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NBA, i Bulls licenziano Jaden Ivey dopo gli attacchi alla comunità LGBT+ e contro il cattolicesimo

NBA, i Bulls licenziano Jaden Ivey dopo le sue accuse dirette contro la lega (per aver voluto il Mese del Pride) e per aver affermato che la religione cattolica non porta a Gesù Cristo. Lui attacca: "Vogliono cancellarmi"

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Roberto Barbacci

Roberto Barbacci

Giornalista

Giornalista (pubblicista) sportivo a tutto campo, è il tuttologo di Virgilio Sport. Provate a chiedergli di boxe, di scherma, di volley o di curling: ve ne farà innamorare

Ha parlato troppo, Jaden Ivey: nell’America dove il perbenismo è ancora imperante, le parole della guardia sbarcata nella trade deadline a Wind City non potevano passare inosservate, né cadere inascoltate. Così i Chicago Bulls non hanno indugiato oltre, decidendo di licenziare il giocatore per “condotta dannosa per la squadra”, ritenendo inaccettabili certi commenti espressi da Ivey nel corso di un’intervista nella quale ha attaccato la comunità LGBT+ e il cattolicesimo. Accuse trasversali che hanno finito per ritorcersi inevitabilmente contro.

Ivey senza freni: “Il Mese del Pride è qualcosa di immorale”

L’ex giocatore di Detroit, scelto con la quinta scelta assoluta dai Pistons nel Draft nel 2022, non è la prima volta che fa parlare di sé per questioni che poco o nulla c’entrano con il basket giocato. Figlio dell’allenatrice Niele Ivey di Notre Dame University e di un ex giocatore NFL, nelle prime 4 stagioni nella lega ha viaggiato a quasi 15 punti di media a partita (oltre a 3,5 rimbalzi e 4 assist), mostrandosi come un prospetto utile in determinati contesti, sebbene Detroit lo scorso febbraio l’abbia impacchettato e spedito a Chicago, squadra che non sta certo giocando per qualcosa di importante in questa stagione (se non per pescare una buona pallina al Draft) e dove ha giocato appena 4 partite a causa di un infortunio.

Le critiche maggiori Ivey l’ha rivolte al sostegno dato dalla NBA alla comunità LGBT+ nel cosiddetto mese del Pride. “Proclamano il Mese del Pride nella NBA. Lo proclamano, lo mostrano al mondo e dicono: “Unitevi a noi per celebrare l’ingiustizia”. Lo proclamano sui cartelloni pubblicitari, lo proclamano per le strade: ingiustizia. Quindi come è possibile che non si possa parlare di rettitudine? Questa campagna è qualcosa di immorale”.

Poi ha preso di mira anche la religione cattolica: “Il cattolicesimo è una falsa religione e non è la vera dottrina del Cristo. Non porta alla salvezza in Gesù Cristo”, ha aggiunto, alimentando ulteriori malumori e convincendo i Bulls a tagliarlo (sarà restricted free agent a fine stagione).

Le “regole” dei Bulls, gli attacchi sulla religione di Ivey

Una volta arrivata la comunicazione del licenziamento, Ivey sui social non ha atteso un minuto di più per replicare alla decisione presa dalla dirigenza di Chicago. “Perché mi hanno tagliato? Perché non hanno semplicemente detto che non sono d’accordo con quello che dico? Che cosa ho fatto loro di male? Stanno mentendo”. Qualche dubbio sull’equilibrio psichico del giocatore s’era fatto strada già nelle prime settimane di permanenza in Illinois, dove arrivò a dichiarare che “il vecchio Jaden è morto”, lanciandosi poi in alcune invettive social nei confronti di alcuni colleghi, vedi Step Curry bollato non come “vero cristiano”, con l’accusa che “i titoli vinti non lo salveranno”.

Ivey ha spiegato di aver riscoperto la fede “dopo aver pensato solo a soldi, successo e sesso”, invitando anche coloro che lo seguivano sui social a “pentirsi e a salvare la propria anima”. Concetti che evidentemente hanno spinto l’ex Pistons a calcare un po’ troppo la mano, tanto che lo stesso coach Billy Donovan ha spiegato che qui ai Bulls abbiamo un certo standard di comportamento, e sebbene tutti abbiano delle esperienze personali, richiediamo comunque professionalità e rispetto per il prossimo, che siano giocatori, allenatori o dirigenti. Ivey doveva essere un progetto a lungo termine a Chicago, ma è fin troppo evidente che non ha funzionato”.

Il giocatore ha chiosato dicendo che “ora so che mi vorranno cancellare dalla storia, perché non vogliono uno come me… ma Dio è più grande di tutto questo. Ai Bulls però un “dio” c’è già, e l’hanno visto passare dal 1984 al 1998. E chissà che cosa sarebbe successo se Ivey l’avesse tirato in ballo…

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