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Perché il figlio di Stankovic è un predestinato e ha un futuro già scritto all'Inter

Il talentino e figlio d'arte del Brugge è pronto a tornare a Milano e seguire le orme del padre. Marotta e Ausilio valutano il rientro alla base già in estate?

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Luca Di Loreto

Luca Di Loreto

Giornalista

Giornalista pubblicista, appassionato di sport ma calcio e tennis restano un capitolo ineguagliabile. Ho capito che il calcio è una cosa seria quando ho pianto nel giorno in cui Del Piero ha smesso di giocare. Ho scoperto che dopo Federer e Nadal il tennis ha vita ancora lunga quando un giovanissimo italiano fulvo di 19 anni - era il 2019 - esultava a Sofia per la prima volta in carriera

Il cognome pesa, eccome. Figlio d’arte, certo, ma ridurre tutto al cognome sarebbe l’errore più grande. Perché il percorso di Aleksandar Stanković racconta molto di più di una semplice eredità: parla di talento, personalità e di un destino che sembra già essere intrecciato con i colori nerazzurri a partire dalla prossima stagione.

Insomma proprio come accadde a suo padre, Dejan Stanković, simbolo dell’Inter del Triplete di Josè Mourinho e ancora oggi figura rispettata da tutto ambiente nerazzurro.

La crescita nel vivaio nerazzurro

Aleksandar è cresciuto calcisticamente nel vivaio nerazzurro insieme al fratello Filip (portiere del Venezia in Serie B). Il ruolo è lo stesso del padre – centrocampista di qualità – ma quello che ha colpito di più è la mentalità del giovane calciatore: lavoro, disciplina e una naturale inclinazione alle responsabilità. Fin dai primi anni, gli osservatori hanno intravisto in lui qualcosa di speciale, una combinazione di tecnica e freddezza che difficilmente si insegna.

Le esperienze che forgiano

Le esperienze in prestito sono state fondamentali per la sua crescita. Dalla Super League svizzera con la maglia del Lucerna, all’attuale Brugge dove Stanković ha accumulato minuti, errori e soprattutto consapevolezza. Non è stato un percorso costruito per proteggere un cognome importante, ma una vera palestra per testarne il carattere. E lui in questa stagione si è messo in mostra proprio in Belgio con la maglia del Brugge dove ha risposto presente, migliorando nella gestione dei momenti e nel gioco con i piedi, sempre più centrale nel calcio moderno.

Una maturità fuori dal comune

Ciò che colpisce maggiormente è la maturità. A differenza di molti coetanei, Stanković ha dato la sensazione di voler bruciare le tappe e molti intravedono in lui qualcosa di simile al padre anche se altri lo considerano ancora più forte. Il centrocampista classe 2005, inoltre, dopo aver fatto tutta la trafila nel settore nerazzurro, ha accettato ogni passaggio con lucidità, consapevole che il ritorno a Milano sarebbe arrivato solo al momento giusto. E quel momento sembra avvicinarsi sempre di più.

L’Inter osserva e aspetta

In casa Inter il suo nome circola insistentemente con crescente attenzione. La dirigenza capeggiata da Beppe Marotta e Pier Ausilio lo monitora costantemente, vedendo in lui non solo un prospetto interessante, ma un possibile centrocampista dell’imminente futuro. Un’identità costruita in casa, con quel senso di appartenenza sempre più raro nel calcio moderno.

Diverso dal padre, ma stesso DNA vincente

Il paragone con Dejan Stanković è inevitabile, ma forse anche fuorviante. Se il padre era un leader carismatico e trascinatore, il figlio, almeno per quello che si è visto in questa stagione, trasmette sicurezza in modo diverso: più silenzioso, più riflessivo, ma altrettanto efficace. È il classico centrocampista che dialoga con ordine, verticalizzazioni e tantissima sostanza.

E poi c’è un aspetto che all’Inter pesa sempre: la personalità nelle grandi serate. Chi lo ha visto da vicino racconta di un ragazzo che non trema nei momenti decisivi (positiva, infatti, la campagna del Brugge in Europa), capace di restare lucido anche sotto pressione. Una qualità che spesso fa la differenza tra un buon centrocampista e uno destinato a lasciare il segno.

Un futuro già scritto?

Perché allora si parla di “predestinato”? Non solo per il cognome, ma per una serie di segnali che sembrano convergere tutti nella stessa direzione: crescita costante, fiducia dell’ambiente e legame profondo con i colori nerazzurri.

Il futuro, nel calcio, non è mai scritto davvero, ma la storia di Aleksandar Stanković dà l’impressione di seguire un copione già tracciato. E la dirigente nerazzurra nel frattempo osserva, aspetta e forse si prepara ad accogliere un nuovo Stanković. Ancora una volta in mezzo al campo, ma con la stessa ambizione di lasciare il segno.

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