Rivoluzione epocale in MotoGP: una solo moto per pilota

Sarà l’influsso di Liberty Media, sarà la voglia di contenere i costi. Fatto sta che la classe regina del Motomondiale sta pensando a uno svolta. Secondo quanto riportato da Motorsport.com, la MotoGP sta valutando seriamente la possibilità di modificare il regolamento in modo che ogni pilota abbia a disposizione una sola moto, anziché due, per tutto il week end a partire dalla prossima stagione. La MotoGP come la Moto2 e la Moto3 che dal 2010 hanno abolito la seconda moto. Ma anche come la Superbike o la stessa F1 che dal 2008 ha messo al bando quello che veniva chiamato “muletto“, la monoposto di riserva.

Cosa cambierebbe con una sola moto per pilota

Quante volte abbiamo visto un pilota della MotoGP cadere, rialzarsi e salire su uno scooter per essere accompagnato ai box laddove nel suo garage era pronta la seconda moto. Da prendere anche per fare comparazioni di assetti, prove sulle gomme e quant’altro.

Se questa riforma passasse ogni team avrebbe quindi due moto a disposizione, una per ciascun pilota. In più ci sarebbe la possibilità di aver il telaio di una terza moto a disposizione a cui ricorrere solo in caso di estrema necessità qualora i tecnici della federazione dichiarassero non riparabile la prima moto. Sarebbe come detto una svolta epocale, ancor di più nella MotoGP dove il rischio di caduta è più grande rispetto all’incidente in F1 e per molti piloti le prove ma soprattutto qualifiche potrebbero davvero finire da un momento all’altro.

La quietanza andrebbe affrontata anche dal punto di vista delle gare bagnate. Finora, proprio in virtù dell’esistenza della seconda moto, dal 2006 c’è la procedura del flag to flag col pilota che rientra ai box e salta sulla seconda moto equipaggiata con le gomme da bagnato. Se la nuova regola passasse, anche la MotoGP dovrebbe torneare al cambia gomme, come in SBK.

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