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Paola Egonu si mette a nudo su maternità e ritiro: “Vorrei non avere paura e trovare il coraggio di fermarmi”

Premiata come atleta dell’anno da GQ, l’azzurra ha posto l’accento sul conflitto tra il desiderio di maternità e la carriera, non nascondendo i propri pensieri e desideri

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Lorenzo Marsili

Lorenzo Marsili

Sport Specialist

Giornalista pubblicista, redattore, divulgatore. E' una delle anime video del sito: racconta in immagini un evento e lo fa come pochi altri

La stagione che ha confermato Paola Egonu nell’Olimpo dello sport mondiale è stata anche l’occasione per interrogarsi sul prezzo da pagare per restare al top. Dopo l’oro olimpico e il titolo iridato a Bangkok, la fuoriclasse azzurra si è raccontata dentro e fuori dal campo, con le soddisfazioni affiancate da fragilità, dubbi e desideri che non sempre trovano spazio nel rigore della routine sportiva.

Il peso di essere una campionessa

Nel corso della premiazione come atleta dell’anno per la rivista GQ Italia, Paola Egonu non si è messa a nudo, raccontando se stessa come mai prima d’ora. A cominciare dalla dedizione assoluta necessaria per restare al vertice, tra giornate trascorse tra allenamenti, pasti scanditi dagli impegni tecnici e un riposo che spesso è più dovere che scelta.

Una routine che, ammette Paoletta, “fa della vita dell’atleta solitudine. Sei sempre sola. Si impara a conviverci, fino quasi ad apprezzarla, ma questo non cancella la fatica emotiva di non potersi mai fermare. Davanti ai problemi – racconta – non c’è tempo per parlare, piangere, bisogna reagire e andare avanti, sempre”.

Il desiderio di maternità

Tra i pensieri che oggi le frullano in testa, come riportato da La Gazzetta dello Sport, c’è anche quello della maternità, che per un’atleta porta inevitabilmente con sé incertezze profonde: “Sono una donna, e ho desideri di maternità. Però, devi mettere in conto che ci sono 9 mesi di stop in cui il tuo fisico cambia e non sai se riuscirai a tornare al livello di prima. Per me è un grandissimo conflitto. Per adesso ho messo un limite di tempo, poi si vedrà”.

“Diventare genitore, per un uomo è diverso. Può avere un figlio e tornare subito in campo senza conseguenze sulla carriera. Per una donna le scelte sono più drastiche. Scegliere quando fermarsi, se farlo, se sarà possibile riprendere, sono tutte domande che non hanno risposte semplici e che spesso si scontrano con l’urgenza del tempo che passa”.

Questione di fiducia e coraggio

In campo, però, Egonu trova la forza di cui ha bisogno: “La pallavolo – ricorda – è un gioco di relazioni, dove ogni punto è il risultato della fiducia reciproca. È quella fiducia a dare lo spazio per rischiare, per tirare fuori quel margine in più che può cambiare una partita o una stagione e farti rendere al 100%. La differenza la fa proprio quanto sei ossessionata. E io lo sono, sì. Se vuoi raggiungere veramente l’apice di quello che fai, devi essere quasi folle”.

Sul futuro e il ritiro, invece, lascia aperte tutte le possibilità: “Ancora non lo so, non ci ho pensato. Vorrei avere il coraggio di smettere al momento giusto, così da potermi costruire una vita dopo e non avere paura dell’incognito”, ha concluso Paola Egonu al termine della sua personalissima intervista.

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