Una speranza a cui aggrapparsi. Sembra essere questo a motivare il ciclismo italiano negli ultimi anni. Un atleta in grado di riaccendere la passione per il Giro d’Italia, qualcuno da tifare per provare a rompere il monopolio straniero. Una pressione che ha finito per gravare anche sulle spalle di Giulio Pellizzari che uscirà da questo Giro, salvo miracoli, con un’autostima da costruire.
- “Lasciatemi qui”: il messaggio di Giulio Pellizzari
- Il peso delle pressioni alla vigilia
- Il dominio di Vingegaard e le scelte del Giro
“Lasciatemi qui”: il messaggio di Giulio Pellizzari
“Lasciatemi qui, andare ad aiutare Jay. Per me finisce qui”, è questo il messaggio radio con cui Giulio Pellizzari annuncia il momento di crisi totale all’inizio dell’ultima salita che porta a Carì. Il corridore di Camerino vive una giornata da incubo sin dal chilometro 0, prova a resistere sulle prime ascese ma quando si comincia a fare sul serio le gambe si rifiutano di andare e la confessione all’ammiraglia è straziante. A rivelarlo è il direttore sportivo della Red Bull, Christian Pomer: “Non era al 100% già a Corno alle Scale, poi si era ripreso. Dopo Pila eravamo molto ottimisti e per questo siamo rimasti sorpresi da quello che è successo”. Alla fine per il giovane corridore italiano saranno oltre 18 minuti di distacco, l’uscita dalla classifica generale e chissà che non arrivi anche la decisione di abbandonare la corsa rosa.
Il peso delle pressioni alla vigilia
Un virus intestinale ha messo a dura prova tantissimi corridori nel corso di questo Giro d’Italia e ha colpito anche Pellizzarri che alla fine della tappa di Corno alle Scale, la prima che lo ha messo in grandissima difficoltà, è costretto a vomitare. Ma alla base di una prestazione decisamente negativa ci potrebbero essere anche le tante pressioni sul “Duca di Camerino”. La vittoria al Tour of the Alps aveva acceso una speranza, quella che potesse essere lui il primo antagonista di Vingegaard. E lo stesso Giulio ci ha creduto lanciandosi sulla ruota del danese sulle pendenze del Blockhaus che lo hanno messo di fronte alla prima sentenza della realtà.
La verità è che l’Italia cerca da tempo una risposta, una speranza che però in questo momento non c’è. Dopo i successi di Vincenzo Nibali, il tricolore si è spento nei grandi Giri. La speranza si è accesa con Antonio Tiberi che però al momento non ha confermato le premesse positive di qualche anno fa. E ora tocca a Giulio Pellizzari. Probabilmente già in questo Giro ci sarà il passaggio di testimone con Piganzoli che da gregario di lusso di Vingegaard sta facendo bene e potrebbe cercare una Top 10 che in questo momento del ciclismo azzurro sarebbe grasso che cola.
Il dominio di Vingegaard e le scelte del Giro
E’ un dato di fatto che da qualche anno il Giro d’Italia abbia perso un po’ di attrattiva nei confronti dei principali ciclisti. Dopo la stagione delle classiche, l’attenzione comincia a spostarsi immediatamente verso il Tour. Lo scorso anno l’assenza di un big dominante ha reso la competizione aperta fino all’ultima tappa di montagna, quest’anno il dominio di Vingegaard è apparso chiaro sin dalla prima salita. I discorsi per la maglia rosa sono chiusi da tempo, ora la speranza è che la Visma non si sprema troppo e lasci spazio a qualche fuga di giornata, giusto per creare un po’ di pathos. Ma a dire la verità neanche il “disegno” degli organizzatori ha convinto troppo, la tappa di Milano ha fatto discutere più per le polemiche sulla neutralizzazione che per quanto offerto dal percorso. E la scelta di posizionarla di domenica, prima di un giorno di riposo è piaciuto ancora meno. Come non ha convinto l’idea di cominciare dalla Bulgaria. Il Tour ha intenzione di estendere il proprio dominio sul calendario sempre di più (con l’appoggio dell’UCI), il Giro rischia di rimanere schiacciato.
