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Quando dire basta, MotoGP sotto accusa dopo gli incidenti di Marquez e Zarco. Bagnaia durissimo: "C'è un limite"

Dopo la paura per i terribili incidenti di Zarco e Alex Marquez a Barcellona ci si interroga se "The show must go on" debba essere una regola sempre valida nello sport e nei motori. Bagnaia è stato durissimo contro le ripartenze

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Luca Fusco

Luca Fusco

Giornalista

Giornalista multimediale. Quando si accendono i motori, lui sgasa, impenna, derapa. E spesso e volentieri finisce sul podio

Un sospiro di sollievo, anzi due ma anche la domanda che sorge spontanea come diceva il buon Antonio Lubrano nella trasmissione omonima “Mi manda Lubrano”. Nel day after il Gran Premio di Barcellona la MotoGP si interroga e accusa se stessa dopo i terribili incidenti di Alex Marquez e Johann Zarco che hanno messo a dura prova il fisico dei due piloti e le coronarie di tutto il paddock, appassionati e tifosi al Montmelò e a casa. Due carambole pericolose, due ripartenze, altrettante cadute pericolose. E la domanda: “Fino a che punto vale sfidare la sorte?” che in molti si sono chiesti, da Bagnaia a Martin, passando per Rivola.

La paura per Marquez e Zarco

Giro 12 di un incredibile Gp di Barcellona Acosta in testa all’uscita dalla curva 9 rallenta di botto bloccato da un problema al posteriore della sua Ktm, non fa in tempo a segnalarlo a chi gli sta dietro, primo fra tutti Alex Marquez che gli è in scia, lo spagnola ha provato a scartarlo ma lo prende, finisce fuori pista a tutta velocità, non controlla la sua Ducati che picchia sul muretto, comincia a carambolare. Marquez finisce per terra mezzo svenuto, la sua GP26 o quel che ne resta finisce in traiettoria e centra la moto gemella di Di Giannantonio che cade e si fa male.

Attimi di terrore, in pista e ai box, la preoccupazione sul volto della mamma di Marquez, Roser Alentá, quasi in lacrime. e della sua fidanzata. Lo spagnolo viene messo sull’ambulanza, va al centro medico e poi in ospedale. Non è messo benissimo ma cosciente. Gli esami hanno confermato una frattura alla clavicola destra e un’altra a una vertebra, la C7.

Dopo un po’ si riparte, ma alla prima curva altro maxi incidente, altra maxi paura: entrano in collisione Bagnaia, Marini e Zarco. La Ducati si Pecco finisce per incocciare col pilota francese il cui piede sinistro resta incastrato nella Desmosedici. Lo stesso Bagnaia si sbraccia, anche qui si teme il peggio, anche qui ambulanza, centro medico e ospedale ma pilota francese cosciente seppur incerottato con una frattura al perone sinistro e la rottura dei legamenti del ginocchio sinistro.

The show must go on: due bandiere rosse, tre partenze

Due incidenti del genere non hanno fermato lo spettacolo, appunto come cantavano i Queen. Bandiere rosse ne abbiamo, ben due, partenze e ripartenze, tre. E dire che la paura non finisce qui perchè in un pomeriggio da tragedia greca in salsa catalana, gli incidenti, le cadute, gli scontri sono proseguiti, per fortuna, senza ripercussioni stavolta, da Raul Fernandez che centra Martin facendolo andare su tutte le furie a Ogura che all’ultima curva difende un pelino troppo il podio su Acosta e lo fa cadere.

Lo spettro di Luis Solom e di Imola ’94 in F1

“Ho visto un sacco di pezzi volare in giro e ho cercato di nascondermi. Onestamente, non ho reagito molto bene; ero spaventato” le parole di Fabio Di Giannantonio colpito dai resti della moto di Alex Marquez prima della curva 10.

Ci è scappato l’incidente mortale, va detto, per prenderne atto. Per capire fin dove spingersi. Non lo aveva capito la F1 in quel maledetto week end di Imola del 1994, dopo l’incidente di Barrichello nelle prove libere, che sarebbe diventato tragico con le morti di Ratzenberger e Senna.

E dire che era il 10° anniversario della morte di Luis Salom proprio su questa pista, Lo aveva ricordato Jorge Martin dopo lo spavento per una delle due 4 cadute tra venerdì e sabato. lo aveva omaggiato Máximo Quiles , vincitore della Moto3, festeggiando la sua vittoria poche ore prima proprio nella curva dove si verificò quell’incidente fatale per Salom.

MotoGP, quando dire basta: Bagnaia duro, Rosi fuori dal coro

Prima lo shock, poi l’incertezza, hanno attanagliato la griglia di partenza della classe regina, ma in entrambi i casi passata la paura, ricevute rassicurazioni sulla ripresa della conoscenza del pilota, si è tornati alla normalità. E i piloti si sono preparati, hanno riabbassato la visiera, si sono rimessi in sella, per la ripartenza. Un esercizio ripetuto due volte, come degli automi, “quando sei un pilota, torni al box e ti rimetti in sella” ha chiosato in maniera cinica Valentino Rossi.

Eppure non tutti l’hanno pensata come il Dottore. Qualcuno, a mente fredda, avrebbe voluto dire basta. Più di qualcuno. Bagnaia è stato durissimo lui che è stato protagonista indiretto della caduta di Zarco, oltre ad essere ripartito anche se non in ottime condizione come poi confesserà:

“Siamo qui per correre in moto e dare il massimo. Non siamo noi a dover decidere ma siamo noi che possiamo influenzarla. Nessuno obbliga nessuno. Se sei lì e non vuoi uscire, non esci. Ognuno è consapevole della propria situazione, ognuno prende le proprie decisioni. Ovviamente, si viene pagati profumatamente, si hanno molti sponsor. Non sto dicendo che si è obbligati a scendere in pista, ma è giusto rispettare il proprio lavoro. Dobbiamo tenere a mente che, in una situazione come quella di oggi, a mio parere, la terza partenza è stata forzata , ma non si può andare oltre. Oggi è una di quelle giornate che colpiscono duramente, e non è stato facile. Siamo piloti, le corse sono la nostra vita, ma a volte dimentichiamo quanto possa essere pericoloso questo sport.”

Rivola chiede regole chiare sulle ripartenze

Acosta è stato il più categorico: “Quando c’è una seconda bandiera rossa, non si corre. Non c’è bisogno di una terza partenza con due piloti in ospedale”: Jorge Martín fa un monito: “Lo spettacolo deve continuare, ma alla fine siamo tutti umani“. Altri, come Raúl Fernández è più cinico, come Rossi: “Veniamo qui per correre . Non è una decisione facile, ma se tutto va bene e sotto controllo, dobbiamo continuare”.

Parla di regolamenti più rigidi anche Massimo Rivola, ad di Aprilia Racing: “Passa tutto in secondo piano dopo l’incidente di Alex. Non mi ero reso conto di quanto fosse spaventoso anche quello di Zarco. Spero possano tornare il prima possibile. Il mio invito è avere una direzione gara più severa per il bene dei piloti. Un pilota che, anche se non per colpa sua, sia causa di una bandiera rossa e poi riparta e possa giocarsi la gara”. Ogni riferimento ad Acosta è puramente casuale.

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