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Rafa Benitez e Davide Calabria al Panathinaikos stanno riscrivendo da capo la storia del club greco

Numeri, svolta tattica e nuovi protagonisti: il Panathinaikos di Benitez sorprende in Grecia e rilancia le sue ambizioni tra campionato ed Europa.

Pubblicato:

Auden Bavaro

Auden Bavaro

Giornalista

Lo sporco lavoro del coordinamento: qualcuno lo deve pur fare. Eppure, quando ha modo di pigiare le dita sulla tastiera, restituisce storie e racconti di sport che valgono il biglietto

Rafa Benitez e Davide Calabria al Panathinaikos stanno riscrivendo da capo la storia del club greco Getty

Il Panathinaikos di Rafa Benitez e Davide Calabria non è ancora una macchina perfetta, ma ha trovato una direzione chiara. L’allenatore ha firmato un contratto fino a giugno 2027 con opzione per l’anno successivo per un ingaggio di 5 milioni di euro a stagione. Per il difensore ex Milan, triennale fino al 30 giugno 2028.

Dopo una partenza instabile, la squadra greca ha chiuso la regular season tra le prime quattro e ha riaperto la corsa europea con una struttura più solida e riconoscibile.

Contando i risultati ufficiali dalla sua prima partita, il 27 ottobre 2025 contro l’Asteras, fino al 5 aprile 2026, il bilancio è di 36 gare per 19 vittorie, 10 pareggi, 7 sconfitte. 53 i gol fatti, 34 quelli subiti.

In campionato:

  • 12 vittorie, 5 pareggi, 4 sconfitte

In Europa:

  • 3 vittorie, 5 pareggi, 1 sconfitta

Coppa di Grecia:

  • 4 vittorie, 2 pareggi

Un rendimento da squadra competitiva, ma ancora lontana dalla continuità delle grandi dominatrici.

Una squadra solida, non ancora dominante

I numeri raccontano una squadra stabile, più organizzata che esplosiva, capace di risalire ma non ancora di imporre un dominio costante. I numeri del campionato:

  • 44 gol in 26 partite
  • 324 tiri, 12,5 conclusioni a gara,
  • 1,7 reti di media,
  • 26 assist
  • quarto posto con 49 punti prima del via ai playoff.

Cifre da squadra solida da zona alta, non da macchina offensiva fuori scala. In altre parole: il Panathinaikos di Benitez, fin qui, è stato più bravo a rimettersi in carreggiata che a imporre una superiorità netta sul campionato.

La parte più convincente del lavoro si è vista in Europa. Fino alla trasferta di Siviglia che ha chiuso il cammino, Benitez era rimasto imbattuto, dando alla squadra un profilo europeo credibile.

  • Ottavi di Europa League
  • Miglior percorso da 16 anni
  • Imbattuto fino a Siviglia

Un segnale importante: il Panathinaikos ha ritrovato credibilità internazionale.

Il punto di svolta tattico

La vera novità è stata la scelta di fissare una struttura-base. I primi tempi dell’avventura Benitez erano caratterizzati da continui cambi di uomini e modulo, poi Rafa ha smesso di cambiare tutto, puntando tutto su ordine, gerarchie, riferimenti.

Difesa a tre in grado di abbassarsi a 5. Una soluzione che reso la squadra più difficile da aprire e ha ridotto la vulnerabilità.

La riduzione del disordine ha prodotto un’accelerazione vera, con la squadra rientrata nelle prime quattro, anche se non ancora una rifondazione compiuta. Ma da qui è nato anche l’altra svolta: smettendo di agitare la rosa, sono emerse le qualità dei singoli.

La svolta non è stata rivoluzionare tutto, ma smettere di cambiare continuamente.

Davide Calabria è rinato in Grecia

Gli uomini che danno forma al sistema sono abbastanza riconoscibili. Davide Calabria e Giorgos Kyriakopoulos, usati con continuità e grande minutaggio, sono perfetti per dare corsa e ampiezza.

Proprio Calabria sta vivendo, in entrambe le fasi, il momento migliore dell’esperienza greca e, soprattutto, si sta ritagliando un ruolo di leader in campo.

La guida difensiva è Ingason che, col tempo, ha saputo scalare le gerarchie, da quarta scelta a punto di riferimento.

I giocatori che hanno cambiato volto al Panathinaikos

In mezzo, il peso specifico di Chirivella, Siopis e Gnezda Cerin rende la squadra più ordinata che spettacolare.

C’è Renato Sanches che, quando è stato impiegato, ha finalmente reso secondo il proprio potenziale. Il portoghese ha doti tecniche indiscutibili: è rimasto fermo da ottobre a gennaio per infortunio ma, una volta rientrato, ha lasciato il segno.

Davanti o tra le linee, Bakasetas, Zaroury, Andino e Taborda sono i profili che collegano il possesso all’ultimo terzo. Proprio Taborda è stato protagonista di una rinascita: prima di gennaio aveva visto pochissimo il campo. Adesso, impiegato con continuità, ha saputo mostrare le migliori qualità e una creatività ritrovata.

Se c’è chi può cambiare il livello del progetto, si tratta di Tetteh. Attaccante forte nel gioco aereo, fisico, capace di leggere gli spazi e di essere efficiente sotto porta; non un semplice finalizzatore, però.

Sa fare da riferimento avanzato, regge l’urto fisico coi difensori e sa anche favorire i compagni. Qualità – e prestazioni – che ne hanno fatto uno dei nomi più chiacchierati del calcio greco.

Playoff e futuro: cosa vuole davvero il Panathinaikos

Nel brevissimo periodo l’obiettivo è massimizzare i playoff. La formula prevede un girone all’italiana (con andata e ritorno) per assegnare il titolo, con punti che si sommano a quelli ottenuti nella stagione regolamentare.

Un banco di prova vero, non tanto in ottica titolo (il Panathinaikos è partito con 11 punti di ritardo dalla prima AEK), quanto per testare la crescita in ottica futura.

Sul medio periodo, infatti la logica è usare il contratto lungo e l’investimento economico su Benitez per trasformare una stagione di emergenza in un ciclo stabile: costruire una base identitaria, una squadra in grado di stare ogni anno in top four e di essere più credibile in Europa. Per riuscirci davvero servono maggiore produzione offensiva e minore calo mentale.

La sensazione è che il Panathinaikos abbia smesso di oscillare e abbia iniziato a costruire. Non è ancora un ciclo compiuto, ma una direzione finalmente riconoscibile e l’impronta è quella di Rafa Benitez.

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