Il “tradimento” di Romelu Lukaku ha il sapore di un film già visto. A Napoli, ormai, ci si è quasi abituati. Basta ripercorrere gli ultimi casi eclatanti: da Gonzalo Higuain a Victor Osimhen, fino a Khvicha Kvaratskhelia. Stelle in fuga dal Vesuvio, in una dinamica che sembra ripetersi. Si smonta così, ancora una volta, l’idea di Antonio Conte, che al suo arrivo aveva immaginato un progetto diverso: non solo vincere – come accaduto subito – ma trasformare il Napoli in una realtà non più di passaggio. Ma la realtà racconta altro.
- Napoli, la fuga di Lukaku dopo le lacrime
- Epilogo scontato: cosa succederà in estate
- Higuain, Kvara, Osimhen: la storia che si ripete
- Perché Conte si sbagliava
Napoli, la fuga di Lukaku dopo le lacrime
“Prima di arrivare a Napoli ero morto”. Parole di Lukaku, pronunciate in lacrime dopo il gol decisivo a Verona lo scorso febbraio. Sembrava una dichiarazione d’amore definitiva verso una piazza con cui aveva già vinto uno scudetto, ma i fatti lo hanno smentito. Un mese dopo è arrivata la partenza per il Belgio, sfruttando la convocazione di Rudi Garcia, per proseguire il recupero dopo la lesione al muscolo retto femorale della coscia sinistra rimediata in estate contro l’Olympiacos.
Nelle ultime ore, il blitz a Castel Volturno, una toccata e fuga: incontro rapido con il ds Giovanni Manna, contatto evitato con Conte e squadra, e immediato rientro in patria per continuare il percorso di riatletizzazione in vista del Mondiale.
Epilogo scontato: cosa succederà in estate
Il gesto di Lukaku, che ha ancora un anno di contratto, ha incrinato definitivamente il rapporto con l’allenatore, che ne era stato uno dei principali sponsor. Lo aveva voluto all’Inter e poi lo ha richiesto anche a Napoli, aspettandolo fino all’ultimo giorno utile di mercato dopo la cessione di Osimhen.
A oggi, i margini di ricucire lo strappo sembrano quasi nulli: in estate sarà addio. L’ingaggio da circa 8 milioni di euro, però, rende complicata la cessione. Possibili soluzioni potrebbero arrivare dalla Turchia o dall’Arabia Saudita.
Higuain, Kvara, Osimhen: la storia che si ripete
In principio fu José Altafini, il ‘core ‘ngrato’. Da allora, il copione si ripete. Il caso più emblematico resta quello di Higuain, passato alla Juventus dopo aver pagato la clausola rescissoria da 94 milioni di euro in un’operazione chiusa in gran segreto tra Madrid e Torino. Osimhen, invece, non ne ha più voluto sapere del Napoli: prima il prestito al Galatasaray, poi la successiva cessione definitiva per 75 milioni di euro.
Kvaratskhelia ha invece forzato la mano fino a minacciare l’articolo 17 pur di accelerare l’addio direzione Paris Saint-Germain, violando la promessa fatta all’allenatore nel bel mezzo di una stagione – la scorsa – in cui il club si trovava inaspettatamente a lottare per il tricolore. Nel recente passato, anche altri idoli del Maradona come Ezequiel Lavezzi e Edinson Cavani hanno vissuto Napoli come trampolino di lancio verso nuovi scenari. Senza dimenticare Maurizio Sarri e Luciano Spalletti.
Perché Conte si sbagliava
Il giorno della presentazione, Conte era stato chiaro: “Napoli non dev’essere una squadra di passaggio, ma una meta”. Dopo l’addio di Kvaratskhelia, però, lo stesso tecnico aveva ammesso: “Qui tante cose non si possono fare”.
Il caso Lukaku sembra confermare questa sensazione: non basta vincere per cambiare una tendenza. Napoli, al momento, resta una piazza in cui i cicli si aprono e si chiudono rapidamente. E il “tradimento” diventa, ancora una volta, parte della sua storia recente.
