Sarà quella di domenica con l’Udinese l’ultima partita di Conte sulla panchina del Napoli? Il tormentone dura da tempo, esatto replay di quanto successe nella passata stagione nonostante lo scudetto. Negli ultimi giorni le voci di dentro parlavano di un riavvicinamento con la società ma le parole del tecnico azzurro dopo il successo di Pisa che equivale alla qualificazione aritmetica in Champions, sembrano aprire la porta a nuovi scenari.
Il primo messaggio
Più che una conferenza è stato quasi un lungo monologo quello di Conte. Non ha bisogno di domande l’allenatore leccese, ha tutto chiaro in testa e probabilmente non da oggi. Tanti temi, tanti sassolini da togliersi dalle scarpe e messaggi lanciati a destra e a sinistra: “Per quello che riguarda la stagione, se vi ricordate bene la mia prima conferenza stampa a Dimaro, dissi subito che ci dovevamo preparare ad affrontare un’annata complessa. Ed è anche per questo motivo che in passato c’erano tante voci che parlavano di una mia possibile partenza. Io però ho sempre detto che, quando finirà il mio ciclo qui, spero di lasciare una base solida, un gruppo capace di continuare a lottare per dare fastidio alle ‘solite note‘: Inter, Juventus e Milan”.
Il sarcasmo sui tanti infortunati
Tra le accuse che più hanno ferito Conte le parole sulle ipotetiche responsabilità per i tanti infortuni: “Sapevo che quest’anno sarebbe stato difficile. Quando introduci nove, undici giocatori nuovi, non lo fai semplicemente perché hai voglia di spendere soldi, come ho letto da qualche parte. Se non hai i giocatori, sei costretto a implementare la rosa, altrimenti non avrei certo chiesto io di portare dentro undici elementi. E quando inserisci così tanti giocatori è inevitabile riscontrare delle difficoltà di inserimento. abbiamo subito infortuni gravi. Ho sentito parlare di ‘metodologia di allenamento sbagliata’, ho sentito dire tante cose inesatte. Certo, a Napoli ho cambiato metodologia: ho preso una mazza e l’ho data sulle caviglie dei giocatori! Abbiamo rotto Lukaku, abbiamo rotto Neres, a Meret gli abbiamo rotto il piede, a Di Lorenzo gli abbiamo rotto il ginocchio... Parliamo di infortuni gravi e traumatici che purtroppo quest’anno ci sono capitati. Quando subisci infortuni del genere non ci puoi fare niente, devi solo essere bravo a gestire l’emergenza. E noi siamo stati bravi a farlo”.
Dopo aver ringraziato la squadra per la qualificazione in Champions League (“è proprio grazie a chi ha tenuto la barca a galla in quel periodo. Non dimentichiamoci che siamo riusciti a vincere la Supercoppa contro avversarie come Juventus, Inter, Milan e Bologna”) Conte sottolinea l’importanza del secondo posto: “Ora vorremmo mettere la ciliegina sulla torta, ovvero finire il campionato subito alle spalle dell’Inter. Per qualcuno può non significare niente, ma per noi significa aver fatto due annate importanti, oltre alla Supercoppa”.
I dubbi sul futuro
Poi arriva la questione futuro. Non è la prima volta che Conte lascia intendere che potrebbe esserci un divorzio anticipato: “Io ho un rapporto di amicizia con il Presidente. Sono arrivato a Napoli in un momento di estrema difficoltà, dopo un decimo posto e una situazione che si viveva in maniera molto nera e deprimente. Avevo promesso che, nel momento in cui la mia esperienza a Napoli fosse finita, avrei lasciato un gruppo solido e ambizioso, capace di lottare e dare sempre fastidio. Ricordatevi che ho sempre detto: ‘Non siamo i più forti, ma dobbiamo diventare i più duri’. Il Napoli deve dare fastidio ogni anno a Juventus, Milan e Inter. Il Presidente conosce benissimo il mio pensiero già da un mese. Abbiamo parlato delle cose positive e di quelle meno positive. Il rapporto con lui è molto sereno, mi ha sempre dato fiducia a prescindere da cosa succederà l’anno prossimo. Gli sarò sempre grato per avermi dato l’opportunità di allenare in una piazza simile. Me lo hanno sempre detto: vincere e festeggiare a Napoli è la cosa più bella del mondo, vale dieci volte di più rispetto a vincere in un altro club”
