MOESCEANDO’. Ora se ne va anche Antonio. Quella di domenica pomeriggio sarà l’ultima volta di Conte sulla panchina del Napoli. Fine della storia di un amore a prima svista e nuovo reset per gli azzurri che continuano nella tradizione di interrompere i cicli sul più bello. Una costante per De Laurentiis, tanto bravo ad ipnotizzare i migliori allenatori al mondo quanto capace di vederli scappar via.
I precedenti fino a Spalletti
De Laurentiis ha sempre avuto il merito di puntare alto, altissimo e di crederci a dispetto di tutti e per lui parlano i risultati straordinari di questi oltre 20 anni di gestione. Ha preso il Napoli fallito e costretto a ripartire dalla C e l’ha portato a vincere due scudetti, tre coppe Italia e due supercoppe, praticamente quanto tutto quello che gli azzurri avevano vinto prima di lui in tutta la loro storia (altri 2 scudetti, altre 3 coppe Italia e una coppa Uefa), oltre che ad una presenza quasi fissa nelle coppe europee. Ha osato l’inosabile, ha vinto le sue scommesse e tra queste anche quella di convincere veri santoni della panchina a venire a Napoli.
Da Donadoni ad Ancelotti
Il primo colpo fu Donadoni che da poco aveva lasciato la Nazionale ma andò male. De Laurentiis però si superò negli anni portando a Napoli nell’ordine tecnici come Benitez, Ancelotti, Spalletti e appunto Conte. Eppure nessuno di questi 4 fenomeni ha superato i due anni in azzurro. Buttata sempre via l’opportunità di aprire un vero ciclo sul modello dei club inglesi.
Con Rafa il Napoli divenne internazionale a tutto tondo: da Higuain ad Albiol, da Reina a Callejon una rivoluzione che avrebbe portato risultati per oltre un quinquennio ma che vide l’addio del tecnico dopo due stagioni. De Laurentiis riuscì a riportare in Italia addirittura Ancelotti, probabilmente il n.1 al mondo, ma a metà del secondo anno fu divorzio. Altro ciclo interrotto.
Con Spalletti il Napoli fece Bingo. Terzo posto il primo anno e storico scudetto nella stagione successiva: spettacolo e gloria anche in Champions, col Napoli che sfiorò le semifinali poi la frittata. Luciano se ne andò in aperta polemica col presidente. Tutto da rifare. Dopo l’anno buio con Garcia-Mazzarri e Calzona il nuovo colpo da 90 di De Laurentiis. Antonio Conte, il vincente per eccellenza. Che infatti vince. Scudetto, supercoppa e, probabilmente, un secondo posto. Ma anche lui va via. Una maledizione. Una ricorrenza nefasta.
Conte come don Chisciotte
Vinci a Napoli e poi vattene sembra diventato il nuovo slogan anche se nel caso di Conte si era capito presto che c’era qualcosa che non funzionava. Mai scattato veramente il feeling con i tifosi, che ad un Napoli anche spettacolare si erano abituati troppo presto. Mai cresciuta l’intesa con l’ambiente: Conte ha sempre rinfacciato di tutto alla stampa per avere amici e si è ritrovato come don Chisciotte. A combattere nemici veri o presunti ma senza neanche un Sancho Panza vicino. Mai protetto veramente dalla società Conte si è ritrovato a dover superare ostacoli interni ed esterni. Già dopo lo scudetto voleva andar via ma ora non tornerà indietro dalla sua decisione. E non perché voglia andare a tutti i costi alla Nazionale, alla Juve o chissà dove. A Napoli si sente infelice. Vero è che si tratta di un personaggio tormentato, con l’ossessione della vittoria, col culto del lavoro come dice lui ma quante volte l’abbiamo visto sorridere in questi due anni nonostante i risultati clamorosi? De Laurentiis non lo tratterrà contro la sua volontà , nonostante un altro anno di contratto ma il dato resta: a Napoli sembra impossibile creare un ciclo vincente anche quando sei tanto bravo da prendere i fenomeni della panchina. Chi sarà il prossimo?
