È un po’ come assistere alla caduta degli déi. Perché vedere Marco Odermatt detronizzato da una delle coppe di specialità fa notizia, eccome se fa notizia. Soprattutto se a farlo non è un connazionale (Loic Meillard, per quanto visto negli ultimi tempi, era forse la logica “alternativa” a super Marco), quanto piuttosto un norvegese trapiantato in Brasile (o forse sarebbe meglio scriverla al contrario) che ha saputo portare ad Hafjell, a un tiro di schioppo dal circolo polare artico, un po’ di quella voglia di far festa tipica dei brasiliani. Talmente coinvolgente che alla fine Lucas Pinheiro Braathen è riuscito a prendersi la coppa di gigante, la seconda di specialità in carriera dopo quella di slalom del 2023.
- La rinascita di Braathen, tornato grande anche da... Pinheiro
- Odermatt, un errore quasi banale: tradito dalla tensione
- Da un norvegese... a un altro: la vinse Kilde l'ultima coppetta
- Franzoni si diverte e non sfigura, Vinatzer crolla nuovamente
La rinascita di Braathen, tornato grande anche da… Pinheiro
Dopo quel successo, Braathen (allora solo col cognome paterno) disse di averne abbastanza del circo bianco. Decise di ritirarsi, e nessuno all’epoca poteva immaginare se sarebbe stato per sempre o solo per una stagione. Alla fine ha prevalso la seconda ipotesi, così lo scorso anno Lucas ha prima messo il cognome materno davanti a quello del padre, poi ha deciso di gareggiare per il Brasile (in aperto contrasto con i vertici federali norvegesi, perché era da lì che sfociava il malessere che l’ha portato a star fuori una stagione), quindi ha ripreso a bazzicare i piani alti delle classifiche.
Anche se la seconda ondata di Lucas è arrivata per davvero soltanto quest’anno, con la prima vittoria in slalom a Levi e poi con quella i gigante a Kranjska Gora. In mezzo, anche l’oro olimpico, il primo della storia del Brasile nei giochi invernali, sempre in gigante. Dove nel frattempo Odermatt ha perso qualche colpo e s’è ritrovato costretto a fare i conti con una pressione a lui solitamente sconosciuta.
Odermatt, un errore quasi banale: tradito dalla tensione
Ad Hafjell, Pinheiro sapeva che avrebbe potuto giocare veramente in casa. Tanto che sugli spalti c’erano più bandiere verdeoro che norvegesi: ha spostato letteralmente Copacabana ai piedi del circolo polare artico, e così facendo ha mandato in tilt anche una macchina (quasi) perfetta come quella di Odermatt.
Che a metà della prima manche ha rischiato di uscire su un dosso, ma che dopo aver recuperato centralità ha sbagliato nuovamente, stavolta tagliando troppo una curva verso destra, rimbalzando fuori dalla traiettoria ideale e non riuscendo a chiudere sulla porta successiva. Un’uscita fin troppo banale per uno della sua esperienza, figlia però di una tensione che l’ha tradito sul più bello.
Pinheiro Braathen invece ha letteralmente planato su una neve dura al mattino e un po’ più molle nel primo pomeriggio, ma comunque decisamente accettabile (e molto migliore rispetto ad altre viste nel corso della stagione). Ha badato al sodo, ma ha confermato di essere il più forte da un mese a questa parte, prendendosi tutto.
Da un norvegese… a un altro: la vinse Kilde l’ultima coppetta
Odermatt ha fallito un filotto che avrebbe avuto dell’incredibile: poteva diventare il primo sciatore di sempre a vincere per tre anni di fila le coppe di specialità in discesa, supergigante e gigante, dove peraltro era in serie aperta da 4 stagioni consecutive. L’ultimo atleta ad aver vinto una delle tre coppette prima di Pinheiro fu un altro norvegese, cioè Kilde, che nel 2023 fece sua quella di discesa.
Il finale di stagione dell’elvetico ha dunque un retrogusto amarognolo: già alle olimpiadi di Milano-Cortina a fatica Odermatt aveva nascosto il disappunto per non essere riuscito a conquistare alcuna medaglia d’oro, costretto ad “accontentarsi” di prendere l’argento in gigante (dietro il brasiliano) e nella combinata a squadre e il bronzo in supergigante (in discesa Franzoni e Paris l’hanno tenuto giù dal podio).
Adesso con la coppetta di gigante che gli è scivolata via dalle mani all’ultima gara certo lo attendono 7 mesi lunghissimi da qui a Solden, quando a fine ottobre un altro gigante aprirà la nuova stagione, che in un certo qual senso vedrà l’elvetico assetato di rivincite.
Franzoni si diverte e non sfigura, Vinatzer crolla nuovamente
Se Odermatt non ride, di sicuro non ridono neppure gli italiani: Franzoni al gigante ha preso parte più per sfizio, chiudendo come prevedibile che fosse al penultimo posto, distante però appena 7 decimi dalla top 15.
Alex Vinatzer invece ha ribadito che dopo le olimpiadi non ha più trovato l’interruttore: 19esimo assoluto, appena 29 centesimi meglio di Franzoni (che non chiudeva due manche in gigante da più di 4 anni), con un grave errore nella prima parte della prima manche a condizionarne tutta la mattinata. Domani in slalom l’ultimo appello per provare a rendere meno amara la pillola, ma i buoi sono usciti da un pezzo dalla stalla.
