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Napoli, l’idea Allegri per il post Conte viene dalla Juve: De Laurentiis copia Agnelli per tre ragioni 

Nel 2014 il presidente dei bianconeri puntò su Max dopo l’addio improvviso del tecnico salentino, avviando un ciclo vincente: i punti in comune nella scelta di ADL

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Fabrizio Napoli

Fabrizio Napoli

Giornalista

Giornalista professionista, per Virgilio Sport segue anche il calcio ma è con la pallanuoto che esalta competenze e passioni. Cura la comunicazione di HaBaWaBa, il più grande festival di waterpolo per bambini al mondo

Massimiliano Allegri al Napoli dopo Antonio Conte, proprio come avvenne 12 anni fa alla Juventus: Aurelio De Laurentiis ha copiato l’idea dell’allora presidente bianconero Andrea Agnelli, tre le ragioni che possono aver influito sulla sua scelta.

Allegri dopo Conte: ADL copia la Juve di Agnelli

Puntando su Massimiliano Allegri per il Napoli post Conte Aurelio De Laurentiis ha compiuto una scelta controcorrente, fortemente impopolare soprattutto dopo il flop del tecnico toscano col Milan, ma tutt’altro che illogica. Anzi, ADL ha probabilmente fondato la sua scelta anche su un precedente storico, ovvero l’avvicendamento dei due allenatori sulla panchina della Juventus avvenuto nell’estate del 2014.

Di fatto De Laurentiis ha copiato l’idea di Andrea Agnelli, un’intuizione che si rivelò decisiva per i bianconeri: dopo i 3 scudetti di Conte, con Allegri quella Juve vinse altri 5 campionati e raggiunse due volte la finale di Champions League.

Allegri al Napoli per tre motivi: il bilancio

Ora, questo Napoli non avrà lo stesso tasso di talento e personalità di quella squadra, che poteva contare su gente come Buffon, Chiellini, Bonucci, Barzagli, Pirlo, Vidal, Pogba e Tevez, ma esistono dei punti in comune tra la Juventus del 2014 e gli azzurri di oggi. Ed esistono tre ragioni che potrebbero aver spinto ADL a puntare su Allegri.

La prima è relativa al bilancio: dopo le spese folli di era contiana il Napoli non può permettersi altri fuochi d’artificio sul mercato, proprio come quella Juve. Nell’estate 2014 Conte lasciò la Juve in polemica con la dirigenza proprio per le risorse limitate in campagna acquisti, Allegri si accontentò dell’arrivo di Alvaro Morata e di qualche gregario – Evra a fine carriera, Romulo, Sturaro e Pereyra – e riuscì a tenere alto il rendimento dei senatori, veleggiando poi verso lo scudetto. L’aziendalismo di Max, in questo momento, rappresenta di sicuro un fattore chiave per ADL.

Rapporto con i giocatori e motivazioni

La seconda ragione attiene proprio alle differenze tra Conte e Allegri nel rapporto con i giocatori. Come quella Juventus, il Napoli di oggi viene da vittorie importanti – i 2 scudetti in 4 stagioni – e presenta un organico zeppo dall’età media alta, “spremuto” dalla gestione del tecnico salentino, un martello abituato a esercitare quotidianamente una pressione enorme sui giocatori.

Non potendo rinnovare l’organico e immettere forze fresche per le ragioni di bilancio già citate, l’approccio soft di Allegri alla preparazione tattica e atletica, unito al suo gioco meno codificato e tendente a responsabilizzare di più i giocatori, può rappresentare una soluzione vincente per restituire motivazioni a un gruppo di giocatori ormai esperti e magari appagati dai successi degli ultimi anni. Giocatori che, magari, avrebbero faticato ad accettare un allenatore più dogmatico o più legato al lavoro tattico in allenamento come Vincenzo Italiano. De Laurentiis, di fatto, ha pensato che un Napoli maturo e zeppo di giocatori forti – una valutazione ribadita dal presidente nell’ultima conferenza stampa con Conte – avesse bisogno di un gestore come Allegri più che di un maestro alla Italiano.

Il precedente Garcia

Infine, c’è una terza ragione che esula dal “modello Juventus” adottato da De Laurentiis e riguarda sì il passato, ma quello del Napoli. Dopo lo scudetto del 2022/23 e l’addio di Luciano Spalletti, il presidente sottovalutò per sua stessa ammissione il peso dell’allenatore, e si affidò a un tecnico non esattamente sulla cresta dell’onda come Rudi Garcia pensando che i valori tecnici di quel Napoli bastassero per continuare a vincere. Il disastro che ne seguì è noto.

Stavolta ADL non ha voluto compiere quell’errore: Allegri era, semplicemente, l’allenatore più esperto sulla piazza, quello con le maggiori competenze in termini di gestione del gruppo nelle squadre di alta classifica. Puntando su di lui, De Laurentiis punta a tirare fuori fino all’ultima goccia di talento calcistico di una squadra divisa tra senatori che potrebbero avere la pancia piena e accusare la fatica degli anni contiani e giocatori emergenti bocciati prematuramente dal precedente allenatore, da “riciclare” e rilanciare. La scelta di ADL ha dunque una logica: solo tra un anno sapremo se sarà stata anche quella giusta per il Napoli.

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