Sono passati 2184 giorni dall’ultima volta in cui Marquez si è laureato campione del mondo della MotoGP. Un periodo di profonda sofferenza, in cui lo stesso Marc ha pensato al peggio, specie negli anni dei tanti infortuni e operazioni a quel braccio che proprio non ne voleva sapere di guarire.
Ha lasciato la confort zone della Honda, non più tanto confort, ed ha cercato la moto migliore. Operazione riuscita, alla perfezione. In due anni è tornato in alto, a svettare su tutti. Che oggi sono il fratello Alex, Bagnaia e Bezzecchi ma ieri si chiamavano Rossi, Lorenzo e Pedrosa. Campione di relisienza se ce n’è uno, campione del mondo universale con buona pace per chi lo etichetta come manovratore, arrivista e lo fischia per motivi che si perdono nella notte dei tempi.
- Marquez, dall'altare alla polvere e viceversa
- La rivalità con Rossi: Valentino sparito dai social
- La rinascita in Ducati beffando Martin
Marquez, dall’altare alla polvere e viceversa
Era il 2019, Marc Marquez era il padrone del mondo in MotoGP. Per lui già 7 titoli, di cui 4 consecutivi. Poi nel 2020 l’anno del covid la caduta in Spagna, la frattura dell’omero. Da lì un calvario, altro che coronavirus. Tra cadute e operazioni. Lo spagnolo passava più tempo per terra e in ospedale che in ospedale e nel mentre la Honda perdeva competitività. In tanti si sono chiesti in questo periodo semmai il campione di Cervera sarebbe tornato all’iride.
Ha ammesso di volersi ritirare. Forse l’ha davvero pensato per qualche istante, magari anche di più. Rivederlo oggi festeggiare, non una pole, non una Sprint, non un Gp ma un titolo mondiale fa un po’ specie. Tutti sapevano che Marc Marquez era ancora il più forte in circolazione. Ma dimostrarlo ce ne vuole. E per questo lo spagnolo ha ricominciato tutto daccapo.
La rivalità con Rossi: Valentino sparito dai social
Dai fischi sotto il podio del Mugello all’ovazione per la caduta a Misano. Una sorta di eredità calcistica del tifo della MotoGP. Fazioni contrapposte come in una rivalità da stadio che affonda le sue radici in un odio atavico, anche alimentato dalle rivalità tra piloti. Capita anche in Spagna, è vero, al contrario, ma in maniera minore.
In Italia i venti di odio nei confronti di Marc Marquez soffiano ancora forte. L’origine del “male” risiede nella celeberrima rivalità con Valentino Rossi. Da quel 2015 che ha segnato una linea di confine marcata a vita nel rapporto tra i due campionissimi della classe regina. Lo screw job di Sepang macchia indelebile dello spagnolo agli occhi di Valentino Rossi e dei suoi tifosi.
In questi giorni non ci sono tracce di Valentino Rossi sui social. Il Dottore è sparito. Nessun complimento, ovviamente, vista la rottura ancora a 10 di distanza insanabile. Ma non ci sono post e stories sui profili social del campione di Tavullia rimasto fermo alla motorata con Casey Stoner al Ranch della scorsa settimana. Rossi non compare nemmeno nei post e nelle stories della sua compagna Francesca Sofia Novello sempre molto attiva sui social.
La rinascita in Ducati beffando Martin
Il titolo di oggi vinto da Marquez ha un’origine lontana. A circa due anni fa. Quando Marc ha rotto gli indugi e anche il suo lungo corso con la Honda. Per cambiare aria, per ritrovare nuove sensazioni e soprattutto per ritrovare una moto vincente. Ha saputo muoversi lo spagnolo. Facendo anche delle rinunce economiche, lui che poteva farlo. Ha puntato la Ducati ma ci è entrato in punta di piedi.
L’accordo con Gresini è stato il primo passo. Con la scuderia di Nadia Padovani, praticamente una famiglia, Marquez ha ritrovato tranquillità, il sorriso, e una moto veloce. Da una parte la pista ha fatto il resto. Terzo nel campionato deciso all’ultima corsa tra Martin e Bagnaia con la vittoria di Martinator. Ma il vero successo l’aveva ottenuto proprio Marc riuscendo a convincere Dall’Igna a scegliere lui e non il futuro campione per andare nel team ufficiale. Il resto è storia, di oggi, di ieri. Nove titoli Mondiali, solo sette considerando quelli di MotoGP come vorrebbe Liberty Media. Comunque sempre tanti.
